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·24 May 2026
Conte dice addio al Napoli, l’annuncio in conferenza con De Laurentiis: «Ringrazio il presidente per l’opportunità, decisione presa un mese fa»

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È finita l’avventura di Antonio Conte sulla panchina del Napoli. Dopo due stagioni, uno scudetto e una Supercoppa Italiana, il tecnico ha confermato l’addio al termine dell’ultima gara di campionato contro l’Udinese, insieme al presidente Aurelio De Laurentiis. Una separazione maturata nelle ultime settimane e raccontata dallo stesso allenatore con parole forti, tra orgoglio, autocritica e la convinzione di non essere riuscito a compattare definitivamente l’ambiente azzurro.
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CONTE SULL’ADDIO AL NAPOLI – «Dopo Bologna quello che ho avvertito erano delle situazioni che non mi piacevano e anche lì ci vogliono le palle per dirle le cose. Io di fare campionati anonimi non l’ho mai fatto e mai lo farò. Ero pronto anche a farmi da parte, sicuramente qualche acquisto non è entrato in sintonia col vecchio gruppo e si erano create delle dinamiche molto difficili che era giusto denunciare. Ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo con cui ci siamo parlati in modo chiaro, ci siamo chiariti, dicendoci che dovevamo remare sulla stessa barca col vento contro e siamo ripartiti. Ho chiamato un mese fa il presidente, non ho voluto sapere niente e gli ho detto ‘in virtù dell’amicizia che abbiamo, percepisco che il mio percorso qui sta per terminare’. La decisione era presa da parte mia. Sul Napoli ho fallito in una cosa: non sono riuscito a portare compattezza al Napoli e se non si riesce a farlo diventa difficile combattere contro le altre squadre. Ho visto tanti veleni e chi li sparge è un fallito. Il Napoli non ha bisogno dei falliti, di chi ha bisogno di un like. Ha bisogno di gente seria che ha voglia di voler bene alla squadra, così come il tifoso che paga il biglietto, invece queste persone dovrebbero allontanarsi perché sono nocive. Io ho fallito sotto questo punto di vista e ho capito che non sarei riuscito mai a compattare l’ambiente. Per me era fondamentale, dunque ho alzato le mani. Ci metto la faccia, come ho sempre fatto. C’è da parte mia la soddisfazione, il prestigio e l’onore di aver allenato il Napoli: ringrazio il presidente per quest’opportunità, l’ho vissuta in maniera passionale come piace a me. Il tifoso del Napoli mi ha capito e questa è la cosa più importante».
Conte ha poi allargato il discorso alla critica, all’ambiente e alla stagione dell’Inter, riconoscendo i meriti dei nerazzurri e ribadendo la necessità di costruire compattezza attorno al Napoli. Il tecnico ha sottolineato come l’annata azzurra sia stata positiva, nonostante le difficoltà, gli infortuni e le tensioni interne.
CONTE SU CRITICHE E INTER – «Il fatto di non avere la totalità della condivisione è un fatto tipico italiano, non è un fatto solo napoletano. Poi c’è la critica, c’è la critica costruttiva, il giusto, perché noi siamo sottoposti a critica costruttiva. Il problema è che io dico sempre che in questi due anni, anche l’anno scorso, l’anno scorso, ci sta per me scusami, che si diceva di dire che Ancelotti era bollito quando è venuto qua e Ancelotti ha risolto di là».
CONTE SULLO SCUDETTO DELL’INTER – «Bisogna dare merito all’Inter, che è una grande squadra, una squadra che comunque l’anno scorso ha vinto la Champions e ha giocato una grande forza. Ha meritato di vincere, non è un unico sport. Obiettivamente la grande squadra. In Europa quest’anno però ha fatto meno dell’anno scorso. Però ha fatto più nomi. Bisogna riconoscere la vittoria a degli altri, avere rispetto, perché se vogliamo avere rispetto, lo dobbiamo dare. Quindi l’Inter ha meritato. Con infortuni o senza infortuni, non so quanto, magari saremmo arrivati fuori dalla Champions, con gli infortuni ci hanno compattato ancora di più. Abbiamo voluto scoprire anche ragazzi nuovi. Ripeto, noi quello che abbiamo fatto sono stati due anni fantastici. Per me, io sono uno del fare i fatti, ma due anni fantastici in termini di positività. No, ma noi stiamo positivi. Ti sto dicendo, ti sto spiegando il perché comunque e mi auguro in futuro che questa cosa qui possa dare la spinta ai pallidi di cercare di non andare sempre a massacrare il Napoli per avere il like sul post o per fare le televisioni di revisione continuo. Però quando sono bello a parlare male di X, di Y e Z. E ripeto, Napoli non ha bisogno di pallidi. Napoli è una città che può competere a grandi livelli se si compatta. Se non si compatta, mi dispiace perché io ho preso un gruppo che era stato traumatizzato, arrivato al decimo posto, ho trovato un gruppo traumatizzato da tutto quello che era successo in quell’anno e solo io quello che ho dovuto fare per rimettere in sesto anche il livello psicologico. Quindi adesso va bene perché l’onda va dalla parte giusta. Mi auguro anche l’anno prossimo si continui nella tradizione perché è giusto che Napoli continui ad avere quell’ambizione, continui a combattere per grandi traguardi. Io quello che posso dire, ringrazio il Presidente, ripeto, perché la sua famiglia mi ha dato questa grandissima opportunità, ne sarò sempre fiero e orgoglioso perché è stata un’esperienza stupenda, stupenda. Presi mi ha detto se ci ripensi fino ultimo giorno sarò a tua disposizione, è sempre stata una mia decisione. Ringrazierò sempre presidente, Napoli è in mani sicure».
