Genoa, De Rossi in conferenza in vista dell’Inter: «Norton Cuffy potrebbe non esserci, loro una squadra forte e motivata. Sul KO col Bodo Glimt penso questo» | OneFootball

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·26 February 2026

Genoa, De Rossi in conferenza in vista dell’Inter: «Norton Cuffy potrebbe non esserci, loro una squadra forte e motivata. Sul KO col Bodo Glimt penso questo»

Article image:Genoa, De Rossi in conferenza in vista dell’Inter: «Norton Cuffy potrebbe non esserci, loro una squadra forte e motivata. Sul KO col Bodo Glimt penso questo»

Genoa, l’allenatore Daniele De Rossi si presenta in conferenza stampa a due giorni dalla sfida di campionato contro l’Inter

La conferenza stampa di Daniele De Rossi a due giorni da Inter Genoa, match valevole per la 27^ giornata del campionato di Serie A 2025/26.

MESSIAS – «A forza di stare fuori ha fatto amicizia col medico e ogni tanto passeggiano assieme – e no, no, Junior sta bene. Stanno fondamentalmente tutti bene, qualcuno un po’ meno, ma ancora bisogna capire. Non ci sono infortuni lunghi. Norton-Cuffy non ha una lesione grave, ma potrebbe non esserci a Milano. Vediamo in questi giorni. Otoa oggi è sceso in campo, sta lavorando sulla caviglia. Vedremo quanto diminuirà il gonfiore e quanto dolore riuscirà a sopportare».


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INTER ARRABBIATA – «Penso che cambi poco, è più un’idea che ci facciamo noi prima della partita. Questa squadra sta vincendo a ripetizione campionati perché ce l’ha come obiettivo e ne ha diversi. Uno è saltato, ma l’altro rimane vivo e alla portata di una squadra come l’Inter. Avrebbero comunque avuto voglia di vincere e mantenere la loro striscia, che non so di quante vittorie sia. Squadra forte, squadra motivata. E forse c’è la cosa più pericolosa da incontrare: l’orgoglio ferito dei campioni. Si tratta di una squadra che ha vinto e sta vincendo, avrà voglia di svoltare dopo l’eliminazione in Champions».

GENOA PERFETTO – «Un Genoa perfetto non esiste, e probabilmente quello che sognerei non lo vedremo in questi mesi. Stiamo buttando giù delle buone basi. Nel primo tempo con il Torino ci siamo avvicinati alla mia idea di squadra. Siamo stati bravi a gestire la palla, molto aggressivi e abbiamo limitato le imbucate. Siamo stati una squadra attenta. Ho visto una squadra che aveva tanta voglia di vincere la partita. Ho visto una squadra cattiva, che è sempre una cosa un po’ astratta. Io ho visto una squadra così nel riscaldamento, sulla prima palla, sulla seconda palla e fino al quarantacinquesimo ha fatto un primo tempo molto vicino a quello che vorrei facessimo sempre. Non possiamo però accontentarci perché il secondo tempo è stato meno buono e meno in controllo, quando la partita doveva essere ancora più facile».

RITORNO A SAN SIRO E ERRORE COL MILAN – «Lo trovo, oltre che bello, ricco di storia. Ho sempre l’impressione di entrare in un posto dove sono successe cose molto importanti per noi amanti del calcio. Ho vissuto giornate belle, ma anche negative. Sono più le volte che ci ho vinto, considerando che ci abbiamo affrontato sempre Inter e Milan, due squadre molto forti. Sono contento di tornarci. Se dicessi che non penso a quella serata mentirei perché noi allenatori siamo un po’ piagnucoloni, andiamo a fare l’elenco dei punti che sentiamo di dover avere indietro dal destino. Se penso a quella partita penso a sessanta minuti a grande livello, un pareggio a tempo scaduto e poi la forza di cercare di andare a provare a vincere la partita. Poi i rigori si sbagliano o si segnano. Siamo usciti moralmente con le ossa rotte, ma ci ha dato la certezza di potercela giocare contro una squadra molto forte come il Milan. Anche se poi è una squadra che a volte te la lascia per scelta, a differenza dell’Inter».

NORTON-CUFFY – «Non è l’idea di non rischiarlo: qui se bisogna rischiare, rischiamo. Ogni partita è importante. Il discorso è farcela o non farcela. Abbiamo una partita a settimana e abbiamo partite molto importanti, quindi se uno può stare in campo, si mette a disposizione. Poi può essere mia la scelta di non rischiare un giocatore perché non voglio perderlo per tanto tempo. Se c’è il rischio di perderlo per tanto tempo, il giocatore non gioca. Non vale solo per Norton-Cuffy: è stato così anche per Frendrup a Udine. Sono mie scelte. Preferisco avere un giocatore sano che un ipotetico titolarissimo che non sta benissimo. Le soluzioni sono tante, ma non sono tantissime. Sono, in ogni caso, di tutto rispetto, motivo per il quale sono tranquillo. Se non dovesse farcela Brooke (o comunque dovesse farcela e decidessi di optare per altri giocatori), i nostri quinti che hanno giocato su quella fascia – che non sappiamo più se sia la destra o la sinistra – sono di assoluta affidabilità».

