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·3 April 2026

Il dossier dimenticato di Roberto Baggio: 900 pagine per rifondare il calcio italiano finite nel cestino

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Dal progetto “Rinnovare il futuro” alle dimissioni di Baggio: strutture, scouting e formazione mai applicati dopo il flop del Mondiale 2010.

Nel 2011 Roberto Baggio presentò alla FIGC il progetto “Rinnovare il futuro”, un piano da circa 900 pagine elaborato con il contributo di 50 persone e pensato per rilanciare il calcio italiano dopo l’eliminazione degli Azzurri al Mondiale in Sudafrica: tra i punti chiave figuravano la creazione di strutture sportive adeguate e di circa 100 centri federali, l’introduzione di un sistema di scouting capillare basato su test fisici e tecnici, la formazione qualificata degli istruttori e lo sviluppo di un grande database multimediale per monitorare giocatori e partite.


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Nonostante la visione strutturata e anticipatrice, il progetto non venne mai realmente preso in considerazione, restando di fatto lettera morta e contribuendo alla successiva decisione di Baggio di dimettersi, amareggiato per l’impossibilità di portare avanti una riforma che, ancora oggi, molti considerano attuale.

Il dossier di Baggio per riformare il calcio italiano scartato dalla FIGC: “quando lo presentammo ci fecero parlare 15 minuti”

Ha ancora più dell’assurdo quanto affermato dallo stesso Roberto Baggio, che ha spiegato tutto l’iter per presentare tale riforma. Difatti, dopo aver preparato il famoso documento di 900 pagine, all’ex calciatore sono stati lasciati pochissimi minuti per parlare e sostenere le sue tesi. Ecco cosa ha detto: “Quando lo presentammo ci fecero fare 5 ore di anticamera per poi lasciarci parlare 15 minuti“. 

Tale affermazione è ancora più grave dello scarto della riforma, segno che nemmeno si è voluto dare importanza a quanto avrebbe voluto proporre il “Divin Codino. Dietro ci sono sempre i soliti motivi politici ed economici, tra pagamenti sottobanco nelle giovanili e migliaia di ingiustizie in tutto il mondo del calcio italiano, che con la riforma sarebbero venuti meno.

La riforma di Baggio “riscopre” lo scouting: osservatori per 50.000 partite l’anno e dialogo con i settori giovanili

Al centro della riforma c’era poi lo scouting, qualcosa che specialmente in Italia si è perso negli ultimi anni. Difatti, ultimamente si è preferito andare a visionare campionati esteri, creando un sovraffollamento di calciatori stranieri nelle giovanili. Tutto ciò fatica la crescita degli stessi azzurri, portando a risultati osceni come quelli recenti. 

L’obiettivo, quindi, della riforma del 2011 sarebbe stato la creazione di un database multimediale contenente partite, test e statistiche di ogni giocatore, divisi in sezioni specifiche per ogni parte d’Italia. È qua che ritorna l’ideazione di 100 centri federali in tutta Italia, con a capo tre allenatori scelti sul territorio. Si sarebbe andati quindi a operare nel settore tecnico, in modo da cogliere i migliori talenti attraverso dati e immagini.

Purtroppo, però, anche questa proposta fu scartata.

Il dossier di Baggio, scritto nel 2011, torna attuale 15 anni dopo: è possibile il ritorno ai vertici della FIGC?

Ora però, a 15 anni dalla presentazione del dossier, si è tornato a parlare della riforma di Roberto Baggio, presentata come possibile soluzione alla situazione surreale che la Nazionale sta vivendo, non qualificandosi ai Mondiali per 3 edizioni di fila. Nelle ultime ore si è vociferato di un ritorno della leggenda ai vertici della FIGC, scenario possibile se veramente ci sarà la volontà di rifondare il nostro calcio. 

Il “Divin Codino” abbandonò il suo ruolo da presidente del Settore Tecnico Federale nel 2012, a causa della mancata approvazione delle sue proposte, fattore che rese impossibile il proseguimento del suo lavoro. Al momento dell’addio, infatti, l’ex calciatore dichiarò: “Ho provato a esercitare il ruolo che mi era stato affidato, non mi è stato consentito e non sono più disposto ad andare avanti. Ho lavorato per rinnovare la formazione dalle fondamenta, creare buoni calciatori e buone persone, presentando il mio progetto nel dicembre 2011, 900 pagine, che è rimasto lettera morta. Non amo occupare le poltrone, ma fare le cose, quindi a malincuore ho deciso di lasciare

Tuttavia, Baggio non lasciò chiusa la porta al momento dell’addio, affermando: “Amo il calcio e il mio Paese. Sono disponibile per qualunque iniziativa per il bene dello sport“. Alla luce di tale dichiarazione, non è impossibile che l’ex Juventus decida di riprovare a mettere in atto la riforma che al nostro paese tanto serve.

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