Cagliarinews24
·27 July 2026
Maran: «Mi rimane il rimpianto per non aver finito quella stagione. Pisacane è diventato subito un allenatore vero!»

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Rolando Maran non ha dimenticato il Cagliari e la Sardegna. L’ex allenatore rossoblù, intervistato nell’edizione odierna de L’Unione Sarda, ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della propria esperienza sull’isola, soffermandosi anche sul presente da commissario tecnico dell’Albania e sulla scelta del club di affidare la panchina a Fabio Pisacane. Le sue parole:
CAGLIARI E L’ALBANIA – «L’importante è che il Cagliari sia sempre in Serie A e che anche il mio cammino si sia sbloccato. Ora l’Albania? Un’esperienza importante che, a 62 anni, mi sentivo di fare. È un’opportunità di rappresentare un popolo e ne vado molto fiero. Ci sono tutti i presupposti per fare un buon lavoro. Ci sono giocatori interessanti, molti militano in Serie A e B. Penso a Ramadani, Djimsiti, Ismajli, Asllani, Berisha, Shpendi e allo stesso Sherri».
LEGAME CON LA SARDEGNA – «Torno quando posso: se riesco, per il 7-8 agosto sarò alla Domus per il Memorial Gigi Riva. Si era creata una sorta di simbiosi con la gente: abitavo in centro, era bello confrontarsi con i tifosi anche quando le cose non andavano per il verso giusto. La correttezza è sempre stata massima: i sardi sono davvero un popolo fiero. Certo, avessimo potuto giocare quella partita a Verona, che a dodici ore dal fischio d’inizio fu sospesa in occasione dell’avvio del lockdown… Sarebbe bastata una vittoria per riprendere il cammino, serviva una scintilla».
IL GRUPPO DEL SUO CAGLIARI – «Lo spogliatoio era coeso. E i senatori, a cominciare da Nainggolan, la pensavano come me, cioè che avremmo recuperato, che sarebbe bastato un episodio. Quello era un gruppo forte, mi dispiace soltanto non aver potuto completare l’opera. Con il pubblico che ci soffiava dietro, avremmo sfatato anche la maledizione di Cagliari-Lazio. Birre offerte ai tifosi? È la conferma della simbiosi che si era creata con la città».
PISACANE – «Fabio era un giocatore di personalità ed è subito diventato allenatore “vero”. Fa bene la società a puntare su di lui e sul progetto dei giovani».
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