ESCLUSIVA PSB - Gregucci: "Mancini tornerà alla Sampdoria da presidente! Esonerato da ottavo, ora mi ritiro: ho un'ultima missione nel calcio" | OneFootball

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·21 July 2026

ESCLUSIVA PSB - Gregucci: "Mancini tornerà alla Sampdoria da presidente! Esonerato da ottavo, ora mi ritiro: ho un'ultima missione nel calcio"

Article image:ESCLUSIVA PSB - Gregucci: "Mancini tornerà alla Sampdoria da presidente! Esonerato da ottavo, ora mi ritiro: ho un'ultima missione nel calcio"

45 anni nel mondo del calcio, di cui 28 passati sulle panchine in giro per l'Italia e per l'Europa: Angelo Gregucci ha dedicato una vita intera al mondo del pallone tra vittorie e sconfitte, successi e insuccessi (e semifinali di Coppa Italia storiche). Un allenatore che, nonostante le primavere passate comincino a farsi sentire, continua a farsi guidare dalla sua personalissima stella polare, ovvero lo sviluppo e la crescita dei giovani calciatori.

Intervistato in ESCLUSIVA ai microfoni di Pianeta Serie B, l'ex tecnico della Sampdoria ha commentato con candida onestà la sua parentesi in blucerchiato, il rapporto con Roberto Mancini e, infine, ci ha rivelato la sua volontà di appendere fischietto e scarpette al chiodo per dedicarsi appieno alla sua ultima missione per il calcio, ovvero un progetto totalmente dedicato alla nuova generazione emergente di talenti italiani. Di seguito l'intervista completa.


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L'INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANGELO GREGUCCI

La nostra chiacchierata parte precisamente dal cuore della sua carriera da allenatore, ovvero dal triennio che l'ha vista sedere sulla panchina del Vicenza. Come vede il Lanerossi da neopromossa in Serie B e cosa ne pensa del suo tecnico Fabio Gallo, che ha centrato la sua seconda promozione consecutiva?

“Vicenza è una città che ho nel cuore; la vedo bene in vista della prossima stagione di Serie B. Vedo un futuro roseo per il club, e me lo auguro con tutto il cuore perché è una piazza che merita tantissimo. Era già qualche anno che tribolavano e cercavano questa beneamata promozione, che finalmente è arrivata e penso sia meritata. Le aspirazioni nel breve dipenderanno molto dal livello generale del campionato e dalla campagna acquisti che verrà effettuata: ora è troppo presto per dare giudizi. Gallo si è dimostrato uno specialista nel vincere i campionati di Serie C e mi auguro che possa conclamarsi con l'aiuto del direttore sportivo Giorgio Zamuner, che è un professionista di esperienza e di valore. Il Vicenza è in ottime mani con loro due”. 

Spostandoci leggermente in là con gli anni ci imbattiamo in quella che è, senza ombra di dubbio, la sua più grande impresa, ovvero la semifinale di Coppa Italia raggiunta con l'Alessandria. Al suo ritorno in grigio ha avuto modo di lavorare fianco a fianco con Fabio Artico, che si è da poco rigettato in una nuova avventura targata Empoli…

“Quel traguardo è stato storico, perché nessuna squadra di Serie C è mai arrivata a giocarsi un trofeo così prestigioso come la Coppa Italia insieme a Inter, Juventus e Milan, le storiche del nostro calcio. Artico? Ho sempre avuto buoni rapporti con le persone con cui ho voluto lavorare, penso di essermi sempre dimostrato un professionista molto serio e onesto. L'Empoli ha contraddistinto l'ultimo decennio di un personaggio mitico quale è Fabrizio Corsi; se persino il presidente, avendo ceduto il club ad un fondo americano, è alla sua ‘last dance’, allora bisognerà valutare attentamente i programmi della società. Sicuramente sarà complicato per una cittadina di 50mila abitanti continuare a rappresentarsi con onore in Serie A e in Serie B, soprattutto con dei conti così a posto. Rammentiamo tutti le grandi plusvalenze di Corsi, partendo da Montella, Di Natale, Maccarone e arrivando sino a Bennacer, Krunic ecc... Ora che rivendichiamo i nostri settori giovanili, basta dare un'occhiata al suo lavoro in una piccola realtà come Empoli: è stato un professionista devastante, di un livello altissimo”. 

Nel corso della sua vita calcistica ha condiviso lo spogliatoio e successivamente allenato diversi tecnici che hanno militato con ricorrenza in Serie B negli ultimi anni (Longo, Sottil, Stroppa, Caserta, Bianco, Zanetti…). Tra questi può indicare qualcuno che l'ha stupita particolarmente? Ora, invece, quali sono gli allenatori cadetti che predilige?

