Inter News 24
·14 May 2026
Cordoba a Sky Sport: «Coppa Italia e scudetto qualcosa di unico. Con Chivu brava la società: spero rimanga tanti anni»

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·14 May 2026

La conquista della Coppa Italia da parte dei nerazzurri è stata commentata, ai microfoni di Sky Sport, da Ivan Ramiro Cordoba, l’ex difensore colombiano e storico vice-capitano dell’Inter. Il focus dell’analisi si è spostato inevitabilmente sulla guida tecnica di Chivu, affidata a un uomo che Cordoba conosce molto bene.
CHIVU – «Non ci siamo ancora sentiti con Chivu, lasciamo il tempo per festeggiare e per vivere questi momenti con tutti gli artefici di questo grande anno. Vincere Coppa Italia e scudetto è qualcosa di unico, vuol dire che sei stato sul pezzo in ogni partita e in ogni competizione. Vuol dire che tutti i ragazzi si sono messi a disposizione dell’allenatore per fare meglio possibile, tutti si sentivano titolari e questa è la cosa importante.
SQUADRA – «La forza del gruppo e l’esperienza di Chivu in un contesto così vincente sono state molto utili e importanti perchè arrivare e avere già un gruppo con esperienze di eccellenza a livello internazionale vuol dire che hai una base importante su cui lavorare. Posso dire che, quando Mourinho è arrivato all’Inter, ha trovato una situazione simile: eravamo una squadra che aveva cominciato a vincere, eravamo nel percorso per cercare quella Champions League che ci chiedevano tutti, la volevamo a tutti i costi. È ovvio che questo facilita il lavoro di allenatore, staff e società perchè quando c’è un gruppo coeso, che pensa solo all’obiettivo di squadra, allora la tattica, il lavoro in campo e tutti i dettagli importanti anche fuori dal campo di allenamento sono molto più facili da gestire. Penso sia questo quello che dice Cristian: come uomo Inter è anche facilitato perchè sa la mentalità di questa società e di chi gioca per questi colori.
SOCIETA’ – «Penso che sia anche importante risaltare il coraggio della società nel prenderelo e nel seguirlo. Penso che non sia stata un: “Ok, prendiamo Cristian, facciamo questa scommessa”. No. Penso che, siccome Cristian è cresciuto nel settore giovanile, lo conoscevano molto bene, sapevano cosa faceva e come lavorava con il gruppo. Tutte queste cose, più l’esperienza di Parma, ha dato la convinzione di puntare su di lui ed è stato avvincente. Spero rimanga tanti anni: credo molto nei progetti a lungo termine, e con Cristian si può pensare a qualcosa del genere.
MILITO O LAUTARO – «Dire uno o l’altro sarebbe assurdo. Sono due attaccanti pazzeschi che vorrei sempre avere in squadra. Sono dei leader, micidiali, che giocano non soltanto per fare gol, ma fanno anche lavoro sporco che viene chiesto dall’allenatore e dalla stessa squadra. Quando vedi un attaccante come Milito, come Lautaro, o anche come Thuram o Pio Esposito, che fanno questo lavoro di andare a pressare i difensori, cercare di tenere la palla, queste situazioni fanno di un attaccante qualcosa di imprtante. Quando raggiungi questo vuol dire che diventi un attaccante che tutte le squadre vorrebbero. Non posso fare una scelta tra loro due».







































