Da Lippi a Pozzo: come sono andati i ‘cavalli di ritorno’ sulla panchina dell’Italia? Cosa insegna la storia a Roberto Mancini | OneFootball

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·28 July 2026

Da Lippi a Pozzo: come sono andati i ‘cavalli di ritorno’ sulla panchina dell’Italia? Cosa insegna la storia a Roberto Mancini

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Mancini è un esempio di ‘cavallo di ritorno’ sulla panchina della Nazionale italiana: come sono andati i suoi predecessori?

Il ritorno di un commissario tecnico sulla panchina della Nazionale italiana è un evento raro e storicamente carico di aspettative, ma anche di grandi insidie. La storia degli Azzurri insegna che riprendere le redini della selezione tra successi passati e rinnovate pressioni è un’impresa complessa: la lista dei “cavalli di ritorno” è breve, ma comprende due tra i nomi più iconici della storia del nostro calcio.


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Marcello Lippi: dal trionfo di Berlino al disastro in Sudafrica

Il precedente più famoso e drammatico dell’era moderna è senza dubbio quello di Marcello Lippi.

  1. Il primo ciclo (2004-2006): Incoronato da una cavalcata memorabile, Lippi guida l’Italia al quarto titolo mondiale nella notte di Berlino 2006. Subito dopo il trionfo, il tecnico toscano decide di rassegnare le dimissioni al culmine della gloria.
  2. Il ritorno (2008-2010): Dopo la parentesi di Roberto Donadoni finita agli Europei 2008, la FIGC richiama Lippi per blindare la qualificazione e la spedizione per i Mondiali in Sudafrica 2010. L’esito del “Lippi-bis” si rivela però disastroso: affidatosi in gran parte al blocco dei vecchi campioni del 2006 ormai a fine ciclo, l’Italia viene eliminata al primo turno in un girone sulla carta abbordabile (contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia), chiudendo all’ultimo posto senza collezionare nemmeno una vittoria.

Vittorio Pozzo: dalle prime brevi parentesi al mito azzurro

Il maestro per eccellenza dei ritorni sulla panchina azzurra è Vittorio Pozzo, l’unico commissario tecnico nella storia del calcio ad aver vinto due Mondiali consecutivi.

  • Le prime esperienze (1912, 1921, 1924): Pozzo guida la Nazionale a più riprese in qualità di commissario unico o all’interno di commissioni tecniche, gestendo le spedizioni olimpiche di Stoccolma 1912 e Parigi 1924, oltre a brevi parentesi negli anni ’20.
  • Il ritorno definitivo (1929-1948): Richiamato nel 1929, Pozzo apre il ciclo più vincente della storia azzurra. Sotto la sua gestione ventennale, l’Italia conquista due Mondiali (1934 e 1938) e l’Olimpiade del 1936, creando il mito della Nazionale e ponendo le basi della tradizione calcistica italiana.

I casi delle Commissioni Tecniche: Ferruccio Valcareggi e Giovanni Ferrari

Nel calcio dell’immediato dopoguerra e degli anni ’50 e ’60, la figura del CT era spesso alternata o affiancata da commissioni tecniche federali.

  1. Ferruccio Valcareggi: Entra una prima volta nel quadriennio azzurro nel 1959 all’interno di una commissione con Moketta e Ferrari. Richiamato nel 1966 al fianco di Helenio Herrera dopo il disastro contro la Corea del Sud, diventa poi unico CT guidando l’Italia alla vittoria dell’Europeo 1968 e alla storica finale dei Mondiali di Messico 1970.
  2. Giovanni Ferrari: Già CT nel biennio 1960-1961, viene richiamato nel 1962 per fare coppia con Paolo Mazza ai Mondiali in Cile del 1962, spedizione passata alla storia per le polemiche e la prematura eliminazione nella “battaglia di Santiago”.

Cosa insegna la storia a Roberto Mancini

I corsi e ricorsi storici sulla panchina della Nazionale dimostrano quanto sia difficile ripetere un successo già ottenuto. Se il precedente di Vittorio Pozzo rappresenta l’eccezione ideale di un ritorno capace di sublimare la storia, il ricordo del “Lippi-bis” è il monito principale: ricreare l’alchimia del passato richiede il coraggio di rinnovare uomini e idee, evitando di rimanere prigionieri della gratitudine verso i successi precedenti.

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