Inter News 24
·9 April 2026
Lega Serie A, le manovre per la presidenza della FIGC dopo l’addio di Gravina

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Le grandi manovre per la successione di Gabriele Gravina alla guida della Federcalcio sono ufficialmente entrate nella fase più delicata e decisiva. Sebbene le elezioni siano state fissate per il prossimo 22 giugno, i giochi di potere dietro le quinte sono già iniziati da tempo e le prime mosse ufficiali stanno delineando un quadro politico molto chiaro. Il passaggio più atteso e strategico è quello che riguarda la Lega Serie A, che si riunirà in assemblea lunedì 13 aprile per decidere il proprio candidato ufficiale da presentare al resto delle componenti federali. Sebbene la Serie A pesi storicamente per una quota del 12% sul totale dei voti, la sua influenza politica è fondamentale per dare una direzione netta al cambiamento necessario dopo l’ennesimo flop della Nazionale. Al momento, la stragrande maggioranza dei club della massima serie sembra orientata su un profilo di garanzia assoluta: Giovanni Malagò. L’ex presidente del CONI gode del sostegno incondizionato di figure influenti come Beppe Marotta e delle principali corazzate del nostro campionato, che vedono in lui l’uomo della provvidenza capace di gestire una transizione istituzionale complessa. Le indicazioni suggeriscono che Malagò potrebbe incassare l’appoggio di 16 società su 20, isolando di fatto l’opposizione guidata da Claudio Lotito, che non sembra avere i numeri necessari per fermare l’onda d’urto del nuovo corso riformista.
Dopo il passaggio cruciale che coinvolgerà la Lega Serie A lunedì prossimo, la partita si sposterà nel grande teatro della votazione finale di giugno. In quell’occasione saranno chiamati alle urne i 275 delegati in rappresentanza di tutte le componenti del sistema calcio italiano. Qui lo scenario si fa decisamente più complesso e incerto: la Lega Nazionale Dilettanti, guidata da Giancarlo Abete, detiene il 34% dei voti ed è storicamente l’ago della bilancia di ogni elezione. Al momento, Abete non ha espresso un sostegno esplicito per Malagò e la base dei dilettanti sembra mostrare una certa diffidenza verso una candidatura percepita come troppo sbilanciata verso l’élite del calcio.
A rendere il clima ancora più teso sono i rapporti ormai logori tra la gestione uscente di Gravina e il resto del sistema, oltre a un feeling mai del tutto decollato tra Malagò e gli ambienti del Governo. Nonostante queste difficoltà diplomatiche, l’obiettivo delle grandi squadre è quello di presentarsi al voto con un fronte compatto per evitare lo stallo decisionale. Sullo sfondo rimane sempre l’opzione di un commissario straordinario per la Federazione, ma si tratta di un’ipotesi remota che non trova ancora i presupposti normativi necessari per concretizzarsi. La scelta della massima serie sarà dunque il vero termometro della stabilità futura.
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