Inter News 24
·3 March 2026
Marotta e il futuro del nuovo stadio di Milano: «Vogliamo giocare la prima partita nel 2030»

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Marotta, presidente dei nerazzurri e dirigente sportivo di fama internazionale, capace di guidare i club ai vertici del calcio europeo, ha espresso chiaramente la necessità di una svolta infrastrutturale. Con l’obiettivo di superare l’obsolescenza di San Siro, il numero uno della Beneamata punta su una struttura moderna e polifunzionale. Grazie agli investimenti delle proprietà americane, il progetto mira a garantire standard di sicurezza e ospitalità d’eccellenza per la Milano del futuro.
Di seguito, le dichiarazioni rilasciate dal presidente del club meneghino ai microfoni di DAZN:
STADIO CODIVISO – «Perché lo stadio condiviso? Perché è una matrice unica, la storia lo dice: a San Siro hanno giocato per decenni sia Milan che Inter. Milano è Milan e Inter, è logico continuare questo percorso perché entrambi hanno idee futuristiche. Oggi gli standard richiesti non sono più rispettabili: è normale che dobbiamo costruire uno stadio che rappresenti gli standard di modernità, in termini di sicurezza, affluenza, ospitalità. Lo stadio deve essere inteso come una struttura che va vissuta 24 ore su 24 in tutta la settimana: San Siro non risponde più a questi requisiti, l’età avanza. In Italia la media degli stadi si aggira intorno ai 60 anni: sono tutte strutture che rappresentano problematiche. Da qui l’esigenza di un nuovo stadio, nel rispetto delle emozioni e dei valori che San Siro ha regalato: è un’icona e deve essere considerata come tale».
NUMERI – «I numeri contano: negli ultimi 20 anni in Europa sono stati costruiti 250 nuovi stadi e di questi solo 5 in Italia. Noi siamo fanalino di coda di questa caratteristica, le strutture sono un aspetto negativo del nostro patrimonio sportivo: ma non è certo colpa di questo governo, ma della politica, che forse ha dato poco risalto e poco spazio ad un patrimonio come gli stadi. È normale che il percorso che una società deve intraprendere è molto difficile: bisognerebbe trovare una via molto più fluida. Non è una questione di soldi, i capitali si possono trovare come nel nostro caso: il problema è la burocrazia che è molto ingessata e spesso diventa lo strumento che allontana potenziali investitori».
TEMPISTICHE – «La speranza è di avere uno stadio nuovo nel corso del 2030, quindi in leggero anticipo. Immaginare che Milano non faccia parte degli stadi in cui si disputeranno le partite del campionato europeo sia qualcosa di inimmaginabile. Milano deve essere presente, gli investimenti di Oaktree e RedBird sono in sintonia con questo: le nostre proprietà hanno fatto tantissimo per arrivare qui e vogliono uno stadio per quella data. Immaginare che non ci sia significherebbe aver avuto problemi burocratici, non certo di volontà delle proprietà: io auspico che questo percorso, grazie anche a Comune, Regione e Governo, laddove c’è la sensibilità di un ministro che ha nominato un commissario ad hoc, possa garantire un iter veloce. La difficoltà nasce dalla lentezza dell’iter, che con il commissario deve essere annullata. Siamo ancora in una fase iniziale in cui ci devono essere autorizzazioni del Comune e della Regione: passeremo poi alla fase della creazione del progetto che sarà fatto da Foster e Manica. Sono due icone dell’architettura sportiva e non solo. L’obiettivo è quello di arrivare nel 2030 a poter disputare la prima partita».
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