Inter, la conferenza stampa di inizio stagione. Chivu: «Diouf ho la pazza idea di metterlo quinto, curioso di vedere Stankovic in campo». Marotta: «Champions tra gli obiettivi, su Khalaili e Palestra…» | OneFootball

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Inter News 24

·13 July 2026

Inter, la conferenza stampa di inizio stagione. Chivu: «Diouf ho la pazza idea di metterlo quinto, curioso di vedere Stankovic in campo». Marotta: «Champions tra gli obiettivi, su Khalaili e Palestra…»

Article image:Inter, la conferenza stampa di inizio stagione. Chivu: «Diouf ho la pazza idea di metterlo quinto, curioso di vedere Stankovic in campo». Marotta: «Champions tra gli obiettivi, su Khalaili e Palestra…»

Inizia oggi la stagione 2026/27 dell’Inter, col primo giorno di ritiro ad Appiano Gentile: Beppe Marotta e Cristian Chivu intervengono in conferenza

Stamattina le porte di Appiano Gentile si sono riaperte per accogliere i calciatori dell’Inter che hanno iniziato oggi il ritiro estivo in vista della prossima stagione, 2026/27. Alle 14:30 interverranno in conferenza stampa il presidente Beppe Marotta e l’allenatore Cristian Chivu. Noi di InterNews24 la seguiremo live.

Parla il presidente nerazzurro, Beppe Marotta.


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ORGOGLIO E OBIETTIVI – «Per noi è motivo d’orgoglio essere qua e iniziare oggi la nuova stagione sportiva, ma lo è maggiormente per il fatto che siamo campioni in carica, abbiamo vinto lo scudetto e la Coppa Italia. Due vittorie sofferte, arrivate grazie alla cultura del lavoro che è forte in questo club, al senso di appartenenza, grazie alle capacità del mister, dei giocatori, col supporto della società. E’ l’occasione per ringraziare Piero Ausilio, Dario Baccin, Zanetti, lo staff medico. Da oggi ci si ripresenta ai nastri di partenza tutti azzerati. Abbiamo degli obiettivi. Siamo l’unica squadra italiana che partecipa a 4 competizioni: la Champions League, la Supercoppa Italiana, lo scudetto e la Coppa Italia, questo perché come sapete, la Supercoppa verrà disputata in partita secca, con la finale contro la Lazio. Anche questo è motivo d’orgoglio.

Gli obiettivi sono tutti di grande prestigio: dobbiamo cercare di performare molto meglio nella Champions League, che è la competizione più importante al mondo. Lo scorso anno siamo usciti col Bodo Glimt, ma fa parte delle regole di questo meraviglioso sport. Partecipiamo sapendo di avere delle difficoltà, ma lo facciamo con la forza e la cultura del lavoro che ci ha sempre contraddistinto. Fortunatamente nello sport, la legge del chi più spende più vince non esiste, ma esiste la legge di chi riesce a sostituire il denaro con un modello vincente.

Per quanto riguarda lo scudetto, siamo campioni in carica. Qui si apre uno spiraglio: nel campionato italiano, dal 2020 ad oggi, nessuna squadra è riuscita a vincere due scudetti consecutivamente, questo ad esempio è un obiettivo, rivincere lo scudetto sarebbe un traguardo storico. Credo che, per me che sono un uomo di sport da tantissimi anni, abbiamo un nemico interno che è la sindrome della vittoria: questa spesso porta ad un appagamento, noi dobbiamo essere bravi a non sentirci appagati. Dobbiamo avere umiltà e fame. Lo dobbiamo fare attraverso una fisolofia, quella del vincere seguendo un modello sostenibile.

Oaktree è arrivato quando l’Inter era in difficoltà, siamo riusciti ad uscire dal Settlement Agreement e questo è un risultato importante. Oggi siamo in una posizione molto solida grazie a loro, i quali non solo hanno profuso investimenti, ma hanno accolto anche le nostre esigenze di ampliare maggiormente le strutture che servono all’attività sportiva. La loro presenza è sempre silente ma tutte le decisioni sono state condivise.

Raggiungere gli obiettivi è difficile, ma non deve essere un modo per caricare di responsabilità ad esempio l’allenatore. L’importante è dare tutto, quando si dà tutto credo non ci sia nulla da criticare. Se altri saranno più bravi di noi riconosceremo il loro merito. Non ci nascondiamo dicendo che l’obiettivo è arrivare tra le prime 4. Arrivare tra le prime 4 è obbligatorio, ma dobbiamo fare meglio, tenere l’asticella molto alta. Ma questa è una cosa che non ci trova impreparati, frutto della squadra che va in campo e quella fuori dal campo.