"Sono bravi, sono preparati e fanno tutti parte di una nuova generazione che io ho avuto la fortuna di allenare, ma ora sono chiamati ad un lavoro molto importante, ovvero il rilancio e il rinnovamento del calcio italiano, che necessita di grandi cambiamenti. Il presidente della FIGC Malagò ha investito Paolo Maldini della figura di direttore tecnico, e mai scelta è stata più azzeccata: lui è unico, ma soprattutto ha valori, ha una personalità forte, ha identità, idee e una spiccata onestà intellettuale. 

I due allenatori che più ammiravo se ne sono già andati dalla Serie B: Ignazio Abate ha fatto un salto veramente importante andando a Torino, così come Alberto Aquilani che, dopo un primo tentativo non proprio fortunatissimo, a Catanzaro ha svolto un lavoro egregio. Oltre a loro menziono Paolo Bianco, che ha centrato la promozione con il Monza, ma non solo: in tanti si sono messi in mostra". 

Veniamo ora ai giorni nostri, o quasi: che bilancio fa della sua esperienza alla Sampdoria, sia da collaboratore di Alberico Evani che da allenatore insieme a Salvatore Foti? 

"Per me è buono: ho centrato con Evani e Lombardo una salvezza, che non era stata tale nonostante 9-10 punti conquistati nelle ultime sei partite. Malgrado noi sul campo fossimo stati retrocessi, il Brescia ci ha concesso un'altra opportunità, che abbiamo colto nei playout. 

L'anno scorso da allenatore ho fatto bene: durante il mio interregno, avendo sottobraccio Foti come ragazzo da formare e da educare, eravamo ottavi in classifica. È stata un'esperienza buona, sufficiente per la Sampdoria: avevamo raccolto una squadra molto in difficoltà sotto il profilo tecnico, che dopo otto partite aveva racimolato solamente 4-5 punti. I direttori Mancini e Invernizzi hanno dato una raddrizzata importante grazie al calciomercato di gennaio". 

Che rapporto aveva con il suo vice Salvatore Foti? C'é qualche componente della rosa in particolare che l'ha stupita/delusa?

"Salvatore Foti, come tutti i giovani che intraprendono una carriera professionale, ha qualità, idee e personalità. Dovrà fare tesoro di questa esperienza in blucerchiato.

Chi mi ha stupito e chi mi ha deluso? Bisogna contestualizzare: i ragazzi si trovavano in una situazione di netta difficoltà. Al netto del valore tecnico della rosa, la risposta che mi hanno dato a livello umano è stata encomiabile. Hanno del valore, ma tra l'avere valore e andare a fare un campionato da protagonista ce ne passa”. 

Cosa ha funzionato e cosa no? Da quali punti bisognerebbe ripartire?

“La Sampdoria è una nobilissima del palcoscenico nazionale, è in anomalia storica: non può creare delle squadre con una scarsa competitività. La Sampdoria deve tornare davanti, dove la storia l'ha collocata come protagonista assoluta per molto tempo. Non so se è giusto o meno ripartire da Bernardo Corradi, ce lo dirà il campo: lui è un ragazzo a modo, un professionista che vive di calcio da tanto. Per fare un campionato di vertice, competitivo, come deve necessariamente fare la Sampdoria, ha bisogno di una squadra, una visione tecnica e un materiale umano di altissimo livello. Vincere la Serie B è sempre molto complicato. Bisogna alzare il livello; la rosa parzialmente composta a gennaio era buona, ma il problema è che molti di quelli se ne sono già andati perché erano in prestito. Sicuramente non puoi andare a raccontare ai tifosi (che sono roba molto seria) che andrai a fare una stagione anonima, o peggio ancora che potresti rimanere invischiato nelle zone basse. Spero i dirigenti siano consapevoli che la Sampdoria non può più andare avanti così”. 

Nei suoi anni da allenatore è sempre stato molto vicino a Roberto Mancini, tanto da seguirlo sia in Italia (Fiorentina e Inter) che in giro per il mondo (Manchester City, Zenit, Arabia Saudita). Secondo lei, è verosimile un suo ritorno alla Sampdoria?

“Gianluca Vialli voleva chiudere il cerchio e tornare alla Sampdoria come presidente. Penso che questo suo desiderio/sogno possa essere esaudito un giorno da Roberto Mancini. Sarebbe una favola fantastica. Ritorno da allenatore? No, Mancini ha altre derive, altre ambizioni: sarebbe riduttivo”. 

Quali sono i calciatori più forti che ha avuto modo di visionare durante l'ultima stagione Serie B? E tra i giovani?

