Caso Rocchi, parla l’arbitro uscito dall’AIA: «Al VAR c’era un clima di terrore. L’asse era formato da Gravina e i suoi fedelissimi. Gli arbitri “scomodi” e la graduatoria» | OneFootball

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·28 April 2026

Caso Rocchi, parla l’arbitro uscito dall’AIA: «Al VAR c’era un clima di terrore. L’asse era formato da Gravina e i suoi fedelissimi. Gli arbitri “scomodi” e la graduatoria»

Article image:Caso Rocchi, parla l’arbitro uscito dall’AIA: «Al VAR c’era un clima di terrore. L’asse era formato da Gravina e i suoi fedelissimi. Gli arbitri “scomodi” e la graduatoria»

Caso Rocchi, Pasquale De Meo, arbitro uscito dall’AIA, ha parlato così ai microfoni di FanPage: ecco tutte le sue dichiarazioni

Le fondamenta dell’Associazione Italiana Arbitri continuano a tremare sotto il peso di nuove, pesantissime dichiarazioni. In un’intervista rilasciata a FanPage.it, Pasquale De Meo, assistente uscito dall’AIA nel 2024 e tra i primi a sollevare dubbi sulla trasparenza dei vertici, ha lanciato accuse frontali contro il sistema di potere che avrebbe governato le ultime stagioni. Ecco, di seguito, tutte le sue dichiarazioni.

SUGLI ERRORI CONFERMATI E QUELLI NON VISTI AL VAR – «Questo elemento è presente nell’ambito della struttura della valutazione dell’operato del VAR. Che poi se uno interviene con una bussata, con dei gesti convenzionali in una gara e non lo fa in un’altra, vuol dire che sta alterando il risultato di una partita e di un campionato».


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SULLE PRESSIONI AGLI ARBITRI AL VAR – «Non è preposto il loro intervento. Il protocollo parla del fatto che solo chi è designato come VAR e AVAR può operare nella sala e prendere decisioni rispetto a quella gara, nessun altro può intervenire. Chi andava al VAR non andava in una situazione di serenità. C’era questa sorta di preoccupazione rispetto alla valutazione che la commissione dava di un episodio. Che poi magari un episodio simile la volta dopo veniva interpretato in modo diverso, c’era confusione a livello di disposizioni e uno stato di preoccupazione di alcuni rispetto ad altri che magari si sentivano non trattati in modo equo».

SUL TERRORE IN SALA VAR – «Tutti lì vivevano e vivono con questo stato di ansia totale, non sono sereni, non c’è libertà. Chi ha gestito fino a oggi ha creato questo sistema che ha minato la serenità della valutazione, basta ascoltare molti dialoghi che sono avvenuti al VAR. Ti chiedi: ‘Ma questi come fanno ad analizzare così un episodio così chiaro’, proprio perché c’è questa paura alla base di tanti errori che sono stati commessi. Negli anni c’è stata sempre un’escalation, ma in negativo. L’asse, fino a poco fa, era costituito da Gravina che comandava il governo del calcio e i suoi fedelissimi Chinè e Rocchi. Era un sistema contro cui ti andavi a scontrare».

SUL SISTEMA DI VALUTAZIONI – «Il discorso è sempre soggetto alle manovre di chi gestisce, ma c’è una doppia categoria di voti. C’è quello dell’osservatore e quello degli organi tecnici, che è quello che conta per la classifica. Il voto dell’organo tecnico è quello delle componenti della commissioni. Quindi capisci bene che se vogliono mandarti a casa ci riescono: con l’osservatore puoi prendere tutti 8.60, cioè il massimo, ma poi arriva l’organo tecnico e ti mette 8.40, così tu retrocedi facilmente».

SUGLI ARBITRI DISMESSI DAL CAMPO – «In questi anni abbiamo avuto sempre dei contratti farsa, non regolari, perché quello che abbiamo firmato non è un contratto regolare. Dovevi accettare per forza ma non ti garantisce nessuna tutela. A fine anno puoi essere tranquillamente mandato a casa senza buonuscita o TFR. È una cosa che è stata richiesta negli anni, ma è sempre stata ostacolata da Gravina. Il passaggio al VAR è stato creato come una forma di tutela per l’arbitro, per continuare ad avere un’entrata economica».

SULLE PRESSIONI ESERCITATE DA ROCCHI AL CENTRO DI LISSONE – «Il fatto di essere lì tra i vetri, con questi meccanismi dei gesti convenzionali, ha portato una distorsione della gestione e anche della forma, perché dovrebbe essere imparziale. Quindi è chiaro che se tu sei in un centro dove ci sono tante stanze circondate da vetrate, si cominciano a innescare questi meccanismi e si va verso una via che ti porta a fare dei pensieri».

SULLA SPACCATURA NELL’ASSOCIAZIONE ARBITRALE – «Ti faccio un esempio, quando feci la mia denuncia c’era una battaglia all’interno dell’AIA per i vertici della dirigenza e per la presidenza. Nei miei confronti sono stati adottati determinati metodi perché mi ritenevano vicino alle posizioni di Trentalange. Tutti coloro che all’interno dell’AIA erano ritenuti su queste posizioni, venivano pressati per allinearsi a posizioni diverse. Questo meccanismo ha condizionato la mia vicenda e anche quella di Rocca».

SUGLI ARBITRI DEFINITI SCOMODI – «C’è un estratto della mia denuncia nel quale lo spiego: durante il colloquio di Coverciano, nel quale mi hanno fatto pressioni e mi hanno pure aggredito verbalmente, mi dicono di essere amico di queste persone».

QUANTO INCIDONO QUESTE PRESSIONI – «Basta vedere il video di Paterna. Non mi permetterei mai di criticare l’operato dei colleghi con il quale ho condiviso il ruolo, non critico nessuno e neanche gli indagati, ma se vedi il video ti accorgi della completa mancanza di serenità di quella persona. Sembra completamente in balia, quando invece dovrebbe essere strutturata e fa quello di mestiere, perché lui è inquadrato come VAR Pro. Significa che tu sei un VAR professionista: non vai in campo, fai solo quello».

UN SISTEMA DI TERRORE – «La gente si aspetta che nel tuo ruolo sia uno dei migliori perché lavori dalla mattina alla sera su quello. Ma basta vedere il video in cui lui si gira e asseconda un’indicazione che gli viene dall’esterno. Lì ti rendi conto della mancanza di serenità dovuta alla paura di prendere una decisione, perché magari chi poi valuterà il tuo operato ti affosserà. È un sistema di terrore, perché tu hai paura di sbagliare. È questo il clima che si vive. Ci sono arbitri che reagiscono in maniera più negativa e altri che magari sono più sereni, perché si sentono più tutelati sotto ogni punto di vista».

COSA INFLUISCE SULLA “GRADUATORIA” – «Anche al VAR hanno una loro classifica. Dipende dalla percezione dell’arbitro, che magari si trova in una posizione non felice, che si sente in bilico. Perché un’intera carriera può essere condizionata da quella giornata. Vanno approfondite anche le valutazioni date al VAR, perché è facile manovrare le classifiche. Pure se fai una chiamata corretta ti viene inviata una confidenza in una lettera che dice: ‘Hai fatto bene la chiamata, però nel nel linguaggio ti devi esprimere così, piuttosto che in quell’altro modo’. Se vogliono, trovano sempre un meccanismo per manovrare il voto».

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