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Marco Alessandri·4 May 2026
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Marco Alessandri·4 May 2026
L'Inter vince il 21º Scudetto della propria storia e lo fa da dominatrice. Battute le rivali Napoli e Milan, da ieri sera rispettivamente a -12 e -15.
È il trionfo di Chivu, accolto nell'incertezza generale e campione dopo appena 48 partite in Serie A, mica male. Ma è anche lo Scudetto di Lautaro, leader indiscusso, di Thuram e di Dimarco.
Insomma, di attori protagonisti in questa Inter ce ne sono stati tanti.
Non 10, perché resta il neo dei tanti scontri diretti persi. Ma che stagione d'esordio per il romeno! Quando l'Inter lo annunciò la scorsa estate, in pochi avrebbero scommesso su un finale del genere. Invece Chivu ha lavorato in silenzio, senza mai perdere la calma e ridando a un gruppo che sembrava finito, l'energia per tornare a vincere. E tra nove giorni può fare il Doblete. Chapeau.
È l'uomo copertina, quello che post eliminazione dal Mondiale per Club ha tuonato, richiamando all'ordine tutto l'ambiente. Capocannoniere della Serie A per la seconda volta, il Toro festeggia il 3º Scudetto. Decisivo, come quando torna dall'infortunio e "mata" la Roma a San Siro. Capitano.
Pari voto per il miglior esterno del nostro campionato, ma non solo. Stagione probabilmente irripetibile quella del classe '97, che a tre gare dal termine conta già 6 gol e 18 assist. Insomma, con Dimash si parte da 1-0. Sentenza.
Il vero faro del centrocampo della stagione 2025/26. Tra tutti, forse il giocatore che più ha beneficiato dell'arrivo di Chivu, che lo ha messo al centro della sua Inter e ne ha tratto il meglio. Come per Dimarco, 6 gol, tra cui la bordata che spezza la Juve in pieno recupero. Maestro.
Prima parte di stagione in difficoltà, dove lo si vede arrancare. Poi un finale da star, in cui riesce a far dimenticare l'assenza di Lautaro e torna a essere il bomber che tutti conosciamo. Se l'Inter festeggia oggi, senza ansie e a con tre gare d'anticipo, il merito è in gran parte suo. Ritrovato.
Un'estate con le valigie in mano, ma poi è rimasto e ha cominciato da assoluto protagonista. Doppietta allo Stadium, gol al Napoli, doppietta alla Fiorentina. Qualche infortunio di troppo, ma anche la netta sensazione che con Çalha sia tutta un'altra musica. E poi la sberla da 35 metri contro la Roma, forse il gol che indirizza lo Scudetto a Milano. Decisivo.
Parte Pavard, una delle colonne dell'Inter di Inzaghi, ma arriva un campione che con Guardiola ha vinto tutto. I nerazzurri con lo svizzero hanno fatto un colpaccio, per rendimento, prezzo ed esperienza. Può fare tutti i ruoli della difesa e li fa bene, dopo neanche un anno è già leader del reparto arretrato. Sicurezza.
C'è un'Inter quando gira Bare e c'è un'altra Inter quando Bare non gira. Anche lui, come Thuram, ha vissuto una stagione a fasi alterne, ma nel finale si è rivisto il giocatore che ha fatto innamorare tutto il popolo nerazzurro. Anche in fase realizzativa, che non è un dettaglio. Metronomo.
La stagione della consacrazione, quella in cui si è preso il posto da titolare. In crescita esponenziale, il tedesco è ora uno degli insostituibili di Chivu, sia per ciò che dà in fase difensiva, che per quello che offre in area avversaria. Qualche errore all'inizio, superato con sicurezza. Roccia.
Quanto è mancato quest'anno l'olandese! In rosa probabilmente non c'è un divario tanto ampio tra titolare e sostituto, e non ce ne voglia Luis Henrique. Ma con Denzel è tutta un'altra storia. Attacca, difende, corre, segna. Insomma, il prototipo del perfetto esterno in un 3-5-2. Incontenibile.
Prima stagione da grande per Pio, che a 20 anni è passato dal Picco di La Spezia, a San Siro. Un salto non da poco, che il numero 94 ha fatto senza paura, mostrando sempre i muscoli. 6 gol in campionato, alcuni di questi tanto importanti quanto belli. Il futuro dell'Inter è in buone mani. Predestinato.
Dopo l'esordio da fenomeno contro il Torino, in tanti forse si aspettavano un giocatore già pronto a dominare la Serie A. Invece il croato si è preso qualche pausa, mostrando di non essere ancora pronto a prendere in mano il centrocampo dei campioni d'Italia. La classe, però, non si discute. Il tempo è dalla sua parte. Talento.
Il canto del cigno dell'armeno, probabilmente. A 37 anni, Mkhitaryan per la prima volta è stato relegato a seconda scelta, dietro a Zielinski. Ma anche a quell'età, avere un cambio così è un lusso per chiunque. Eleganza sopraffine, intelligenza fuori dalla norma. La sensazione è che un giocatore così mancherà tantissimo, anche nelle rotazioni. Infinito.
Il vero 12º uomo dello Scudetto. Puoi metterlo nei tre dietro, o esterno al posto di Dimarco, ma anche a destra all'occorrenza. Lui c'è e si fa trovare pronto. Non garantisce la stessa classe di Bastoni o il piede di Dimarco, ma quanta corsa... Lo Scudetto è anche suo. Jolly.
Okay, dal caso Kalulu in poi è stato un altro Bastoni. Ma fino a quel momento, Alessandro era stato uno dei migliori, pilastro dell'Inter di Chivu come lo era stato di quella di Inzaghi. I fischi nei vari stadi sono ingenerosi, considerando come anche ieri a Torino e a Reggio Emilia si sia assistito a sceneggiate simili, se non peggiori. Giocatore da ritrovare, sempre che rimanga. Rimandato.
Inizio di stagione fortissimo, con la rete decisiva nella trasferta di Roma e la prestazione da one man show contro la Cremonese, in cui confeziona tre assist e un gol. Poi l'ascesa di Pio, che ha tolto spazio - e sicurezze - al collega francese, che dopo il gol al Pisa del 23 gennaio non è più entrato in nessuna marcatura, nemmeno con gli assist. Da rivedere.
Come per Mkhitaryan, gli anni si sono fatti sentire. Dopo essere stato un titolarissimo con Inzaghi, con Chivu ha perso progressivamente il posto. Quando chiamato in causa, comunque, ha sempre risposto. Chiude al meglio l'avventura in nerazzurro. Leone.
Discorso anagrafico molto simile ai due colleghi di cui abbiamo appena parlato. Lo slancio non è più quello dei giorni migliori e lo si è visto in varie occasioni, contro Juventus e Milan soprattutto. Potrebbe rinnovare, ma difficilmente lo farà da titolare. In calo.
È vero, a fin dei conti con lui in campo l'Inter non ha perso terreno. La sensazione, però, quando si vede giocare Dumfries, è che l'olandese faccia tutto un altro sport. Criticato costantemente, il brasiliano ha però dato il suo apporto. Paga il fatto che il suo cartellino sia stato pagato decisamente troppo. In difficoltà.
Da 'Pepo' Martinez, a Darmian, passando per i vari De Vrij, Diouf e Frattesi. Sono quelli che hanno visto poco o niente il campo e che, fatta eccezione del portiere e - forse - di Diouf, sono quasi certi di lasciare San Siro. Chiudono con uno Scudetto un'esperienza comunque positivissima, in cui hanno dato - e vinto - tanto.
📸 MARCO BERTORELLO - AFP or licensors







