Nel corso della conferenza, Conte ha risposto anche alle domande sul proprio futuro, soffermandosi sulla possibilità Nazionale e sul tema del prossimo commissario tecnico. L’allenatore ha chiarito di non avere accordi in corso e ha inserito anche il nome di Pep Guardiola tra i profili eventualmente ideali per rilanciare l’Italia.
CONTE SUL FUTURO – «Si parla di chiacchiere, sulla nazionale mi sembra di essere stato molto chiaro, ho detto, chiaramente, se fossi il presidente della Federazione, tra i nove dei candidati, perché ho detto, tra tutti gli allenatori, sicuramente ci metterei Antonio Conte, anche perché l’ho già fatto questo mestiere. Deve esserci ancora il presidente federale, poi leggo che si è fatto anche il nome di Guardiola, ma è pronta la Federazione ad avere un top allenatore? E avere un top allenatore significa comunque onori e oneri. C’è uno status. Quindi, giusto per chiarirvi proprio le idee, perché sento che… Quindi, in questo momento c’è zero, niente. Non so se ci sarà in futuro, perché, ripeto, se la nazionale vuole toglierci dalle problematiche… Ma deve essere un problema di Malagò. Se si vuole avere un allenatore top in nazionale, si vuole prendere, il mio consiglio è prendere Guardiola. Ci sono i fondi per prendere Guardiola? Ma perché ho sentito qualcuno che ha proposto Guardiola. Io sono il primo a dire che si chiama Guardiola. Non c’è niente, non ho niente… Ripeto, vedete che tutte le panchine sono tutte riempite, quindi non ribadisco una questione. Non so cosa accadrà in futuro».
A chiudere è stato Aurelio De Laurentiis, che ha confermato la disponibilità a lasciare ancora uno spiraglio aperto, pur preparandosi a individuare la soluzione migliore per il futuro del Napoli. Il presidente ha poi allargato il discorso alla struttura del calcio italiano, al rapporto tra Lega Serie A e FIGC e alla necessità di riformare il sistema.
DE LAURENTIIS SULL’ADDIO DI CONTE E IL CALCIO ITALIANO – «Ci può sempre ripensare, quindi io gli ho dato la mia disponibilità. Domani pomeriggio mi confermerà che il dato è tratto, allora ci muoveremo e vedremo qual è la soluzione migliore per il calcio Napoli. Tenete presente che abbiamo una trentina di calciatori capaci, quindi con pochissimi nuovi innesti la squadra sarà estremamente competitiva anche rispetto ai nostri competitors. Il problema non è tanto cosa farà il Napoli, io ho detto a Giovanni Manna tutti hanno preso una bella gatta da pelare. Perché il problema di come rifondare il calcio italiano, non è un problema da nulla. Il problema dei rapporti tra la Lega di Serie A che finanzia tutto il sistema calcio e la Federazione, non è un problema da nulla. E potrebbe anche accadere che la Lega Calcio di Serie A decida a un certo punto di fare come in Inghilterra e per facilitare i compiti alla Federazione, uscire dalla Federazione stessa. Ma lei si rende conto che per il fatto che Claudio Lotito all’epoca controllava anche i voti della Serie B, voi vi siete dimenticati che a un certo punto la A e la B stavano insieme. E lui si è inventato a un certo punto questo maledetto para-cadute. Ma perché noi dobbiamo fare un campionato con un campionato a sinistra della classifica e un campionato di retrocessioni a destra della classifica? Secondo me è una cosa che non funziona. Non funziona, perché se tu vieni con un gruppo di grande fisicità che rischia di spaccare le ossa, i miei calciatori, e a me non mi sta tanto bene. Se poi tu vieni in Serie A dalla B e pensi che investendo 10 o 15 milioni di mercato tu puoi competere, no, tu rompi soltanto le scatole, perché poi ci sta pure che magari uno becca una giornata noia e perde anche contro una squadra del genere. Questo secondo me è completamente sbagliato. Guardate il campionato inglese, la straordinarietà, adesso al di là del fatturato, ma i livelli delle squadre sono estremamente alti, tant’è che molto spesso, ecco l’Arsenal che era settimo, ottavo per anni, quest’anno è diventato primo. E ci sono le piccole squadre di piccole città che hanno vinto anche il campionato, ma perché? Perché investono parecchi milioni di sterline nei calciatori».
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