Capello su Cristiano Ronaldo: «Non è al livello di Messi, Maradona e del Fenomeno, non si può paragonare a loro. Vi spiego perché»  | OneFootball

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·11 February 2026

Capello su Cristiano Ronaldo: «Non è al livello di Messi, Maradona e del Fenomeno, non si può paragonare a loro. Vi spiego perché» 

Article image:Capello su Cristiano Ronaldo: «Non è al livello di Messi, Maradona e del Fenomeno, non si può paragonare a loro. Vi spiego perché» 

Fabio Capello ha parlato di Cristiano Ronaldo, dicendo che non è al livello di Messi, Maradona e di Ronaldo il Fenomeno. La sua spiegazione.

Fabio Capello non usa mezzi termini e riaccende l’eterno dibattito sui più grandi della storia del calcio. L’ex tecnico di Milan, Roma, Juventus e Real Madrid, pur riconoscendo l’incredibile carriera di Cristiano Ronaldo, ha tracciato ancora una volta una linea netta tra il portoghese e le vere divinità del pallone.


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Ospite del programma “Hat-Trick” sull’emittente egiziana ON Sport, “Don Fabio” è stato categorico: “Cristiano è un grande goleador e un atleta incredibile, ma non possiede il genio di Messi, Maradona o Ronaldo il Fenomeno” .

Secondo Capello, quella scintilla di pura imprevedibilità e talento innato che caratterizzava gli altri tre è assente nel repertorio di CR7. “Non lo si può paragonare a loro”, ha sentenziato, ribadendo un concetto già espresso in passato: per lui Cristiano è un “campione costruito” con lavoro e volontà ferrea, mentre gli altri sono “fenomeni naturali”.La conversazione si è poi spostata sulla gestione dei “pesi massimi” nello spogliatoio, un’arte che Capello conosce bene ma che nasconde insidie. L’allenatore friulano ha tirato fuori un aneddoto pungente sui suoi tempi al Real Madrid riguardante proprio il Fenomeno brasiliano: “Ronaldo era un leader negativo all’epoca, organizzava feste enormi e non voleva allenarsi”.Ma la critica più aspra è rivolta al calcio di oggi e alle dinamiche di potere attuali. Capello ha citato il recente episodio che ha fatto discutere in Spagna: il rifiuto di Kylian Mbappé di concedere il “pasillo” d’onore al Barcellona dopo la sconfitta in Supercoppa, scavalcando di fatto l’autorità del suo allenatore, Xabi Alonso. Per Capello, questo è un segnale allarmante: “Quando un giocatore ordina ai compagni cosa fare sopra la testa del tecnico, significa che l’allenatore non ha più potere né leadership”.Una disamina lucida e spietata quella di Capello, che conferma la sua visione gerarchica del calcio: il talento puro vince sull’atletismo, e l’autorità dell’allenatore deve restare sacra, pena l’anarchia.

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