Milan, Allegri risponde a Chivu: “Complimenti. Vincere lo scudetto al primo anno è motivo d’orgoglio” | OneFootball

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DirettaFanta

·18 April 2026

Milan, Allegri risponde a Chivu: “Complimenti. Vincere lo scudetto al primo anno è motivo d’orgoglio”

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Il tecnico del Milan, Massimiliano Allegri, ha avuto modo di esprimersi in conferenza stampa sulla prossima partita contro l’Hellas Verona. Ecco le sue parole, riportate da Sky Sport.

Che partita si aspetta?


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È una partita importante perché bisogna ritornare alla vittoria, contro una squadra viva, di contropiedisti, che va in velocità. All’interno della stagione i momenti difficili capitano, vanno affrontati con serenità. Bisogna ritrovare l’ordine, perché con l’Udinese siamo stati disordinati e subito contropiedi fatali. Domani va evitato. È una partita importante per raggiungere l’obiettivo”.

Le hanno fatto piacere le parole di Gabbia che ha detto ‘il mister deve rimanere’?

“Assolutamente, ma siamo arrivati a questo punto tutti insieme. La società ci è sempre stata vicina, Furlani ieri ha visto l’allenamento e pranzato con noi. Sono periodi importanti perché ci avviciniamo all’obiettivo: vorresti raggiungerlo in un colpo solo, ma neanche vincendo domani lo saremo. I ragazzi in questo momento hanno bisogno solo di serenità, perché se si arriva a fare 24 partite senza perdere vuol dire che ci sono qualità tecniche e morali. Abbiamo recuperato tutti e l’obiettivo finale di questa stagione deve essere totale”.

Il momento di Leao?

“Leao ha capito, gli sono serviti sicuramente un po’ di fischi. Perché non sempre le cose vanno bene e questo può essere un momento di crescita per lui. Avrà sicuramente una bella reazione, ha avuto una buona settimana di allenamento così come gli altri. Gli attaccanti torneranno a segnare, ma per far questo serve che tutta la squadra l’affronti come ha fatto tante volte in stagione, avendo un ordine all’interno della partita. Eravamo troppo disordinati con l’Udinese e questo non deve più succedere”.

Sente che la sua permanenza al Milan sia decisiva anche per la permanenza di leader come Maignan, Rabiot o Modric?

“Io so solo una cosa: le energie vanno concentrate adesso sull’obiettivo finale, da parte di chiunque lavora a Milanello. Tutti lavoriamo per il club che è sopra tutti. All’interno del mondo Milan sono passati tutti, ma l’unica cosa che rimane è il club. Io sono sempre stato legato ai ragazzi, vanno sostenuti e loro devono sostenere me e lo hanno fatto. Io credo che la società quest’estate ha lavorato molto bene, abbiamo una rosa di ottimi giocatori e qualcuno straordinario. È una buona base, per rinforzarla bisogna arrivare in Champions. Quindi gli step sono arrivare in Champions e poi programmare il futuro”.

Hai la certezza che il Como rimane almeno a 5 punti di distanza…

“Il Milan deve vincere intanto. Il Como non ha vinto, ma ci sono Juve e Roma. 63 punti non bastano per entrare in Champions, è matematica, quindi domani affrontiamo il Verona e poi penseremo alle successive gare, una per volta”.

Si parla tanto di Nazionale. La tua idea è dare continuità a questo progetto e rimanere?

“In questo momento parlano tutti, ma gli unici che non parlano sono i miei amici che stanno a Livorno. Ogni anno in questo periodo si parla di queste cose, l’unica cosa che conta è il risultato finale. Noi in questo momento abbiamo quell’obiettivo e dobbiamo arrivarci un passo alla volta. La mia storia di allenatore parla chiaramente: tanti cambiamenti non sono mai stati nel mio Dna, anche perché mi piace lavorare all’interno di un club che è un’azienda che va gestita come tale. Quindi va resa competitiva e sostenibile, per far questo non si può far tutto in un giorno ma bisogna programmare, vedere gli errori fatti e continuare”.

