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·30 June 2026
✅ Inter, salutano quattro colonne! Ufficiale la separazione con Acerbi, Darmian, De Vrij e Sommer

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·30 June 2026

L’Inter, che ha deciso di rinnovare la sua rosa in vista della prossima stagione, avvalendosi del proprio canale ufficiale ha reso nota la separazione con Acerbi, Darmian, De Vrij e Sommer.
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“Sarà facile, quando in futuro si parlerà degli anni nerazzurri di Yann Sommer, avere la sua prestazione in Inter-Barcellona come primo, meraviglioso flashback. Sarà facile chiudere gli occhi e rivivere quell’attimo in cui San Siro ha trattenuto il fiato, sul sinistro a giro di Lamine Yamal nel secondo tempo supplementare. Sarà facile sorridere nel ricordare come Yann si sia disteso, volando come un supereroe per togliere la palla dall’angolino, facendo esplodere il Meazza come per un gol segnato. Un momento magico che ha sublimato un percorso di costanza, attributo fondamentale per chi di ruolo fa il portiere, per chi sa che le proprie responsabilità hanno un peso specifico differente da tutti gli altri.
Yann ha abbracciato la responsabilità con la calma e la placidità sempre dipinte sul suo volto, trasmettendole alla sua difesa, alla squadra, allo stadio. Tre anni a difesa della porta nerazzurra, tre stagioni in cui i suoi guantoni sono stati alla base delle cavalcate dell’Inter, in cui la sua classe con i piedi è stata perno fondamentale della costruzione del gioco nerazzurro. Ci ha stregato con i suoi riflessi, con quei voli plastici e istintivi che non scomponevano mai i capelli lunghi sempre in ordine.
Un ordine che fa parte del suo modo di essere, una precisione che ha dimostrato con la palla tra i piedi e nel modo in cui ha diretto la difesa: il suo impatto sul mondo Inter è stato subito quantificabile con numeri pazzeschi, che raccontano di 12 clean sheet nelle prime 17 partite giocate in Serie A. Ha messo il suo sigillo sulla Seconda Stella con parate decisive e fondamentali, dal match contro il Napoli al volo ad Empoli, dal riflesso su Retegui nel match casalingo contro il Genoa ai preziosi interventi contro la Roma, passando per il rigore parato a Nico Gonzalez a Firenze fino al derby di ritorno: una notte storica, in cui Yann ha vinto il suo primo Scudetto e vissuto l’amore incondizionato della Milano nerazzurra.
Un amore che lo ha seguito ogni giorno, fino a toccare l’apice nella partita contro il Barcellona: San Siro ai suoi piedi e nelle sue mani, il popolo interista pazzo di gioia dopo una prestazione leggendaria, entrata nei libri di storia. Una partita irreale del portiere svizzero, autore di parate da autentico campione. La prima, allucinante, su Eric Garcia: porta sguarnita, tifosi blaugrana già esultanti ed ecco, l’intervento da gatto. Poi tante parate, tante meraviglie, fino all’incredibile salvataggio al 9′ del secondo tempo supplementare. Il sinistro di Yamal sembrava imprendibile, impossibile da parare. E invece. Invece la parata della storia, per salvare il risultato, ancora e ancora.
Questo è stato forse uno dei tratti più belli di Sommer: la capacità di alternare l’ordinario e lo straordinario mantenendo sempre la sua costanza, la sua calma, la sua forza di volontà. Si è ripetuto nell’ultima stagione, quella del Double: 15 clean sheet in 33 presenze in campionato, chiudendo in modo indimenticabile tre anni in nerazzurro in cui ha conquistato due Scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. 139 presenze totali, mantenendo la porta inviolata in 66 occasioni: Yann Sommer ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’Inter.
Grazie, Yann: è stato bello vincere insieme!”.
“Quello tra Francesco Acerbi e l’Inter è stato un patto di fede. Qualcosa di puro e primitivo, come la preghiera del difensore prima del fischio d’inizio di ogni partita, quando si concede un momento per sé: braccia e sguardo verso l’alto, prima di rivolgere tutta la sua concentrazione sul campo. Ne ha viste tante, Acerbi, prima di arrivare a Milano nell’estate del 2022, e tante ne ha superate: è arrivato a indossare la maglia nerazzurra portando con sé un bagaglio di esperienza invidiabile, ma con ancora quella fame di chi vuole scrivere le pagine più belle della sua carriera, di chi vuole tramutare in leggendario un percorso di altissimo livello.
Ci ha messo poco, Acerbi, a prendersi il centro della difesa dell’Inter e conquistare la fiducia del popolo nerazzurro, a sigillare questo patto di fede: abbiamo imparato a capire che, con lui in campo, la punta avversaria avrebbe sofferto per novanta minuti. Abbiamo imparato a fidarci di lui, della sua capacità di vincere i duelli contro i migliori attaccanti in Serie A e in Champions League. Avremmo scoperto poi che la sua fede l’avrebbe spinto molto più in là, in zone di campo che propriamente non calpesta se non nei momenti giusti, nei momenti decisivi.
