Calcio e Finanza
·28 April 2026
CVC mette nel mirino Nexi: pronta offerta da 9 miliardi di euro

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·28 April 2026

CVC valuta un’operazione da circa 9 miliardi di euro per il delisting di Nexi, dopo il crollo del titolo del gruppo dei pagamenti quotato a Milano: una mossa che rischia di accendere tensioni politiche sul controllo delle infrastrutture finanziarie italiane. Lo riporta il Financial Times, citando fonti vicine al dossier.
Il fondo di private equity starebbe considerando una nuova offerta, dopo aver già esplorato due volte in passato un’acquisizione della società, il cui titolo ha perso circa il 65% negli ultimi quattro anni. Nexi, controllata principalmente da Hellman & Friedman, risente della pressione sul settore europeo dei pagamenti – tra riduzione delle commissioni, rinegoziazione di contratti chiave e crescente concorrenza delle fintech.
CVC, che dal 2018 ha investito circa 4,6 miliardi di euro nello sport, con operazioni rilevanti in Ligue 1 e La Liga oltre che nel Sei Nazioni di rugby, era stata inoltre – insieme a FSI e Advent – a un passo dall’acquisire il 10% della media company della Serie A, operazione poi sfumata.
Secondo le fonti, CVC non procederebbe senza il sostegno del governo italiano, anche alla luce dei poteri speciali del cosiddetto “golden power”, che consentono a Roma di bloccare operazioni su asset considerati strategici. «La questione è ormai interamente politica», avrebbe spiegato una delle persone coinvolte. Un’altra fonte ha comunque sottolineato come le valutazioni siano ancora in fase preliminare e potrebbero non sfociare in un’offerta formale.
Nel frattempo, Hellman & Friedman non sarebbe in trattative né con CVC né con advisor finanziari, ma resterebbe aperta a valutare eventuali proposte. Anche Cassa Depositi e Prestiti, secondo azionista di Nexi, non apparirebbe favorevole a un delisting.
Il piano allo studio prevederebbe lo scorporo della divisione “digital banking solutions” – ritenuta strategica – da trasferire a un investitore italiano come la stessa CDP, nel tentativo di evitare il veto governativo. Si tratta tuttavia del segmento più piccolo dei tre del gruppo, mentre il core business resta rappresentato dalle “merchant solutions” (quasi il 60% dei ricavi 2025, pari a 3,6 miliardi) e dalle “issuing solutions”, legate all’emissione di carte in collaborazione con le banche.
L’operazione segnerebbe una trasformazione di Nexi in una software company a tutti gli effetti, ma restano dubbi sulla capacità del progetto di convincere le autorità italiane. Secondo fonti governative citate dal Financial Times, la priorità resta la ristrutturazione del gruppo dopo una fase di espansione – inclusa l’integrazione di Sia e Nets nel 2020 – che ha finito per pesare sulla fiducia degli investitori.
Il fondo aveva già valutato un’operazione su Nexi nel 2023 e in precedenza nel 2015, quando fu superato da un consorzio guidato da Bain Capital, Advent International e Clessidra.
Nel 2024 Nexi aveva inoltre respinto un’offerta da 1 miliardo di euro da parte di TPG per la divisione di digital banking. Più recentemente, l’amministratore delegato Paolo Bertoluzzo ha lasciato dopo dieci anni, sostituito dal CFO Bernardo Mingrone, segnando l’avvio di una nuova fase per il gruppo.
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