Ha parlato anche dell’importanza del club Milan. Dopo un anno qui si aspettava di trovare una situazione diversa? Il Milan cosa deve fare per crescere come società?

“Una società di calcio deve essere competitiva, sostenibile, ma tutto ruota attorno al risultato. È semplice. Se fai risultato la società diventa più forte. Il brand Milan è uno dei più importanti al mondo e dipende dal risultato. Noi abbiamo l’obiettivo di posizionare il Milan in Europa, altrimenti è difficile che la società si sviluppi”. 

Cosa deve fare squadra e società per migliorare?

“La forza di una società e della squadra è nel riconoscere e lavorare sui propri limiti. Se uno riconosce questo, può ottenere degli obiettivi migliori. Ci sono dati in Champions dove le semifinaliste sono le prime quattro del fatturato, quindi se non ci arrivi con le forze economiche ci devi arrivare in altro modo. Il margine d’errore rispetto a uno che può spendere 300 e tu puoi spendere 20 è minimo. Non bisogna farsi travolgere dagli eventi, l’ambizione è quella di vincere la Champions ma la realtà è un’altra e bisogna lavorare su altri punti di forza”.

Ma con Furlani a tavola vi scambiate qualche battuta sul futuro?

“Si parla soprattutto dell’annata, di cosa è andato e cosa si poteva fare. Ma sono discorsi che andranno rimessi al centro quando si vedrà se si è raggiunto l’obiettivo. E questo potrebbe arrivare anche all’ultima giornata, non è che domani se non si vince è finita. Poi è normale che quando perdi 3 volte in 4 giornate ti fai qualche domanda, ma domani bisogna andare in campo e cercare di vincere la partita. I ragazzi hanno fatto una buona settimana, potresti perdere delle certezze in questo momento ma i valori non cambiano”.

Abbiamo letto fino a ieri versioni da una parte e dall’altra. Perché lei non dice ‘voglio restare’? Perché la società non dice ‘Allegri sarà il nostro allenatore anche l’anno prossimo’?

“Io l’ho detto anche prima. La mia storia di allenatore dice che faccio lunghi cicli, adesso il primo step è l’obiettivo Champions, poi si programmerà il futuro. Io sono legato al Milan, anche se le cose nel calcio cambiano velocemente. Ma già dalla costruzione della rosa di quest’anno si pensava già alla prossima stagione, perché altrimenti rimani indietro. Non si guarda a 3 mesi, ma a 2 anni”.

Alcuni parametri zero possono essere le occasioni giuste per ridurre il gap senza spendere soldi?

“Il mercato lo fa la società, io posso dare indicazioni, ma ci sono gli altri che ci pensano. In questo momento parlare di mercato non serve a niente, credo che il Milan abbia un’ottima rosa e a fine stagione si faranno le valutazioni”.

Che effetto le hanno fatto le parole ironiche di Chivu?

“Intanto gli vanno fatti i complimenti perché ha fatto un ottimo lavoro e a primo anno vincere lo scudetto sia motivo di grande orgoglio. Per il resto bisogna vedere in che contesto l’ha detto, ma ha fatto un gran lavoro”.

Parlare solo di Champions è una fuga dalle responsabilità?

“No, dipende dalla situazione e dal contesto. È normale che l’Inter avesse l’obiettivo scudetto perché l’anno scorso l’ha perso per un punto ed è da 6 anni che lotta per il titolo. Se noi dovessimo entrare in Champions, l’anno prossimo dovremo alzare l’asticella. Poi se sei una squadra strutturata da tanti anni non è che ci vuole tanto a dire che lotti per lo scudetto. Ma credo che quest’anno tornare in Champions sia un buon risultato, poi anno dopo anno si deve alzare il livello”.

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