Un assaggio lo ha dato nella sua prima stagione con l’Inter, negli ottavi di finale di Coppa Italia contro il Parma: una partita ostica, piena di difficoltà e risolta nei tempi supplementari dal primo gol di Acerbi in nerazzurro. Un colpo di testa da fuori area, un pallonetto che ha sorpreso Buffon, rimasto fuori dai pali dopo aver intercettato il cross: solo Acerbi sapeva perché si trovasse lì, e come ha avuto l’istinto di pensare a quella giocata, di segnare la rete che ha lanciato il cammino in Coppa Italia dell’Inter.
Ci ha creduto sempre, Acerbi, ci ha creduto più di tutti. Ci ha sempre messo tutta la sua passione, la sua dedizione, la voglia di andare oltre i limiti: di chi poteva essere la firma che ha sbloccato il derby della Seconda Stella, se non la sua? Ancora al posto giusto al momento giusto. Il gol contro il Milan ha sigillato una stagione straordinaria, quella del ventesimo Scudetto nerazzurro, il suo primo in carriera: un turbine di emozioni indimenticabili per lui e per la famiglia interista.
E una volta che ti abitui a questo tipo di notti, con un San Siro così, vorresti viverne sempre di più: ecco allora la cavalcata in Champions del 2025, ecco il Meazza appeso a un ultimo lumicino di speranza quando nel recupero il punteggio dice che il Barcellona è avanti 3-2, a un passo dalla finale. È qui che il leone rende immortale il suo patto di fede: è lui che ci crede più di tutti, che lascia la difesa e si fa trovare nell’area avversaria, che gira di prima il cross di Dumfries sotto la traversa con il destro. La sua corsa senza maglia, il suo volo sul prato bagnato, un abbraccio collettivo di settantacinquemila persone: Acerbi ci ha regalato uno dei momenti che meglio spiega cos’è l’Inter. Crederci sempre, esserci sempre.
Anche i viaggi più belli, però, hanno una fine. Quello di Acerbi in nerazzurro si è concluso nel modo migliore, con uno storico Double che sigilla quattro stagioni di altissimo livello con 148 presenze, 5 gol, 6 trofei conquistati e alcune delle istantanee più belle della storia dell’Inter.
Grazie, Francesco: è stato bello vincere insieme!”.
“Sei anni insieme per costruire qualcosa di meraviglioso, qualcosa destinato a perdurare nel tempo. Sei stagioni di piccoli tasselli, di cui magari non si percepisce immediatamente l’importanza, ma che visti nel loro insieme formano un bellissimo mosaico. Mattoncini messi lì con il duro lavoro, con dedizione, abnegazione e sacrificio. È stato facile per chi ama l’Inter amare Matteo Darmian: il giocatore che fa comodo a ogni allenatore, il leader silenzioso nello spogliatoio, il compagno di squadra sempre pronto a fare quella corsa in più, che non si lamenta ma incoraggia, che si fa trovar pronto in qualsiasi momento e in qualsiasi ruolo.
Intelligente, Matteo, capace di vedere gli spazi vuoti in campo, capace di leggere gli avversari. È stato facile apprezzare la duttilità di Matteo Darmian, è stato facile ammirare la sua capacità di adattarsi senza batter ciglio e la sua costanza di rendimento in campo. Sono pochi i ruoli difensivi che non ha ricoperto dal giorno in cui è arrivato all’Inter sul tramonto dell’estate 2020: esterno a destra e a sinistra, braccetto, anche centrale in emergenza, sempre con lo stesso sguardo, sempre con la stessa voglia di dare il massimo. Caratteristiche che lo hanno reso ai nostri occhi l’amico su cui poter sempre contare, quello che non dice mai di no, quello a cui vuoi bene a prescindere, perché sai che è sempre lì. Il ragazzo che corre più degli altri, che non si tira mai indietro.
Non ha potuto vivere da subito le emozioni di un San Siro pieno, non ha potuto assaporare il vero gusto di una notte di Champions al Meazza quando ha esordito con la maglia nerazzurra contro il Borussia Moenchengladbach. Le restrizioni dovute al Covid della stagione 2020/21 lo hanno privato di due boati d’amore, quando con due reti decisive ha messo la firma sullo Scudetto numero 19 della storia dell’Inter.
