PianetaBari
·30 March 2026
Dentro il Bari di Longo. Progressi innegabili, ma quante volte ci si fa male da soli

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·30 March 2026

Nonostante la vittoria all’esordio contro il Cesena, le prime settimane del Longo-bis sono state caratterizzate da tante incertezze e un complesso tentativo di fare un’identità alla squadra. Poco dopo, poi, c’è stato un altro momento in cui il Bari sembrava vicino a quella svolta necessaria per rientrare pienamente nella lotta salvezza. Le ultime due sconfitte (in particolar modo quella contro la Carrarese) hanno però ributtato pesantemente giù l’intero ambiente, complicando notevolmente la strada verso il mantenimento della categoria.
Proprio per questo motivo, è difficile se non impossibile tracciare un bilancio alla sosta relativo al lavoro svolto fin qui dal tecnico. A Longo, infatti, vanno dati gli indubbi meriti relativi all’aver riportato il Bari pienamente dentro la bagarre salvezza, a caccia di quella che lo stesso allenatore ha definito una vera e propria impresa. Era una cosa non scontata, ma che rischia di rimanere vana se l’obiettivo non dovesse essere portato a casa, cosa particolarmente complessa anche in virtù di un calendario che nelle prossime giornate si farà notevolmente più complicato.

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Come giudicare il lavoro fin qui? Evidenziare gli errori individuali non significa assolvere del tutto Moreno Longo. In più di un’occasione, infatti, anche il tecnico ha dato l’impressione di sbagliare alcune scelte: sia contro il Pescara che con la Carrarese la gestione dei cambi ha sollevato dubbi, così come le soluzioni offensive restano limitate. D’altra parte, però, non si possono chiedere miracoli: chi oggi guida il Bari deve fare i conti con una rosa ricca di lacune, cui un difficile mercato di gennaio ha potuto porre un rimedio solo parziale.
Sarebbe difficile, però, negare che i biancorossi dispongano ora di qualche arma in più rispetto al passato. Longo, ad esempio, è riuscito a valorizzare meglio Gabriele Moncini: sempre più spesso il Bari si appoggia su di lui per sviluppare la verticalità e sfruttarne la capacità di proteggere palla, aprendo spazi per i compagni (come nell’azione del gol di Emanuele Rao contro il Frosinone). Inoltre, l’occupazione degli spazi palla al piede è più efficace: a sinistra l’asse tra l’ex Spal, Mehdi Dorval e un centrocampista offre soluzioni, mentre a destra la mobilità di Gonçalo Esteves e Lorenzo Dickmann garantisce fluidità.
In particolare, con Esteves il Bari occupa meglio gli spazi offensivi e porta più uomini in zona pericolosa. Tuttavia, pesano la tenuta atletica e la mancanza di alternative: con l’undici titolare la squadra regge, ma basta qualche assenza perché il livello cali sensibilmente, anche perché i subentranti non incidono. Un limite serio, soprattutto considerando che pochi reggono tre partite in una settimana.

Con Longo, una delle soluzioni più frequenti del Bari è quella di accentrare l’azione sulla fascia sinistra. In questo modo, oltre ad avere soluzioni con giocatori di qualità vicini, si crea anche l’opportunità per sfruttare gli inserimenti da destra.
Non si può dire che con la palla fra i piedi le cose vadano bene, visto che nonostante i progressi i limiti permangono. Quello principale è senza dubbio legato all’incisività sotto porta: tante volte il Bari, soprattutto nei primi tempi, tende a giocarsela, ma pur arrivando spesso nella trequarti avversaria poi fa tanta fatica a creare occasioni pericolose. Questo problema è ancora più grave se si considera quante volte la retroguardia incappa in errori individuali che portano al gol. Si prenda la partita contro la Carrarese: nella prima frazione i biancorossi avevano tenuto botta, senza però segnare e per poi soccombere dopo due clamorosi svarioni, che una formazione così fragile difficilmente è in grado di recuperare.
Pochi secondi prima di subire la rete, infatti, il Bari era a difesa pienamente schierata. In quella situazione c’è però l’errore di Dorval, che si lascia sfuggire il marcatore, e quello di Dickmann, che non si accorge del movimento di Rouhi e parte troppo tardi. Anche in occasione del secondo c’è una svista individuale, perché a centrocampo i galletti si fanno saltare troppo facilmente, non spendono il fallo e permettono ad Hasa di involarsi tutto solo. Inutile, in questo, parlare dei modi di difendere (oggi i pugliesi tendono comunque ad aspettare molto di più gli avversari) o di altri aspetti, quando poi sono tante sviste individuali a farti andare sotto. È un aspetto su cui è anche difficile lavorare, ma senza migliorarlo la strada per la salvezza non può che essere in salita.


Il Bari subisce gol a difesa schierata. Oltre a Dorval che si perde il marcatore, c’è anche Dickmann che parte in ritardo.









































