Inter, parla Marotta: «Lo stadio deve essere inteso come una struttura che va vissuta 24 ore su 24 in tutta la settimana» | OneFootball

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·3 March 2026

Inter, parla Marotta: «Lo stadio deve essere inteso come una struttura che va vissuta 24 ore su 24 in tutta la settimana»

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Inter, Marotta: «Lo stadio deve essere inteso come una struttura che va vissuta 24 ore su 24 in tutta la settimana». Le parole

Marotta, presidente dell’Inter e dirigente di caratura internazionale, ha ribadito con forza la necessità di una svolta infrastrutturale per il club. Superare l’obsolescenza di San Siro è, nelle sue parole, un passaggio imprescindibile per garantire competitività e modernità, puntando su uno stadio nuovo, funzionale e capace di generare valore ogni giorno della settimana.

Il progetto, sostenuto dagli investimenti delle proprietà americane, mira a realizzare una struttura all’avanguardia, pensata per offrire standard elevati di sicurezza, comfort e ospitalità. Un impianto che non sia soltanto la casa dell’Inter, ma un punto di riferimento per la Milano del futuro, in linea con i modelli internazionali più avanzati.


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Di seguito le dichiarazioni rilasciate dal presidente nerazzurro ai microfoni di DAZN.

STADIO CODIVISO – «Perché lo stadio condiviso? Perché è una matrice unica, la storia lo dice: a San Siro hanno giocato per decenni sia Milan che Inter. Milano è Milan e Inter, è logico continuare questo percorso perché entrambi hanno idee futuristiche. Oggi gli standard richiesti non sono più rispettabili: è normale che dobbiamo costruire uno stadio che rappresenti gli standard di modernità, in termini di sicurezza, affluenza, ospitalità.

Lo stadio deve essere inteso come una struttura che va vissuta 24 ore su 24 in tutta la settimana: San Siro non risponde più a questi requisiti, l’età avanza. In Italia la media degli stadi si aggira intorno ai 60 anni: sono tutte strutture che rappresentano problematiche. Da qui l’esigenza di un nuovo stadio, nel rispetto delle emozioni e dei valori che San Siro ha regalato: è un’icona e deve essere considerata come tale».

NUMERI – «I numeri contano: negli ultimi 20 anni in Europa sono stati costruiti 250 nuovi stadi e di questi solo 5 in Italia. Noi siamo fanalino di coda di questa caratteristica, le strutture sono un aspetto negativo del nostro patrimonio sportivo: ma non è certo colpa di questo governo, ma della politica, che forse ha dato poco risalto e poco spazio ad un patrimonio come gli stadi. È normale che il percorso che una società deve intraprendere è molto difficile: bisognerebbe trovare una via molto più fluida. Non è una questione di soldi, i capitali si possono trovare come nel nostro caso: il problema è la burocrazia che è molto ingessata e spesso diventa lo strumento che allontana potenziali investitori».

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