Due reti che raccontano la capacità di Darmian di leggere il campo, di capire il gioco, di farsi trovare dove serve: 1-0 al Cagliari, 1-0 all’Hellas Verona, entrambi arrivati attaccando lo spazio partendo dalla fascia sinistra e concludendo con freddezza sottoporta. Due gol pesantissimi per il suo primo titolo in Italia, il suo primo trionfo con la maglia nerazzurra: una maglia che ha fatto sempre più sua anno dopo anno, ricevendo quei boati e quegli applausi che ha sempre meritato.
Non ha sempre rubato l’occhio, Matteo Darmian, ma ha dato tutto quello che aveva per costruire sei anni di trionfi con l’Inter. 218 presenze, 13 gol, 13 assist, 3 Scudetti, 3 Coppe Italia, 3 Supercoppe Italiane. Un esempio di leadership, mentalità vincente, dedizione. Un legame profondo con la famiglia interista, che si è alzata in piedi nel giorno della festa Scudetto contro l’Hellas, quando il suo numero 36 è apparso sulla lavagna luminosa del quarto uomo. Un applauso lungo e toccante, un momento di amore vero, il giusto riconoscimento per anni di corse e sovrapposizioni, cross e inserimenti, duelli e chiusure, per aver onorato in ogni momento la maglia dell’Inter. Era commosso, Darmian, che si è battuto il petto salutando lo stadio, ed eravamo commossi anche noi per la fine di una lunga storia d’amore, di lealtà, di vittorie.
Grazie, Matteo: è stato bellissimo vincere insieme!”.
“Mi hanno chiamato per fare un muro.” Sono passati otto anni da quando Stefan De Vrij ha pronunciato questa frase, la sua prima da giocatore dell’Inter. Una promessa al mondo nerazzurro, un’affermazione di sicurezza. Un muro elegante e solido, resistente a ogni tipo di intemperie, un muro alla base dei successi costruiti dall’Inter nelle otto stagioni in cui Stefan De Vrij ha indossato la maglia nerazzurra.
Ci siamo fidati di Stefan De Vrij, gli abbiamo affidato le chiavi del cantiere difensivo. Lui si è messo lì, mattone dopo mattone, stagione dopo stagione: solido, costante, imperturbabile. Elegante palla al piede, chirurgico nell’impostazione, imperioso negli stacchi di testa, potente negli uno contro uno. Ha preso spatola e malta, ha posizionato un blocco alla volta: davanti agli occhi avrà rivisto i muri tipici delle case di Rotterdam, dove è cresciuto e dove si è formato calcisticamente, dove ha imparato l’arte del difendere.
Noi abbiamo ammirato il progetto che nasceva e prendeva forma: con il premio di Miglior Difensore della Serie A 2019/20, conquistato nella seconda stagione in nerazzurro, ci ha dimostrato che aveva posto delle fondamenta estremamente resistenti, con qualche meraviglioso affresco qua e là: sono 13 i gol segnati da De Vrij con l’Inter, tre dei quali arrivati nei derby contro il Milan. Il primo nel 2019, nel 2-3 del 17 marzo: una vittoria fondamentale nella corsa Champions. Il terzo nella sfida del 2 febbraio 2025, nella quale ha regalato all’Inter l’1-1 nei minuti di recupero. L’emozione più grande, forse, ce l’ha regalata con il secondo, quello nel derby vinto per 4-2 il 9 febbraio 2020. Un’incornata regale a sigillare la rimonta dell’Inter nel secondo tempo, da 0-2 a 3-2, festeggiata dal boato ruggente di San Siro.
Dalla stagione successiva, poi, il muro di De Vrij ha cominciato ad accogliere trofei: titoli e successi su cui ha messo la firma con la sua impeccabile professionalità, con la sua estrema dedizione, con l’attenzione al centro della difesa a tre che è stata la costante delle sue stagioni nerazzurre. Una leadership che lo ha portato a indossare la fascia di capitano sia in campionato che in Champions League, una costanza mai venuta meno, anche nei momenti difficili, nelle sconfitte o nell’affrontare qualche problema fisico: Stefan è sempre stato pronto a dare il massimo, a mettere il piede, la testa o il corpo a difesa della sua area, della sua porta, perché il suo muro doveva rimanere solido e duraturo nel tempo.
Ci è riuscito, Stefan, ha mantenuto la sua promessa: otto anni di legame con i colori nerazzurri, otto stagioni di lealtà, d’amore, di successi, in cui ha riempito la bacheca con tre Scudetti, tre Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane, coronando una meravigliosa avventura da 296 presenze, 13 gol e 8 assist. Partita dopo partita, mattone dopo mattone, il muro è stato completato alla perfezione. Una colonna portante della storia recente, capace di trasmettere un senso di sicurezza già solo con l’annuncio: “Con il numero 6, Stefan De Vrij!”
Grazie, Stefan: è stato bellissimo vincere insieme!”.







































