Milannews24
·4 June 2026
Il Milan riparte dall’orgoglio italiano: il blocco da cui ricostruire mentre Milano contesta Cardinale

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In attesa di capire chi comporrà la nuova struttura dirigenziale dopo il mega azzeramento dei vertici, c’è un dato oggettivo che balza all’occhio in casa rossonera. La rosa per la stagione 2026-2027 ripartirà da un mini blocco di giocatori italiani, siano essi già presenti in rosa o giovani di rientro dai rispettivi prestiti. In un momento di totale rifondazione, il nucleo azzurro rappresenta una delle pochissime certezze da cui far partire il nuovo ciclo.
Matteo Gabbia si conferma uno degli ultimi emblemi del milanismo, custode dei sani principi e dei valori che hanno contraddistinto il club nel corso della sua storia. Capitano senza fascia e riferimento assoluto per compagni e arbitri in campo, il difensore è stato tra coloro che hanno sofferto maggiormente l’amaro esito dell’ultima stagione. Gabbia sarà sicuramente in testa al gruppo che si ritroverà a Milanello ai primi di luglio per il raduno (la cui data ufficiale verrà scelta dal nuovo allenatore), affiancato da Samuele Ricci e Davide Bartesaghi.
L’ex regista del Torino è reduce da un’annata altalenante ma vissuta con enorme dedizione, accettando anche di giocare fuori ruolo come mezzala sotto la gestione tecnica di Allegri pur di dare una mano. Discorso simile per Bartesaghi: il giovane laterale ha vissuto una striscia stagionale esaltante tra ottobre e febbraio, scalzando inizialmente il neoarrivato Pervis Estupinan, prima di subire una fisiologica flessione nel finale di stagione dove i due si sono alternati come quinti di centrocampo.
La linfa vitale per il futuro a lungo termine arriva però dai ragazzi del vivaio reduci da importanti esperienze formative in giro per l’Italia:
Mentre i big del mercato vacillano — con Leao che si è virtualmente messo in vetrina, il Napoli che corteggia Rabiot e diversi club su Jashari, Pavlovic, Nkunku e Gimenez — l’anima italiana si candida a essere il vero pilastro della ricostruzione.
Parallelamente alle questioni di campo, il clima attorno a via Aldo Rossi si fa sempre più pesante. La contestazione dei tifosi ha ormai superato i confini dello stadio e della protesta social, trasformandosi in atti concreti e scritte esplicite apparse in vari punti della città di Milano. I bersagli principali della tifoseria sono Gerry Cardinale, Zlatan Ibrahimovic e la novità della dirigenza Jovan Kirovski.
I messaggi non lasciano spazio a interpretazioni: da «Cardinale go home» e «Cardinale sanguisuga» fino a «Ibra sabotatore, vattene», arrivando a colpire duramente anche il responsabile del progetto di seconda squadra con un eloquente «Kirovski dilettante, dimettiti all’istante». La piazza non ha digerito il vuoto di potere generato dai recenti licenziamenti in tronco e la frattura appare insanabile, tanto che difficilmente persino un mercato importante potrebbe placare gli animi. L’unico legame intatto resta quello con la maglia: la tifoseria non sembra intenzionata a boicottare la campagna abbonamenti, mossa dalla ferrea volontà di non cedere il proprio seggiolino a San Siro a spettatori occasionali.







