Con orgoglio diciamo che abbiamo i 4 giocatori che vengono dal settore giovanile, da inserire anche nella lista Uefa, mentre altri club sono in difficoltà. Questa è una regola base per legittimare il calcio giovanile in Italia, noi andiamo avanti sul principio di valorizzare il nostro settore giovanile. Oggi inizia anche l’attività dell’U23 e del settore giovanile. Siamo contenti della società che rappresentiamo. Ultimamente manca qualcosa di importante e cercheremo di raggiungerla».

Inizia la conferenza stampa di Cristian Chivu.

LA COSA PIU’ IMPORTANTE DA TRASMETTERE AL GRUPPO IN QUESTO INIZIO – «La motivazione. Credo che è la cosa più importante ritrovarla, e anzi aggiungere qualcosina in più. E’ vero, è stata una stagione importante dove abbiamo vinto due trofei ma non vogliamo fermarci qua».

IN COSA MI SENTO PIU’ FORTE E SICURO IN QUESTO SECONDO ANNO – «Se non sbaglio sono arrivato a più di 50 panchine adesso, non ne ho più 13. Io farò del mio meglio, come sempre. Quello che è il dovere di un allenatore, trasmettere entusiasmo e motivazione, che è una cosa fondamentale in una squadra che vuole essere competitiva su tutti i fronti».

L’IMPORTANZA DI ARRIVARE AI RINFORZI CHE MANCANO COME L’ESTERNO DESTRO, UN BILANCIO SUL MERCATO – «Prima di tutto abbiamo una rosa competitiva, abbiamo un’ossatura mantenuta negli anni che sono quelli che in questi anni hanno fatto vedere la qualità che hanno. Il mercato è sempre funzionale alle nostre idee, al futuro di questa squadra, di pari passo con le ambizioni della società e della proprietà»

COME HO RITROVATO I NAZIONALI ITALIANI DOPO IL MANCATO MONDIALE? – «Sono sicuro che avrebbero preferito essere in America a disputare il Mondiale, stanno bene. Sono rientrati oggi, ci siamo visti poco perché abbiamo lavorato a gruppi, abbiamo fatto dei test. Abbiamo avuto modo di pranzare insieme, mi ha fatto piacere rivedere tutti. Sono motivati e riposati, questo è già un buon punto di partenza».

QUAL E’ L’ASPETTO PIU’ IMPORTANTE SUL QUALE LAVORARE? COME SOSTITUIRE L’ESPERIENZA CHE MANCERA’ DOPO GLI ADDII DI ACERBI, SOMMER ECC? – «Prima di tutto abbiamo perso giocatori che hanno fatto la storia di questa società, che erano qui da un bel po’ di tempo. Li vogliamo ringraziare perché non è poco quello che hanno fatto. Sicuramente abbiamo a disposizione un gruppo di giocatori, un misto di esperienza e gioventù. E’ stato aggregato qualcuno dall’U23 e dalla Primavera, aspettiamo anche quelli che sono andati al Mondiale. La nostra rosa è competitiva, le ambizioni non mancano».

DOBBIAMO ASPETTARCI CONTINUITA’ TATTICA? – «Siamo ambiziosi, siamo flessibili e ci adattiamo a quelle che sono le richieste di una partita, quello che è l’avversario. Sappiamo cambiare anche strada facendo. Vogliamo dare intensità, avere coraggio, non vogliamo lamentarci»

COME SI SCONFIGGE IL NEMICO CHIAMATO APPAGAMENTO? – «Abbiamo a che fare con grandi giocatori abituati a vincere e a fare determinate cose senza perdere motivazioni. Soprattutto abbiamo fame di rivincere, di vincere trofei».

L’ANNO SCORSO E’ STATO L’ANNO DELLA DIMOSTRAZIONE PER ME, QUESTO? QUALI SONO LE SQUADRE CHE TEMO MAGGIORMENTE IN CAMPIONATO? – «Non dovevo e non devo dimostrare nulla, se non essere me stesso e cercare di dare una mano e un contributo ai ragazzi. Questo vale anche per il futuro perché sono fatto così. Ho una grossa responsabilità tutt’ora, io riparto sempre da zero, dalle mie incertezze e dai miei dubbi. Da quelli che sono i doveri miei nei confronti di questi ragazzi. Non temiamo nessuno, non lo abbiamo mai fatto. Temiamo noi stessi, i nostri miglioramenti e la nostra ambizione. Sono sereno e non temo niente».

