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·10 March 2026

Di Carlo rimugina: «La Champions League sarebbe stata la mia sliding door»

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Domenico Di Carlo, ex allenatore della Sampdoria, ricorda l’eliminazione contro il Werder Brema come il più grande rimpianto della sua carriera

Il rapporto tra Domenico Di Carlo e la Sampdoria è rimasto nel tempo carico di emozioni e ricordi. L’attuale allenatore del Gubbio, intervistato da Sky Sport Insider, è tornato a parlare di uno dei momenti più importanti della sua carriera, legato proprio all’esperienza sulla panchina blucerchiata.

Il tecnico ha raccontato senza esitazioni quale sia il suo più grande rimpianto professionale: la mancata qualificazione della Sampdoria alla fase a gironi della Champions League nella stagione 2010-2011.


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Di Carlo sulla notte dopo la vittoria amarissima sul Werder Brema

Tutto ebbe origine nell’estate del 2010, quando la Sampdoria si giocò l’accesso alla Champions League nei preliminari contro il Werder Brema. Una doppia sfida rimasta nella memoria dei tifosi blucerchiati e dello stesso Di Carlo che sfiorò una rimonta incredibile a Genova poi crollata nei minuti di recupero e nel supplementare.

«La Champions League con la Sampdoria nel 2010 sarebbe stata la mia sliding door».

Di Carlo e le gravose cessioni di Cassano e Pazzini

Secondo Di Carlo, il momento decisivo arrivò nella seconda parte di quella stagione. Dopo una prima fase di campionato positiva, il mercato di gennaio cambiò radicalmente gli equilibri della squadra.

La cessione dei due protagonisti principali dell’attacco, Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini, rappresentò per il tecnico un passaggio determinante. Senza i due leader offensivi, la Sampdoria perse gran parte della propria forza e si trovò a vivere una seconda metà di stagione molto complicata. La situazione portò infine all’esonero di Di Carlo nel marzo 2011, con la società che decise di affidare la panchina ad Alberto Cavasin, che non portò a risultati migliori.

Per l’allenatore quella esperienza resta ancora oggi un capitolo importante della sua carriera, segnato da ciò che avrebbe potuto essere. Un ricordo che, a distanza di anni, continua a rappresentare uno dei più grandi rimpianti legati alla storia recente della Sampdoria.

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