MESSIAS-BALDANZI – «Non sono convinto che non sia la partita adatta. Ogni partita è adatta se hai giocatori buoni da mettere in campo, che quando c’è da tenere palla sanno tenerla, proteggerà e fare partire un contropiede e spezzare il ritmo degli avversari. Questi due giocatori, a discapito della loro immagine di giocatori offensivi e di qualità, quando li metti all’interno di un’organizzazione difensiva si sanno sacrificare e hanno capito cosa voglio da loro. Non si tratta di correre 14 chilometri come fanno Frendrup o Masini, ma occupare spazi dove vorrei che non passassero palle avversarie. Loro lo sanno fare. Devono stare bene entrambi per metterli perché non voglio entrare in campo e avere già la certezza di dover fare due cambi. Se ho la certezza di doverne fare uno, è una staffetta tra l’uno e l’altro. Questa è la lettura. La seconda lettura è chi si sposta a fare il sotto punta e chi rimane a fare la mezzala. A me piace mettere giocatori bravi e offensivi e giocare tante partite con due punte più Malinovskyi, Baldanzi, Messias non mi fa paura. Penso che sia la strada più vicina all’arrivare a fare gol e i numeri ci dicono che questa strada ripaga. In tante partite abbiamo fatto gol con Thorsby che si inseriva di testa. Ogni giocatore ha una sua chiave per andare a far male agli avversari, l’importante è che sia riconosciuta da tutta la squadra e che sia messa in atto una strategia funzionale a poter fare gol».

CATENACCIO E CONTROPIEDE – «Sono d’accordo che non siano parolacce. Hanno dimostrato che si può vincere con chiunque facendo catenaccio e contropiede. Credo che il Bødo-Glimt abbia avuto un’intensità e un’abnegazione nell’atteggiarsi in fase difensiva e riproporsi in fase offensiva lodevoli. Non è stato solo catenaccio e contropiede. Penso che l’Inter all’interno della partita avrebbe meritato di vincere: all’interno della partita catenaccio e contropiede possono funzionare, ma credo che sia riduttivo limitare una squadra come il Bødo-Glimt a queste due parole. Forse non rende loro neanche merito. Credo che l’Inter, con questo atteggiamento degli avversari e col suo atteggiamento, potesse vincere tranquillamente la partita, dopodiché gli episodi fanno la differenza. Il primo gol del Bødo-Glimt è stato un infortunio dell’Inter. A volte sembriamo molto bravi quando facciamo una strategia o una gran gara. L’allenatore del Bødo-Glimt sembra uno scienziato e Chivu un pollo, ma se guardi bene la partita ti accorgi che l’Inter la poteva vincere ampiamente. È pur vero che il Bødo-Glimt è una squadra meno forte dell’Inter, con giocatori meno costosi, quindi è un grand emerito quello di aver passato il turno. Li stimo molto per questo. Speriamo di riuscire anche noi a fare valere le nostre armi come hanno fatto loro, sia in casa che fuori».

NUMERI INTER SU PALLE INATTIVE – «Abbiamo ben chiari i numeri dell’Inter sulle palle inattive, ne abbiamo riparlato. Tocchiamo ferro e non parliamo di come abbiamo difeso sui calci piazzati ultimamente, ma possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti. Abbiamo giocato contro squadre come il Parma, che ha giocatori molto forti e alti, e contro la Cremonese con Djuric, Thorsby, Baschirotto, giocatori che fisicamente ci mettevano ancora più paure dell’Inter. Siamo stati molto attenti, cambiando qualcosina e non concedendo nulla. Forse avevamo smesso di lavorarla quotidianamente questa roba, ma anche oggi ci siamo messi lì una mezz’oretta per parlarne. Sappiamo che l’Inter ha ottimi giocatori proprio dal punto di vista del calciare nel mezzo, oltre ad avere grandi saltatori. Col Lecce hanno dominato la partita, ma poi hanno avuto bisogno di due calci piazzati per sbloccarla. Sappiamo che è un’altra arma e la pericolosità e la grandezza dell’Inter vengono proprio da questo, dal fatto che possono far gol in tante maniere, giocare in tante maniera, fare gol con tantissimi giocatori. Siamo consapevoli che sia probabilmente la squadra più forte del campionato. Noi possiamo solo fare questo: prepararci al meglio sui loro fondamentali migliori e cercare di non allontanarci troppo da quello che invece è buono per noi per fare loro male».

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