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·21 May 2026
Fedele al Calcio - Giorgini, Tonoli, Zanon e tanti altri: la Serie A smetta di sottovalutare la B!

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·21 May 2026

Lo scorso inverno è stato caratterizzato dall’esaltazione di Antonio Vergara, improvvisamente protagonista di un Napoli percosso dagli infortuni. L’exploit dell’ex Reggiana ha riacceso – per chi fosse e sia intenzionato a osservare – i riflettori sul dibattito inerente alla sottovalutazione della Serie B e sulla totale assenza (a detta del sottoscritto, uno dei problemi più tangibili) di un ragionamento sistemico nel complicato ecosistema del calcio italiano.
In principio, dunque, fu Vergara. Un discorso che potrebbe ripetersi, perché anche in questa stagione il campionato cadetto ha mostrato una mercanzia tecnica di assoluta pregevolezza. Il focus, però, sarà ancora più dettagliato, perché non aggiungerebbe nulla alle sveglie già suonate su suolo nazionale con riferimento ai protagonisti più abbaglianti di questa stagione: Adorante, Ghedjemis, Calò, Cisse, Massolin, Doumbia, Yeboah, Iemmello, Pohjanpalo et similia. Calciatori che giocheranno in Serie A per la prima volta o che l’hanno già fatto, e che hanno beneficiato di tante (meritate) copertine.
La Serie B 2025/2026 è stata – in attesa del triplice fischio sugli ultimi due verdetti mancanti, ovvero la terza promossa e la quarta retrocessa – uno scenario variegato, con protagonisti meno chiacchierati ma ugualmente incisivi. Profili poco mediatici, come si suol dire, ma con qualità tali da meritare una chance nella massima serie, per poter così favorire quella verticalità e quel concetto di ascesa che, come detto in apertura, manca.
Andrea Giorgini, difensore della Juve Stabia, è assolutamente un esempio calzante: solido, abile in marcatura, coraggioso nelle scelte. Omar Correia, suo compagno di squadra, al primo anno di cadetteria ha assolutamente maneggiato con estrema comodità le difficoltà della categoria. Vespe la cui costruzione ha ancora una volta certificato le competenze del DS Matteo Lovisa, che ha trovato in Alessio Cacciamani (su cui è inevitabile sperare nella saggezza del Torino, club proprietario del cartellino) l’erede ideale di Nicolò Fortini.

Fonte Juve Stabia
L’esuberanza atletica di Simone Zanon, arma della Carrarese, lo rende tra gli elementi più pronti della categoria per il grande salto, mentre i giovani Francesco Conti (Sampdoria), Lonardo Colombo (Monza) e Alessandro Romano (Spezia) hanno dimostrato che l’esperienza non è una conditio sine qua non per vivere il e nel centrocampo.
Daniel Tonoli del Modena si è rivelato fatto a misura di calcio moderno: un difensore che non accetta etichette, coinvolto nella costruzione, propenso ad accompagnare la manovra. Tutto ciò che – come oramai noto – viene chiesto ai piani più alti. Emanuele Rao è stato forse l’unico candore della stagione del Bari: le sue qualità tecniche, atletiche e attitudinali lo rendono un diamante che il Napoli ha l’obbligo morale di gestire al meglio.
Non sarà l’esito della finale contro il Monza a decretare il giudizio sull’annata del Catanzaro di Aquilani: Tommaso Cassandro, Costantino Favasuli e Mattia Liberali sono alcuni della magnifica orchestra di un allenatore rapidamente etichettato in maniera miope dopo l’esperienza di Pisa.
L’elenco abbraccia anche Lorenzo Palmisani, portiere del Frosinone, una delle tante coccarde che Massimiliano Alvini potrà esibire quando racconterà di questa mistica stagione (non si può tappare l’intenzione di menzionare anche Gabriele Bracaglia, che con il tecnico di Fucecchio ha scoperto una versione di sé, come rendimento e fluidità posizionale, che probabilmente non sapeva di possedere), così come il mancino di Andrea Bozzolan, nota lieta della cagionevole Reggiana retrocessa, e la prominente falcata di Richie Sagrado del Venezia (dove Matteo Dagasso, tra i lagunari e il Pescara, ha disegnato pennellate di notevole bellezza). Esterni mancini, attori di stagioni diametralmente opposte da parte dei rispettivi club, ma ugualmente in grado di farsi notare.

Gianluca Vannicelli / IPA Sport / IPA
Diversi altri talenti sono rimasti fuori dal racconto (dove, è bene ribadirlo, non sono stati coinvolti calciatori che hanno già presenziato sui più variegati prodotti editoriali), il cui fine non era quello di esaltare i singoli ma di incentivare iniezioni di fiducia. Il calcio italiano – dalla Serie A alla Terza Categoria – resta imbrattato dai problemi, ma disincentivare la sollecitazione e la salvaguardia della parte sana del prodotto non potrà fare altro che appiattire ancora di più la situazione.
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