ALEKSANDAR STANKOVIC PUO’ RIPETERE IL PERCORSO DI PIO ESPOSITO? – «Lo auguro a lui e me lo auguro anch’io. E’ un ragazzo cresciuto nel settore giovanile che conosciamo molto bene, ho avuto modo di lavorare con lui e vederlo all’opera. Ha fatto una scelta coraggiosa qualche anno fa quando è andato a giocare all’estero, e direi che ha fatto due stagioni importanti sia al Lugano che al Brugge. E’ maturato, è cresciuto e non vedo l’ora di vederlo in campo»,

QUANTO E’ FORTE LA VOGLIA DI FARE MEGLIO IN CHAMPIONS E COSA SERVE? – «Nella vita non puoi aver tutto. Purtroppo abbiamo sbagliato quelle due partite in Champions, ma mi prendo quello che di buono avevamo fatto fino ad all’ora. A Madrid abbiamo perso all’ultimo, col Liverpool idem. E abbiamo dovuto fare lo spareggio, dove mi sono preso la responsabilità delle mie scelte e forse lì ho sbagliato qualcosa. La squadra ha giocato con coraggio alla pari con tutte le squadre che abbiamo affrontato. Abbiamo l’obbligo come società e come squadra di essere competitivi su tutti i fronti».

UNA COSA IN CUI MI PIACEREBBE MIGLIORARE COME SQUADRA? – «Nel coraggio, nell’essere più determinati in alcune cose, di non cercare di andare a speculare e di non pensare alla prossima partita, di trattare tutte le partite con la massima serietà. Abbiamo e avremo una rosa che ci permetterà di esser competitivi».

SI RIPARTE DAL 3-5-2? – «La scorsa stagione abbiamo cambiato spesso il modo di difendere, in base all’avversario anche il modo di costruire. Non abbiamo mai tenuto la struttura del 3-5-2, in base al nostro piano di gioco e alla nostra idea, in base alle scelte che faremo prima di una partita se prendere alti gli avversari o no. Spesso abbiamo cambiato, abbiamo anche adattato giocatori come Andy e Luis Henrique, in grado di darci una mano che hanno più coraggio, che sono più bravi a giocare un pochino più alti. A me interessa la flessibilità e trovare in modo veloce la modalità che ti permette di vincere una partita».

QUEST’ANNO HO PIU’ DUBBI O PIU’ CERTEZZE? – «Io vivo tra le incertezze, è il mio modo di fare che mi permette di migliorare e di uscire dalla zona di confort. In questo mese e mezzo non ho mai pensato che abbiamo vinto due trofei, penso a quello che dovremo fare quest’anno. Mi fido di questo gruppo, so di che pasta sono fatti. E’ un gruppo che ha fame di trofei»

CHI CI SARA’ NEL RITIRO CON NOI DALL’U23 E DALLA PRIMAVERA? – «In questo momento ne abbiamo tanti qua. Poi in questi 2-3 giorni prima della partenza per la Germania dobbiamo fare meglio i conti. In questo momento come attaccanti abbiamo solo Pio Esposito, però abbiamo aggiunto Lavelli, Topalovic, Mosconi, Idrissou. Sappiamo che daranno il loro contributo, anche se sappiamo che non è mai semplice per un giovane. Hanno l’opportunità di lavorare con grandi campioni, la devono prendere come una cosa che gli permetterà poi di superare determinate emozioni. Ritrovare la spensieratezza»

CI SONO POSSIBILITA’ CHE PAVARD RIMANGA? – «Pavard è un nostro giocatore. Sappiamo tutti quello che è stato l’anno scorso, quelle che sono state le nostre scelte. In questo momento è tornato, avremo modo di vederlo lavorare e di prendere una decisione».

