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Marco Alessandri·1 April 2026
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Marco Alessandri·1 April 2026
C'è un'Italia che piace, che vince e che fa sognare. È l'Italia di Sinner, di Bezzecchi, di Kimi Antonelli e delle storiche 30 medaglie alle Olimpiadi di Cortina.
Poi c'è un'Italia brutta, che da troppi anni mette in fila un fallimento dopo l'altro, trasformando l'impensabile in realtà. È un'Italia impaurita e ingenua, come quando si fa riprendere dalle telecamere mentre esulta per il passaggio del turno della Bosnia contro il Galles, salvo poi perderci nel momento clou.
Questa Italia riesce nell'impresa di saltare il terzo Mondiale di fila. Roba da Nazionali minori, da Estonia e Finlandia per intenderci, con tutto il rispetto. Beh, la realtà ci dice che oggi questo siamo, una Nazionale minore. E non solo per la mancata qualificazione.
Dell'Italia che alcuni di noi ricordano - quella che nel 2006 si arrampicò fino al tetto del mondo - non è rimasto nulla. Lippi allora in rosa poteva contare su gente del calibro di Cannavaro, Pirlo, Gattuso, Totti, Del Piero, solo per citarne alcuni.
Oggi non produciamo più non solo campioni, ma neanche talenti di primissima fascia. I vari Barella, Bastoni, Dimarco sono tutti giocatori forti, ma che - parentesi Europeo 2021 a parte - lo hanno dimostrato solamente all'interno del sistema Inter. In Nazionale, invece, male, se non addirittura malissimo come ieri sera.
Se all'estero proliferano i Musiala, Lamine Yamal, Saka, Bellingham, Mbappé e tutti gli altri, mentre noi restiamo a guardare, un motivo ci sarà. Il sistema calcio italiano va riformato con umiltà, dimenticandosi di quello che fu e che ora non siamo più.
Dopo la fallimentare spedizione in Sudafrica nel 2010, la FIGC affidò a Roberto Baggio la presidenza del settore tecnico azzurro, con lo scopo di dare una scossa netta a tutto il movimento.
Il Divin Codino prese molto seriamente la faccenda, raccogliendo in 900 pagine un piano per riformare l'intero sistema, dai vivai alla formazione di giocatori e allenatori. Il testo venne presentato ai vertici della Federazione, che decise di stanziare 10 milioni di euro per metterlo in pratica. Soldi che, però, non arrivarono mai. Nel gennaio 2013, così, Baggio si dimise.
Quella che all'epoca forse non venne considerata una priorità, per come stanno le cose oggi non può che tornare d'attualità. Siamo un Paese arretrato, con un campionato che non attira più i top player e che in Europa non è competitivo. L'Inter di Inzaghi ha forse nascosto la verità, che ci dice che l'ultima Champions alzata da una squadra di Serie A risale al 2010 e che l'ultima gara a eliminazione diretta dell'Italia a un Mondiale rimane la finale del 2006. Sì, avete letto bene. Da allora, due eliminazioni ai gironi e tre mancate qualificazioni.
Ma ora torna il campionato, la lotta Scudetto, le polemiche per gli arbitraggi e sarà di nuovo tutto come prima. La speranza, però, è che questa volta qualcosa possa cambiare, che non siano solamente i tifosi ad essere arrabbiati per un fallimento che lascia tantissimi ragazzi senza aver ancora visto l'Italia al Mondiale.
Chi scrive, l'ultima volta che ha tifato azzurro a una coppa del mondo aveva 19 anni. La prossima occasione in cui potrà farlo, sempre che ci si qualifichi, ne avrà 35. Questo, più di ogni altro dato, sottolinea la portata del disastro che si è compiuto dal 2006 in poi.
📸 2026 Getty Images
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