Como in Champions League: tra sogno e realtà. Come adeguare stadio, conti e rosa per non essere solo comparse | OneFootball

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Calcionews24

·29 May 2026

Como in Champions League: tra sogno e realtà. Come adeguare stadio, conti e rosa per non essere solo comparse

Article image:Como in Champions League: tra sogno e realtà. Come adeguare stadio, conti e rosa per non essere solo comparse

Como in Champions League: tra sogno e responsabilità. Ecco come prepararsi per non essere semplici comparse

Il Como è pronto per la Champions, ma la qualificazione apre una partita nuova: adeguamenti allo stadio, vincoli finanziari UEFA e la necessità di inserire giocatori “formati in Italia” nella rosa per non ridurre la lista europea.


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La storica qualificazione del Como alla Champions League spalanca opportunità ma impone vincoli tecnici e finanziari. La società ha già indicato il Mapei Stadium di Reggio Emilia come sede alternativa qualora il Sinigaglia non fosse omologato in tempo, mentre i lavori di adeguamento sono partiti immediatamente per rispettare i requisiti UEFA di Categoria 4.

Il vincolo economico: settlement agreement e controllo UEFA

Il Club Financial Control Body (CFCB) e il sistema di licenze UEFA richiedono che i club dimostrino sostenibilità finanziaria; in pratica la UEFA può imporre accordi di rientro (settlement agreement) o altre misure se i conti non rispettano i parametri. Per club come il Como, che hanno investito per crescere rapidamente, questo significa pianificare un percorso di rientro e attenzione ai costi delle operazioni di mercato.

Il nodo liste: perché servono giocatori “formati in Italia”

Le regole UEFA per la Lista A prevedono un massimo di 25 giocatori, con almeno 8 “locally trained” (di cui 4 “club-trained” e 4 “association-trained”); se il club non raggiunge questi numeri, la lista viene ridotta automaticamente. In Serie A esiste una regola analoga per la lista dei 25, con l’eccezione che gli Under 23 non occupano slot e possono essere usati liberamente. Per il Como questo significa che non basta avere italiani in rosa: servono giocatori che abbiano svolto almeno 36 mesi in vivaio in Italia tra i 15 e i 21 anni per essere conteggiati come “formati in Italia”.

Il paradosso della rosa comasca

Il Como ha chiuso la stagione con un dato storico: nessun gol segnato da un calciatore italiano in campionato, e in rosa figuravano solo due elementi cresciuti in vivai italiani (Edoardo Goldaniga e Mauro Vigorito), entrambi con un ruolo marginale nelle rotazioni. Questo rende urgente l’integrazione di profili “local” per evitare di presentarsi in Champions con una lista ridotta.

I possibili colpi di mercato italiani

Andrea Cambiaso, terzino sinistro della Juventus è un profilo utile per il Como per la sua qualità offensiva sulla fascia e per l’esperienza maturata in grandi club, che potrebbe dare spinta e solidità sulla corsia sinistra; la principale criticità è però l’ingaggio stimato, che con 2,4 milioni a stagione lo renderebbe uno dei giocatori più pagati dell’intera rosa comasca.

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Cambiaso Juve interesse Como

Lorenzo Pirola, centrale mancino, scuola Inter e titolare Olympiacos. Un difensore con esperienza internazionale e con il vantaggio di essere formato in Italia, caratteristica preziosa per le liste UEFA; il suo punto debole è il costo di acquisto, stimato intorno ai 10 milioni di euro, che rappresenta un impegno economico significativo per il club.

il Como deve bilanciare ambizione sportiva e sostenibilità economica: completare i lavori al Sinigaglia, rispettare i vincoli UEFA e inserire almeno quattro giocatori “formati in Italia” nella Lista A sono passaggi obbligati per evitare penalizzazioni tecniche (lista ridotta) o finanziarie. Se gestiti con rigore, questi vincoli possono trasformarsi in opportunità per costruire una rosa più solida e sostenibile, capace di non limitarsi a “partecipare” ma a competere davvero in Europa

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