DIOUF RIPARTE COME ESTERNO, COME CENTROCAMPISTA O COME JOLLY? – «Il jolly è nelle carte, noi abbiamo a che fare con dei giocatori di calcio. Io ho questa pazza idea di farlo diventare quinto, e l’ha fatto vedere soprattutto in determinate partite, per il suo coraggio nel fare l’uno contro uno, soprattutto negli ultimi 20 metri. Spesso ha cambiato le partite, come col Como in semifinale. Ma l’ha fatto spesso quando è stato inserito da quinto. Io non voglio toglierli quelle che sono le sue certezze, dovrò essere molto bravo a convincerlo e a insegargli determinate cose. Magari ci saranno partite in cui giocherà anche mezzala, ma a me piace da quinto perché ha delle caratteristiche che a noi mancano»

L’IMPORTANZA DELLA SOCIETA’ – «Non è una novità, è così da anni. Mi fa piacere che ci sono persone che hanno una determinata presenza nel mondo del calcio, non è un caso che l’Inter sia stata la squadra che ha vinto di più negli ultimi anni. L’umanità che hanno, l’esperienza e la professionalità, ci permettono di lavorare con serenità con l’idea di essere competitivi e ripagare l’amore dei tifosi»

Parla di nuovo Marotta

KHALAILI – «Come sapete avevamo negoziato l’acquisizione di Khalaili con l’Union Saint-Gilloise, non ha superato le visite di idoneità. Il centro di medica dello sport di Milano, in rappresenta del Coni, ci ha comunicato questa notizia. Non posso addentrarmi per questione di privacy. Devo semplicemente dirvi che in Italia c’è una legge sulla tutela della salute molto severa. Questa idoneità è nata da un ente terzo, il Coni, non è una cosa che ha a che fare con lo staff medico del club, che avrebbe anche avuto il diritto di farlo. Dobbiamo attenerci. Ci tenevo a comunicarlo con grande rammarico. Era una negoziazione che era stata portata avanti anche da Piero Ausilio, una notizia che ci crea dispiacere perché dovremo pensare ad eventuali alternative».

COME MIGLIORARE LA ROSA? – «Intanto parliamo di un vuoto che è legato ad una scelta rispettosa da parte di Dumfries, che ha preferito credo concludere la sua carriera in un club prestigiosissimo come il Real Madrid. Ci siamo trovati di fronte ad una decisione forzata e non voluta. Ausilio e Baccin si sono mossi e di soluzioni ne hanno prese in considerazioni diverse, tra cui quella di cui vi ho parlato poco fa (Khalaili, ndr). Adesso questa situazione ci riporta ai nastri di partenza e la soluzione sono ottimista che si troverà al più presto anche se manca un mese e mezzo alla chiusura del calciomercato, un mercato sempre più difficile con cifre pazzesche che spesso portano la nostra Italia in un ruolo quasi di comprimario rispetto al ruolo che ha sempre avuto negli anni passati. Noi, su indicazione della proprietà, non abbiamo alcuna preclusione nel fare degli investimenti, che siano logici in base al modello economico che rappresentiamo. Auspico che si possa trovare velocemente una soluzione, siamo in una situazione in cui all’appello ci sono tantissimi altri giocatori, tutti disponibili. Il fatto che dobbiamo completare la rosa non deve essere oggetto di ansia».

QUANTO VEDO PIU’ VICINE JUVE E MILAN? – «Intanto parliamo di due club che hanno segnato la storia in termini anche di vittorie. Quest’anno c’è una situazione anacronistica, il fatto che entrambe non partecipano alla Champions League. Questo lo sottolineo non polemicamente, ma per dire che i nostri sforzi sono profusi in una competizione di altissimo livello, perché i competitor sono molto forti. Questo secondo me può avvantaggiare Milan e Juve nella corsa soprattutto in Italia. Noi siamo forti, consapevoli del nostro ruolo e di avere a che fare con professionisti. Consideriamo sia Milan che Juve nella griglia delle pretendenti allo scudetto»

INVESTIMENTI – «Sulle 20 squadre che partecipano alla Serie A ce ne sono ben 13 di proprietà straniere, di cui 8 di proprietà americana. Questo significa che il nostro calcio non rappresenta più un potere economico imprenditoriale italiano ma, grazie al fatto che sono arrivate queste forze straniere, possiamo andare avanti. L’obiettivo è vincere in modo sostenibile, con i conti a posto. Per il secondo anno ci avviciniamo ad un risultato di bilancio che dovrebbe essere soddisfacenti. E’ il calcio del momento, in cui non si dà più spazio alle idee folli. Questo non limita il fatto che la proprietà possa dispensare risorse finanziare per degli investimenti. Noi dobbiamo badare ai costi, per i calciatori e per gli agenti. Menziono anche il caso Palestra, che è il frutto di una scelta fatta dal giocatore che è legittimamente venuto meno ad un impegno personale che aveva assunto nel mese precedente, il ruolo del suo agente poteva essere un ruolo anche di maggior consistenza dal punto di vista della strada da seguire, ha scelto questa strada e quindi noi ci siamo dovuti arrendere e far sì che questo giocatore vada ancora una volta in un campionato che non è competitivo con noi».

