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·4 May 2026
🎙️ Frosinone, Stirpe: "Con i tifosi c'è un rapporto di grande stima. Ecco i nostri obiettivi"

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Il Presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, ha rilasciato una lunga intervista a Il Quotidiano del Lazio. Di seguito le sue parole riportate da alefrosinone.it.
Presidente, se dovesse scegliere una sola immagine per raccontare questi 23 anni alla guida del Frosinone Calcio, quale sarebbe?
“L’immagine sarebbe quella della realizzazione di un sogno fatto da bambino, che poi ho avuto l’opportunità di realizzare pienamente. Se dovessi definirlo con una parola, direi soddisfazione”.
Quando nel 2003 ha assunto la presidenza, che cosa immaginava veramente per il club? Che proiezione dava alla squadra?
“Abbiamo raccolto il Frosinone Calcio in una situazione di grande difficoltà e criticità. Il primo obiettivo, quello più immediato, era restituirgli un’identità, dargli la possibilità di camminare con le proprie gambe e, in prospettiva, puntare a qualche obiettivo più ambizioso. All’inizio, però, il primo e unico pensiero era ridargli la possibilità di fare un percorso”.
Dalla Serie C alla Serie A, qual è stato il passaggio più difficile dal punto di vista sportivo, gestionale e anche umano?
“A mio avviso il momento più difficile è stato la retrocessione dalla Serie B alla Serie C nel 2011. In quel momento le domande che mi sono posto sono state tante e sembrava l’interruzione di un ciclo che, tutto sommato, era stato un ciclo di crescita. Tante certezze sono venute meno e c’è voluta molta volontà per ricucire tutti gli aspetti che, secondo me, si erano sfilacciati. Da lì, poi, siamo riusciti a costruire un percorso vincente negli anni successivi”.
In questi anni il Frosinone è diventato un modello per molte realtà di provincia. La chiave qual è stata? Programmazione, sostenibilità, competenza o anche pazienza?
“Noi abbiamo fondato il nostro progetto proprio all’indomani di quella retrocessione, scegliendo quattro pilastri importanti, anche se sviluppati nel tempo in modo progressivo. Il primo è stato la sostenibilità economico-finanziaria. Nella mia visione, le sorti del club devono essere disgiunte da quelle del proprietario pro tempore. Le vicende del proprietario possono andare in una certa direzione, ma quelle del club devono rimanere stabili. Come ho detto più volte, il club per me è dei tifosi: noi siamo soltanto amministratori pro tempore. Il secondo pilastro è stato lo sviluppo delle infrastrutture, perché senza infrastrutture non si può avere una prospettiva reale di programmi sostenibili. Il terzo è stato lo sviluppo del settore giovanile. Soprattutto nelle categorie diverse dalla Serie A, per ragioni anche di costo, è necessario puntare sulle proprie risorse. Il quarto riguarda la valorizzazione del brand. Alla base di tutto, però, c’è lo sviluppo di una competenza organizzativa da parte dei collaboratori che fanno parte della famiglia del club”.
Il calcio di provincia può ancora sognare oppure il sistema sta diventando sempre più chiuso?
“Il sistema sta diventando sempre più chiuso. Il calcio di provincia può ancora avere una missione se viene meno l’egoismo dei grandi club. A mio avviso oggi il sistema calcio in Italia non funziona molto bene perché i vari mondi — Serie A, Serie B, Serie C, Lega Dilettanti — vivono in compartimenti stagni. Nessuno riesce a trovare una missione collegabile sia a chi sta sopra sia a chi sta sotto. Se non recuperiamo una dimensione di solidarietà e complementarità, difficilmente potremo ambire a risultati sportivi importanti in futuro”.
La vittoria contro la Juve Stabia avvicina il Frosinone a un nuovo ritorno in Serie A. Dopo tre promozioni già vissute da presidente, che cosa avrebbe di diverso questa eventuale quarta salita nella massima serie? Sarebbe la conferma definitiva di un modello o l’inizio di una nuova fase?
“A questa domanda non mi piace rispondere adesso. Magari me la venga a fare fra una settimana e vedremo che tipo di risposta potrò darle”.

Frosinone - Stadio Stirpe
Lo stadio Benito Stirpe è più di un impianto sportivo. Che cosa rappresenta per lei sul piano personale?
“Sul piano personale rappresenta il recupero dell’identità. È il minimo comune denominatore di tutti coloro che ruotano intorno alla famiglia del Frosinone: collaboratori, sponsor, tifosi. È il luogo in cui si celebra l’identità del Frosinone”.
Intitolare lo stadio a suo padre ha dato al progetto un valore ulteriore, familiare e simbolico. Che emozione prova nel vedere quel nome diventato parte della vita quotidiana dei tifosi?
“Mi ha fatto particolarmente piacere perché non sono stato io a volere l’intitolazione dello stadio alla memoria di mio padre. È stato il Comune di Frosinone. Questo mi ha reso enormemente felice, perché è stato riconosciuto da altri il merito di una persona che ha voluto molto bene a Frosinone”.
Parliamo del tifo. Che cosa ha imparato dal popolo giallazzurro?
“Abbiamo imparato tante cose, soprattutto l’attaccamento nei momenti di difficoltà, quando c’è stato bisogno di un supporto importante. Ricorderò sempre, proprio a proposito della retrocessione del 2011, la sera precedente all’ultima partita: i tifosi, nonostante fossimo già retrocessi, vennero in albergo e ci incitarono lo stesso. Fu un bel gesto”.
E oggi qual è il suo rapporto con i tifosi del Frosinone?
“È un rapporto di grande rispetto e di grande stima. Naturalmente mi ritengo anche una persona che deve essere garante dei loro sogni e delle loro aspirazioni”.
Qual è il momento in cui, con il Frosinone Calcio, si è sentito più orgoglioso?
“Ce ne sono stati tanti. La cosa che mi ha reso più orgoglioso in questi anni è stata la costanza nel realizzare giorno dopo giorno un progetto che dura da 23 anni”.
C’è qualcosa che non ha ancora detto pubblicamente e che oggi ha l’occasione di dire, riguardo a questi tanti anni vissuti da presidente nel calcio?
“Tante volte uno si sente solo, rimane solo. Però fa parte del gioco”.
Se potesse parlare al Maurizio Stirpe del 2003, quello che iniziava l’avventura alla presidenza del Frosinone, che cosa gli direbbe?
“Gli direi: hai fatto bene a farlo”.
Come vorrebbe vedere Frosinone città e la squadra fra dieci anni?
“Prima o poi sarà necessario che qualcuno raccolga l’eredità. È una grande responsabilità. Un giorno dovremo scegliere un progetto stabile, capace di garantire continuità nel tempo”.
C’è ancora un sogno che non ha realizzato con la squadra?
“Ce ne sono tanti. In questo momento dobbiamo concentrarci soprattutto sul completamento delle infrastrutture, sul completamento dei servizi all’interno dello stadio e sulla necessità di dare al movimento una stabilità maggiore, che non dipenda soltanto dagli impulsi che posso dare io personalmente”.







































