Calcionews24
·4 July 2026
Il paradosso del Mondiale di Trump: la nazionale USA è un monumento all’immigrazione

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C’è un cortocircuito affascinante e al tempo stesso ironico che attraversa i Mondiali del 2026 negli Stati Uniti. Come sottolineato dalla stampa internazionale, la squadra che sta tenendo vivo l’entusiasmo del pubblico di casa rappresenta la smentita vivente dell’attuale retorica politica di Donald Trump. Mentre il Presidente fa della lotta all’immigrazione il proprio cavallo di battaglia, la Nazionale americana è guidata da un commissario tecnico argentino, Mauricio Pochettino, e si regge quasi interamente sul talento e sui sacrifici dei figli di chi è arrivato da oltreoceano.
Gli esempi all’interno dello spogliatoio si sprecano e raccontano storie di frontiere e incroci di culture. Ricardo Pepi, cresciuto a El Paso, è figlio di immigrati. Timothy Weah, figlio del leggendario George (ex Pallone d’Oro e poi Presidente della Liberia), incarna perfettamente questa natura multiculturale. Non è un caso che proprio Weah sia stato tra i giocatori più a disagio quando alla squadra è stato comunicato l’obbligo di fare visita alla Casa Bianca, commentando con un laconico e sincero: “Non ho avuto scelta“. Questa è una Nazionale tenuta insieme dalle idee di un allenatore straniero, ma che porta fieramente incise addosso le proprie origini plurali.
Il simbolo più eloquente di questo paradosso politico e sportivo è però Folarin Balogun. L’attaccante, in possesso di ben tre passaporti, è diventato cittadino americano venticinque anni fa quasi per caso. Sua madre, di origini nigeriane, si trovava in visita a Brooklyn e non poté imbarcarsi sul volo di ritorno per Londra a causa della gravidanza troppo avanzata. Due mesi dopo il parto, madre e neonato fecero ritorno in Inghilterra.
Oggi, questo dettaglio anagrafico pesa come un macigno. Senza il diritto di cittadinanza per nascita — il celebre ius soli che Trump vorrebbe abolire e che proprio la Corte Suprema ha recentemente impedito di smantellare — Balogun non vestirebbe la maglia a stelle e strisce. Nonostante un torneo in cui non sono mancati i momenti di tensione in campo, tra cui un’espulsione arrivata tramite VAR, Balogun resta un idolo per i tifosi. L’immagine di fondo è potente: l’America esulta per una squadra che è, di fatto, un monumento all’immigrazione. Resta solo da chiedersi se Trump, finora assente dagli stadi, deciderà mai di andare ad ammirarla da vicino.







