UN NUOVO ACQUISTO ABILE NELL’UNO CONTRO UNO E’ TRA LE NECESSITA’ ANCHE DI QUEST’ANNO? – «E’ una domanda molto tecnica, non mi addentro perché è una questione dell’allenatore, che si confronto quotidianamente con la società. Io dico che son tranquillo, che l’Inter si è affidata ad un allenatore bravo e giovane come Chivu che sa valorizzare al meglio ciò che la società gli mette a disposizione».

UN CONSIGLIO ALL’ITALIA PER IL RUOLO DI CT? – «Posso registrare dei fatti oggettivi. Il 70% degli aventi diritto al voto hanno stabilito che il presidente doveva essere Malagò. Una figura che rappresenta una grande percentuale di consensi tra le società sportive italiane. Lui, dall’alto della sua saggezza ed esperienza, ha fatto una scelta di affidare il ruolo direttivo e strategico a due profili importanti come Maldini e Leonardo. Sono certo che arriveranno a fare una scelta intelligente nell’interesse di una Nazionale che ha bisogno di esser rivalutata. Vedere anche stavolta i Mondiali senza Italia è una cosa che ci rattrista. Posso dire che il calcio che noi rappresentiamo si rende conto di questa esigenza e sarà ancora più disponibile rispetto a prima».

SFUMATI PALESTRA E KHALAILI, LA PRIORITA’ RESTA LA FASCIA DESTRA O IL FATTO CHE MANCHINO DUE DIFENSORI MODIFICA LE ESIGENZE? – «Manca ancora un mese e mezzo alla fine del calciomercato. Non dimentichiamoci che l’anno scorso abbiamo chiuso Akanji a due giorni dalla fine. Non dobbiamo avere fretta o ansia. E’ un mercato che presenta più difficoltà rispetto a prima. Ausilio è bravo e sa quello che deve fare, sono certo che lo farà nel migliore dei modi e il più velocemente possibile».

LA CHAMPIONS E’ TROPPO COMPLICATA PER IL CALCIO ITALIANO? – «In Champions ci sono leghe che sono delle corazzate per fatturato e potenza tecnica, ma ho detto anche che nello sport l’equazione che più spende e più vince non esiste. Da parte nostra possiamo considerarlo un sogno, siccome i sogni non costano niente è meglio averli. La differenza tra la Champions e il campionato è che la prima è un torneo dove alcune circostanze ti possono aiutare nell’affrontare l’avversario in un momento di difficoltà, con un percorso con sorteggi che possono metterti più o meno in difficoltà. In campionato invece vince la più forte».

NELLE ULTIME SESSIONI DI MERCATO SEMBRA CI SIA LA SOGLIA LIMITE MASSIMO PER GLI ACQUISTI DI 25 MILIONI – «Dato che citate Palestra, prima l’ho spiegato e voglio puntualizzare che l’accordo con l’Atalanta lo avevamo già raggiunto ed era già un accordo che dava seguito al fatto che, nel momento in cui ci fosse stato l’accordo col giocatore, l’operazione si chiudeva. Non è che noi ci siamo tolti da un impegno preso con l’Atalanta e l’Atalanta ha rinegoziato in un altro modo. C’era una scelta di vita, posso dire sicuramente che quando ci si avvicina a certi giocatori le valutazioni schizzano in alto in modo molto significativo. Si possono fare anche operazioni non razionali, ma questo non fa parte del nostro modus operandi. La possibilità di fare un investimento c’è, ma deve essere logica».

COME SI FA COL FATTO CHE NON SI POSSONO PRENDERE PIU’ DETERMINATI PROFILI A PARAMETRO ZERO SECONDO LE INDICAZIONI DELLA PROPRIETA’ – «Credo si possa sopperire con la creatività. La seconda opzione, che noi intensifichiamo, è quella di creare un centro sportivo come Interello, che accoglie decine di squadre che hanno il compito di valorizzare il prodotto giovanile interista. La scelta di Chivu non è stata casuale come molti dicono, è una scelta di coraggio, sapendo che Chivu guarda molto bene all’attività di quel settore avendone fatto parte. E’ giusto ricordare come per Pio Esposito sia stato decisivo lui, che ha avuto il coraggio di buttarlo in prima squadra»

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