Caso arbitri, parla l’autista del VAR: «Rocchi e Gervasoni? Bravissime persone» | OneFootball

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Sampnews24

·30 April 2026

Caso arbitri, parla l’autista del VAR: «Rocchi e Gervasoni? Bravissime persone»

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Caso arbitri, interviene l’autista del VAR Raffaele! Le dichiarazioni su Rocchi e Gervasoni: cosa filtra

Il caso legato all’inchiesta sugli arbitri continua a occupare il dibattito attorno al calcio italiano. Tra le testimonianze raccolte emerge anche quella di Raffaele, da 25 anni autista di fiducia dei direttori di gara, intervistato da Il Giorno. Il suo racconto offre uno sguardo diverso sulla quotidianità che accompagna gli arbitri nei loro spostamenti verso il Centro VAR di Lissone, luogo centrale nella gestione tecnologica delle partite.

Nel suo intervento, Raffaele ha descritto la routine legata ai viaggi e all’organizzazione dei trasferimenti, un lavoro spesso lontano dai riflettori ma fondamentale per garantire puntualità e riservatezza. La testimonianza si inserisce in un contesto molto delicato, nel quale ogni dettaglio viene osservato con attenzione. Le dichiarazioni:


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ABITUDINI«Sempre la stessa. Mi muovo fra Milano, Bergamo e Monza. Passando da un aeroporto all’altro, in qualche caso dalla stazione, e poi il tragitto hotel-Lissone, al Centro Var. Gli arbitri restano lì per la partita e dopo 3-4 ore io o i miei quattro colleghi andiamo a riprenderli. L’Aia ha una convenzione con noi, non usano i taxi bianchi».

SPOSTAMENTI«Sono stato sentito lo scorso luglio. Quando la Procura mi chiamò, sinceramente non capii il motivo, poi mi dissero che volevano controllare gli spostamenti degli arbitri. Ovviamente tutto veniva documentato, chi era impiegato al Var solitamente pagava con carta di credito. Pensavo ad una verifica di rimborsi o note spese, nulla mi fu spiegato. Poi, solamente dopo, ho capito che si trattava di altro».

UOMINI PROCURA FEDERALE«Sapevano in tanti di un’inchiesta in corso. E poi da settembre qualcosa cambiò, ne venni a conoscenza anche se nel Centro Var io non avevo accesso: a Lissone il sabato e la domenica c’erano gli uomini della Procura Federale per controllare chi entrasse o meno, questo dopo l’episodio che aveva coinvolto il signor Paterna e la “bussata“ di cui si parla in questi giorni. Io continuavo ad accompagnare i direttori di gara impegnati al Var, mentre Rocchi e Gervasoni solitamente andavano con la propria auto. Quando c’erano, non sempre».

LITE POST VERONA-INTER«Vero, tra i tanti presenti c’ero pure io, a Lissone, fuori dagli studi della Var. Ci fu una discussione con toni accesi, ma non da far west come qualcuno ha detto. Io ero lì ad aspettare in macchina, nelle vicinanze altri quattro o cinque arbitri. Poi penso si siano chiariti».

TENSIONI«Chi sbaglia solitamente resta in silenzio. Lo si capisce guardandolo in faccia. In generale dopo le partite gli arbitri sono sempre molto provati, direi “cotti“ perché non si reggono in piedi dopo novantacinque minuti di tensione davanti al Var e parlano poco… Per loro è difficilissimo, mi creda. Aspettano di tornare a casa per rivedersi tutto a freddo e farsi passare i dubbi».

ACCUSE FRODE SPORTIVA«Intanto se questo fosse vero mi viene da pensare una cosa: chi percepisce di essere sgradito a qualche squadra può aver parlato solo per rovinare qualcuno. E comunque, premesso che il mio giudizio può sembrare di parte perché sono un tifoso dell’Inter, resto davvero meravigliato. Per me è tutta gente pulita e che non ha nulla da temere. Rocchi e Gervasoni sono bravissime persone con tanta voglia di lavorare».

ROCCHI «È evidente che qualcuno abbia voluto far loro del male. E posso anche capire il motivo: Rocchi ha un ruolo delicato, perché deve giudicare tanti arbitri e magari per lui venti sono bravi e altri dieci sono andati male. E quelli scontenti, lasciati a casa a fine anno, siccome non la prendono bene hanno un risentimento personale nei confronti del designatore. Ma per me lui è un galantuomo. Se poi ci fosse qualcosa di più grosso mi farebbe molto male».

IMPATTO PSICOLOGICO«So per certo che sono spaventati e in parte demotivati. Sa il problema qual è? Si toccano le famiglie: questi non vanno a fare una rapina, sono solo arbitri. Sbagliano un fuorigioco e si trovano sulle prime pagine dei giornali. Io conosco Di Vuolo, lui è addirittura un “avar“. Non ha detto neppure una parola eppure sul lavoro, qui a Bergamo, gli fanno tutti domande e non lo lasciano in pace. Le sembra giusto?».

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