“La Serie B è sempre stata una fucina inesauribile di giocatori, che in cadetteria si nobilitavano e poi si affacciavano al grande calcio. Me lo auguro per Liberali, che è uno degli esempi più eclatanti: ha esordito con il Milan a San Siro, poi è andato a Catanzaro e ha sfornato ottime prestazioni grazie anche all'aiuto di Alberto Aquilani, che lo conosceva benissimo già dai tempi della Fiorentina. Vanno cresciuti tanti Liberali: addirittura il Como ci ha messo gli occhi sopra e se lo è accaparrato. Mi auguro e sogno che Liberali faccia bene lì in rappresentanza di tutti i giovani italiani che, andando in Serie B, si fanno le ossa e si ripropongono sui massimi palcoscenici con tanta gavetta ed esperienza formativa alle spalle. Oltre a lui mi viene in mente anche Martinelli, che promette molto bene e in cui ho visto qualcosa di speciale. 

Pohjanpalo fa fatica a fare la Serie A e lo ha dimostrato a Venezia. Adesso ci ha investito il Palermo, però c'è una controindicazione: in B fa la differenza, ma quando arriva la promozione è il primo giocatore che vendono. E lo venderanno alla prima squadra che avrà ambizioni di salire in Serie A. Non mi intriga molto quel tipo di giocatore, ma sono delle mere preferenze. Un tempo la Serie B ti dava molti più requisiti da spendere ed era molto più formativa, ora fa molta più fatica. Invece i settori giovanili sono poco formativi per come sono strutturati". 

Come motiva la decadenza dei settori giovanili italiani e dei talenti prodotti da essi?

"Vanno coltivati giovani aborigeni, nostrani, ma è complicato perché si fatica a trovare settori giovanili competitivi in Serie B; in verità, ce ne sono pochi anche in A… Le società, ormai, non poggiano più le loro fondamenta su questo, e quindi si fa fatica a creare il talento. Gli unicum sono la Fiorentina, che ha strutture di livello mondiale come il Viola Park, e l'Atalanta, che per storia e tradizione continua nel suo percorso di valorizzazione del prodotto interno. In B pochi giovani mi hanno stupito veramente. I nostri talenti ben figurano contro i loro pari età, come si evince dai risultati stupefacenti nelle Under; poi però ritornano in Italia, e nelle prime squadre non riescono ad emergere. Noi allenatori e dirigenti non siamo capaci di valorizzarli, non abbiamo visione? Forse, può darsi. Siamo un sistema che non valorizza i giovani; come si fa a 20 anni a poter giocare ancora in Primavera? È una presa per il c*** colossale. Tanti giocatori hanno le stimmate, ma la storia degli ultimi dieci anni ci dice che quasi tutti affondano". 

In conclusione, un pronostico molto embrionale sulle probabili protagoniste della prossima stagione di Serie B? 

“Il campionato di Serie B lascia sempre molto spazio a qualche squadra che fa le cose con cognizione di causa e riesce ad essere protagonista. Questo al netto di quei club che, per budget e rosa, sono i favoriti: i nomi che mi vengono in mente sono Palermo, Pisa, Cremonese. Non si può dire che abbiano già il favore del pronostico, ma sono sicuramente le più accreditate a stare in alto. Non dimentichiamoci però della crescita del Modena, che sta continuando ad investire, e al fatto che ci sia sempre posto per il Catanzaro o la Juve Stabia di turno, che sono squadre giovani che si sono ben disimpegnate nel corso delle ultime stagioni. E dunque perché non potrebbe essere il Vicenza la prossima sorpresa?”. 

Per quanto riguarda il futuro, si sente pronto ad immergersi in una nuova sfida?

"Ho 62 anni: il mio tempo da allenatore è concluso, ma semplicemente perché non sento più quel fuoco che questo lavoro necessita. Andare a combattere ancora in Serie B o C non mi interessa più: troverei difficoltà anche a relazionarmi con la gente che avrei intorno. 

Alla mia stagione della vita preme dare tutto quello che posso ai giovani, perché saranno il futuro e sono l'ultimo comparto pulito rimasto: mi sentirei male se non aprissi la mia valigia di conoscenze e non gliela fornissi. Il mio ‘last dance’ sarà quello di creare dei giovani: prendere un ragazzo da in mezzo alla strada e portarlo a giocare a San Siro o all'Olimpico, come a suo tempo il calcio ha fatto con me. Questa sarà la mia ultima missione per il calcio; sarebbe il mio modo di dirgli ‘Tu mi hai dato tanto, ora io sono qui per restituirti qualcosa e sdebitarmi’. La mia traiettoria non è una linea che dal basso va verso l'alto: è un cerchio che, dopo tanti anni, potrebbe chiudersi in questo modo qua. In tal caso sarei in pace con me stesso. Vorrei essere l'ideologo di un qualcosa di mio, di originale: creare un percorso non solo sotto il profilo della tecnica, ma anche quello umano. Spiegargli cosa serve per arrivare a grandi livelli e restarci, che è la difficoltà più grande. Penso di essere nell'età giusta per compiere questa nuova esperienza. Al momento, però, resta solo un'idea perché non sono stato cercato da nessuno". 

IN FOTO, ANGELO GREGUCCI

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Gabriele Siri / IPA Sport / IPA

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