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·1 April 2026
Che Lazio era l’ultima volta che l’Italia ha partecipato a un Mondiale?

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L’Italia, per la terza volta consecutiva, è ancora fuori dal Mondiale. Gli azzurri incassano un terzo insuccesso che ha generato un malcontento clamoroso all’interno dell’ambiente. Si tratta di un fallimento che dura da 12 anni: è dal lontano 2014 che l’Italia non partecipa a un Mondiale di calcio. Un andamento inaspettato e inaccettabile per una federazione che porta sul petto ben quattro stelle. Eppure, ancora una volta, il cammino degli azzurri si è interrotto dopo la mancata qualificazione contro la Svezia nel 2018 e contro la Macedonia del Nord nel 2022.
Nella serata di ieri, l’Italia ha fatto visita alla Bosnia ed Erzegovina a Zenica, in una sfida estremamente complessa e sofferta, soprattutto a causa dell’inferiorità numerica dopo l'espulsione di Bastoni, purtroppo corretta.
Inizialmente, però, gli azzurri hanno illuso i tifosi italiani con il goal di Kean, che ha portato in avanti l’Italia sull'1-0. Tuttavia, al 41° minuto del primo tempo, Bastoni è stato espulso, complicando inevitabilmente la partita per la squadra guidata dal CT Gattuso. Nonostante ciò, l’Italia ha avuto diverse occasioni da gol estremamente preziose che è riuscita, però, a capitalizzare: clamorose le occasioni sprecate da Kean e Dimarco per il possibile 2-0. La Bosnia, invece, ha trovato il gol del pareggio, portando la partita sull'1-1 e trascinandola prima ai supplementari e poi ai calci di rigore.
In uno stadio caldissimo, con i tifosi bosniaci che hanno spronato la squadra per la tutta la gara, l'Italia ha perso amaramente ai rigori. Decisivi gli errori dal dischetto di Pio Esposito e Cristante, che hanno regalato la qualificazione ai bosniaci. Le scelte discutibili dell’arbitro Turpin, l’infedeltà numerica e l’aggressività degli avversari, sostenuti da un ambiente infuocato, hanno messo in difficoltà gli azzurri, che hanno pagato anche alcuni cali di tensione e fisici.
Il risultato finale rappresenta un colpo durissimo: un terzo fallimento consecutivo che lascia un grande amaro in bocca a tutto il popolo italiano.
Sono passati ormai 12 anni dall'ultima partecipazione dell'Italia a un Mondiale, quello del 2014 in Brasile, ma cosa accadeva alla Lazio in quella stagione?
Nell’ultimo anno in cui l’Italia ha partecipato ai Mondiali, la Lazio ha vissuto una stagione turbolenta, segnata da diversi eventi che, nonostante siano passati oltre 12 anni, sembrano ancora estraneamente attuali.
La Lazio arrivava alla stagione 2013-14 dopo la vittoria in Coppa Italia nel celebre derby del 26 maggio contro la Roma, da detentrice del trofeo. Le aspettative erano alte: si sperava di consolidare il progetto e tornare competitivi sia in campionato che in Europa League, qualificazione ottenuta proprio grazie al successo nella competizione nazionale.
Tuttavia, un primo segnale negativo arrivò subito con la sconfitta in Supercoppa Italiana contro la Juventus, che fece tramontare i sogni dei tifosi biancoceleste. La stagione iniziò in maniera altalenante e il girone d'andata si concluse con la Lazio al nono posto, posizione in cui la squadra chiuderà poi anche la stagione.
Un primo scossone arrivò a dicembre 2013, dopo la sconfitta per 4-1 contro il Verona, che portò poi all'esonero di Vladimir Petković. Nonostante il tecnico fu l'artefice del trionfo in Coppa Italia dell'anno precedente, il deludente rendimento in campionato, dopo i 20 punti ottenuti in 17 gare, e gli attriti con la società per l'accordo raggiunto con la nazionale svizzera portarono al suo addio. A gennaio 2014 tornò Edoardo Reja in panchina, che guidò la squadra fino a fine stagione, prima dell'arrivo in estate di Stefano Pioli.

Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images via Onefootball
La stagione 2013-14 è ricordata anche per le forti contestazioni nei confronti del presidente Claudio Lotito. Già nel 2014, i tifosi della Lazio avevano iniziato a manifestare il loro malcontento verso la gestione societaria: in occasione della partita casalinga del 23 febbraio contro il Sassuolo, i tifosi esposero sugli spalti dei cartoncini con il noto slogan “Libera la Lazio” e non fermarono la protesta nemmeno di fronte alla vittoria della squadra di Reja. Una delle storiche proteste dei sostenitori biancocelesti contro il presidente. Oggi il malcontento rimane più vivo che mai e anche a distanza di 12 anni la frattura tra società e tifosi sembra sempre più profonda.

Photo by Paolo Bruno/Getty Images via Onefootball
Sempre in quell'annata la Lazio non brillò nemmeno nelle Coppe: i biancoceleste, da detentori della Coppa Italia, furono eliminati ai quarti di finale dal Napoli al Maradona per il gol dell'1-0 siglato da Higuain. Tuttavia, anche in Europa League il percorso fu travagliato: superata la fase ai gironi, la squadra fu clamorosamente eleminata dal Ludogorets ai sedicesimi, ponendo fine anticipatamente all'avventura europea.

Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images via Onefootball
Tra risultati deludenti in campionato e nelle Coppe, il mercato segnò pesanti cessioni, ma anche nuovi arrivi importanti. Nel mercato invernale del 2014, la società lasciò partire Hernanes all’Inter e Sergio Floccari al Sassuolo: due cessioni che lasciarono grandi vuoti nella rosa e che senza adeguate sostituzioni provocarono ancor più malumore nell'ambiente. Tuttavia, nell’estate del 2014 arrivarono nuovi volti destinati a lasciare il segno: Dusan Basta, Stephan De Vrij (che arrivava da miglior difensore del Mondiale 2014), Danilo Cataldi, arrivato ufficialmente in prima squadra dopo il prestito al Crotone e le giovanili in Primavera, e Marco Parolo dal Parma.

Photo by Paolo Bruno/Getty Images via Onefootball
In quell'anno, l'unico biancoceleste convocato ai Mondiali fu Antonio Candreva, che realizzò l'assist dell'ultimo gol dell'Italia nella competizione, firmato da Mario Balotelli, mentre anche un giovanissimo Ciro Immobile partecipò al suo primo e unico Mondiale in carriera.

Photo by Claudio Villa/Getty Images via Onefootball
Se la prima squadra ebbe un andamento deludente, diverso fu il cammino delle giovanili. Gli aquilotti biancocelesti in quell'anno vinsero la Coppa Italia Primavera e raggiunsero la finale di Supercoppa Primavera, poi vinta dalla Juventus. Il 2014 fu anche l'anno dell'ascesa di Simone Inzaghi: a inizio anno, il tecnico piacentino prese ufficialmente la guida della Primavera, con Alberto Bollini promosso vice di Edoardo Reja nella prima squadra.

Photo by Getty Images/Getty Images via Onefootball









































