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·11 June 2026
Malagò promette: «Se verrò eletto in FIGC andremo ai Mondiali! Mancini, Conte o Guardiola? Non parlo con nessuno»

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Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, è uno dei due candidati alla presidenza della Federcalcio insieme a Giancarlo Abete. In vista delle elezioni del 22 giugno, e in attesa degli sviluppi sulle verifiche legate alla sua presunta ineleggibilità, Malagò ha parlato a Il Corriere della Sera delle sfide che lo attenderebbero in caso di elezione alla guida della FIGC.
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Sul bisogno di una nuova sfida, Malagò ha voluto chiarire subito la propria posizione: «Alt. La parola “bisogno” va corretta. È andata in un altro modo: avevo appena finito Milano-Cortina, ero felice, appagato, ma provato fisicamente. Con la testa ero su altro, su tutto ciò che avevo trascurato nella vita privata. Sono venute a parlarmi 5 società di serie A, avevo detto loro che non ero disponibile».
Il quadro, però, sarebbe cambiato rapidamente con l’aumento dei consensi attorno al suo nome: «Nel giro di poco i club sono diventati 18-19, un record in un ambiente spesso diviso. Allora ho chiesto loro un impegno ufficiale, dopo è arrivato l’endorsement della Lega B, degli allenatori e dei calciatori. A quel punto, io che non sentivo affatto il bisogno, mi sono però detto: se lo sport ti chiama, in modo affettuoso, per spirito di servizio mi metto a disposizione, come ho sempre fatto».
Sul nodo della presunta ineleggibilità, Malagò ha risposto con fermezza: «Una cosa fa riflettere: c’è qualcuno che aveva chiesto il commissariamento della FIGC ed è andato avanti per settimane ma non c’erano i presupposti. Poi ci sono stati tentativi, di pochi, di non sostenere la mia candidatura. Beh, mi sembra che la manovra abbia fatto aumentare i consensi. Improvvisamente è arrivata questa terza mossa per cercare di impedire la candidatura a seguito di un’interpellanza parlamentare, che guarda caso è stata fatta il 19 maggio, 34 giorni prima delle elezioni…E la lettera all’Anac è arrivata venerdì scorso».
Una vicenda che non lo preoccupa: «Assolutamente tranquillo, ho chiesto un parere in materia, il Collegio di Garanzia si è pronunciato in maniera chiara e non ho altro da aggiungere».
Sul programma federale, l’ex numero uno del Coni ha aggiunto: «Un inguaribile ottimista ma il contesto non è semplice. Le aspettative mi fanno riflettere e non voglio deluderle. Sono un uomo di dialogo, rispetto gli impegni. Porto con me i risultati ottenuti in situazioni molto complesse. C’è un ambiente da ricostruire con energia, idee e nuovi innesti: è evidente che qualcosa si deve cambiare. Ma vorrei dedicare un pensiero a Gravina che in questa fase si è comportato con stile e senso istituzionale».
Sul futuro della panchina azzurra, Malagò ha assicurato di non aver ancora parlato con Mancini, Conte o Guardiola: «Con nessuno di loro, non sarebbe serio. E magari avrei potuto avere altri nomi in testa, perché non mi avete chiesto di Allegri? Perché ha trovato un accordo con il Napoli? Ecco, gli allenatori da qui al 23 giugno potrebbero prendere altre strade, dunque i giochi si fanno dopo».
Non manca il tema della valorizzazione dei calciatori italiani: «Esistono contraddizioni assolute. Nazionali forti dove quasi nessuno gioca nel campionato del proprio Paese, altre con le nostre stesse regole, fra le favorite di questo Mondiale. Partiamo da due presupposti: bisogna accelerare il sostegno ai vivai, fare un patto fra tutti i soggetti per valorizzare gli italiani, ne beneficerebbero tutti. Nella pallavolo un accordo fra Federazione e Lega ha posto le basi per la generazione d’oro».
Infine, lo sguardo agli obiettivi sportivi e alla qualificazione mondiale: «Bisogna guardare alle possibilità finanziarie, la credibilità si ricostruisce attraverso i risultati sportivi. Bisogna qualificarsi per le Olimpiadi con l’Under 21, bisogna partire bene nella Nations League, così anche con la Nazionale femminile, è tutto combinato. La vittoria dell’Under 17 all’Europeo ha fatto bene, magari non abbiamo più fenomeni ma buoni giocatori sì. E io guardo a un orizzonte di sei anni. La qualificazione al prossimo Mondiale e gli Europei 2032: un mandato di due anni più quattro e poi stop, mi tirerei indietro».
La chiusura è una promessa netta in caso di elezione: «Garantisco: ci saremo». Per Malagò, dunque, la sfida alla guida della FIGC passa da tre priorità: ricostruire credibilità, rilanciare le Nazionali e valorizzare con decisione il talento italiano.







































