Pagine Romaniste
·12 March 2026
Il nuovo Zaniolo: “Basta ragazzate. Sono maturato”

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·12 March 2026

LA GAZZETTA DELLO SPORT (Francesco Velluzzi) – Nicolò Zaniolo è tornato sulla scena della Serie A. Esattamente com’era da bambino. “Vivace, sempre col pallone, innamorato di papà Igor che è stato il mio esempio di vita. Mi portava al campo, come oggi io faccio col mio figlio più grande Tommaso. Mi ha trasmesso l’amore per il calcio, mi ha spiegato le dinamiche di spogliatoio e di gruppo. Forse non l’ho ascoltato come dovevo. Ma ora sono maturato”. A tal punto che Zaniolo, cinque gol in campionato e quasi tutte le partite da protagonista, è in ballo per tornare ora in Nazionale: “La maglia dell’Italia è un sogno, sto facendo di tutto”.
Vedendola da vicino si notano tante cicatrici. Ne prende di botte. “Tante, troppe. Due operazioni alle ginocchia, crociato destro e sinistro, la rottura del metatarso del piede sinistro”.
Lei volava altissimo alla Roma. Poi non ha mantenuto le aspettative. Che tipo di errori ha fatto tra Atalanta e Fiorentina? “A Bergamo partii indietro per il metatarso. E non riuscivo a dare quello che voleva Gasperini. Alla Fiorentina mi aspettavo andasse diversamente, ho più rimpianti per la Viola”.
È stato dipinto come un bad boy. Che ha combinato? “Ragazzate. Qualche ritardo di troppo io e Moise Kean. Ma sono cambiato. Noi siamo idoli per i bambini, dobbiamo dare esempi positivi”.
Grazie a Sara che ha appena sposato e l’ha fatta da poco ridiventare papà di Leonardo. “La sua bellezza è oggettiva, ma è la parte che ragiona in casa. Io ho il fuoco dentro. Ci conosciamo da quando avevo 18 anni e c’è sempre stata nei momenti più duri. Come il mio agente Claudio Vigorelli”.
Lei alla Roma ha dato il meglio. Poi è finita male. “A Roma ho comprato due case, credo che da grande ci vivrò. Mi ha dato tanto. Seguo la squadra, anche se è finita male”.
Baruffe e incomprensioni. Ma può dire di aver fatto vincere una Conference, con un gol in finale. “Un’emozione incredibile. Ma quella coppa è di tutti. L’abbiamo conquistata dai playoff col Trabzonspor, lavorando da luglio”.
Con un tecnico come Josè Mourinho. “Un maestro. Gestisce alla perfezione, in campo e fuori. Ed è alla mano”.
In un gioco sui social lei ha messo Francesco Totti sopra tutti. “È un campione, un fenomeno, una leggenda. Uno dei tre 10 italiani, con Baggio e Del Piero. Ho avuto la fortuna di conoscere Francesco e ho capito l’importanza che ha”.
Anche lei a Roma aveva quintuplicato i follower diventando un idolo. “Non ho saputo gestire il momento dopo l’esordio in Champions e la doppietta al Porto”.
Chi era il suo idolo? “Kakà, a Roma giocavo col 22 per lui”.
Al Galatasaray col 17. “Mi scrisse il papà di un bambino che era scomparso. Quella storia mi segnò. L’ho scelto per lui”.
A Udine ha il 10, l’hanno fatta re. “A giugno non mi voleva nessuno. Loro ci hanno creduto. Cercavano uno al posto di Thauvin. Pozzo e Nani sanno come lavorare. Con Nani c’è un bel rapporto. Udine mi ha accolto benissimo e sono felice di starci. Sento la fiducia, mi sento apprezzato e parte di un progetto”.
Lei da ragazzino è andato all’Inter. “Andai prima a Firenze a 10 anni. All’Inter ho vinto tutto a livello giovanile. Dovevo stare in prima squadra, invece giocai più in Primavera e a Stefano Vecchi devo tanto. Mi usava da mezzala”.
Ora che ruolo è? “Una seconda punta. Che gioca più tra le linee. Prima ero più esplosivo e istintivo. Ed ero io contro tutti. Ora ragiono e supporto la punta. Meglio ora”.









































