Gravina torna a parlare: «Ho accettato anche gli insulti, ma essere definito indegno no. Le mie dimissioni un atto d’amore verso il calcio» | OneFootball

Gravina torna a parlare: «Ho accettato anche gli insulti, ma essere definito indegno no. Le mie dimissioni un atto d’amore verso il calcio» | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Inter News 24

Inter News 24

·12 April 2026

Gravina torna a parlare: «Ho accettato anche gli insulti, ma essere definito indegno no. Le mie dimissioni un atto d’amore verso il calcio»

Article image:Gravina torna a parlare: «Ho accettato anche gli insulti, ma essere definito indegno no. Le mie dimissioni un atto d’amore verso il calcio»

Gravina, intervistato dal Corriere della Sera, torna a parlare a poco tempo dalle sue dimissioni da presidente della FIGC: ecco le sue parole

Gabriele Gravina, intervistato dai microfoni del Corriere della Sera, torna a parlare delle sue dimissioni da presidente della FIGC, arrivate dopo la clamorosa esclusione dell’Italia dai Mondiali 2026 per la sconfitta in finale playoff contro la Bosnia. Ecco, di seguito, tutte le sue dichiarazioni.

CRITICHE – «Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio. Abodi? Non voglio fare nomi. Ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio».


OneFootball Videos


AVREI DOVUTO ESSERE PIÙ BRAVO COME CALCIATORE – «Non è vero che i risultati della Nazionale determinano le crisi politiche. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle goal con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…»

LE DIMISSIONI? – «Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti.Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione. In questo Paese il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati».

CHI IL MIO SUCCESSORE? – «Non sarò il regista del futuro e non tirerò la volata a nessuno. È folle pensare che possa fare accordi con qualcuno. Sono convinto che alla fine le componenti mostreranno senso di responsabilità e riusciranno ad individuare un candidato in grado di coagulare il maggior numero di consensi possibile. In Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali».

LA MIA USCITA SUGLI ALTRI SPORT – «Mi spiace come le mie parole sul concetto di dilettanti riferito agli altri sport siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline».

SU GATTUSO E BUFFON – «Gattuso è stato un allenatore preparato e una persona meravigliosa. Nonostante i pochi allenamenti a disposizione, è riuscito a dare un’anima alla squadra. Non è bastato e il primo a essere dispiaciuto è stato proprio lui. Buffon? L’ho voluto io al Club Italia perché ritengo abbia una grande carriera da dirigente davanti a sé. In questi anni si è formato ed è cresciuto molto. Ora però tocca a lui fare le scelte migliori per il suo futuro».

RISCHIO DI PERDERE EURO 2032? – «Sapevamo di partire con forti criticità, ma l’Europeo insieme alla Turchia, che rivendico come un grande successo della mia presidenza, serviva proprio da stimolo per riportarci a livello internazionale. I ritardi nella nomina del commissario e il mancato sostegno economico da parte del Governo non hanno generato l’accelerazione auspicata. Però non mi arrendo: nel mio ruolo di vicepresidente Uefa continuerò a lavorare affinché si concretizzi questa grande opportunità per l’Italia. Per quanto mi riguarda, continuerò in Uefa. La mia esperienza resta a disposizione, ma non sarò mai un ex presidente ingombrante».

RIORGANIZZAZIONE DEI CAMPIONATI – «Negli ultimi anni ho presentato alle componenti diverse proposte di riforma dei campionati, ma fino a quando esisterà il cosiddetto “diritto d’intesa”, che è un vero e proprio “diritto di veto”, non ci potrà essere una riduzione con una conseguente riorganizzazione dei campionati. Quando parlo dell’aiuto che la politica può offrire al calcio, mi riferisco anche a questo: dare indicazioni al Coni affinché venga eliminato questo blocco nel nostro sistema di regole».

View publisher imprint