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·13 April 2026
Mondiale 2026: respinta la richiesta dell’Iran di non giocare negli USA, chance di ripescaggio per l’Italia? Cosa può succedere

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La partecipazione dell’Iran alla prossima competizione internazionale è in bilico. Nelle ultime ore, la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha confermato che la FIFA non ha accolto la richiesta ufficiale avanzata dalla federazione per spostare le gare previste negli Stati Uniti. La motivazione estremamente chiara del rifiuto è di natura prettamente logistica. A meno di due mesi dall’inizio del torneo, cambiare radicalmente le sedi di una squadra viene considerato un piano totalmente impraticabile. Se la compagine vorrà partecipare all’evento, dovrà scendere in campo rispettando rigidamente i luoghi già fissati e approvati in precedenza dal calendario.
La programmazione ufficiale consultabile sul web conferma che il girone della selezione asiatica prevede incontri distribuiti tra Los Angeles, Seattle e Vancouver. La nazionale è inserita all’interno del Gruppo G insieme a Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto. Le sfide da 90 minuti sono già ampiamente pianificate: il 15 giugno ci sarà il primo incrocio, seguito dalla gara del 21 giugno e dall’ultimo scontro del 26 giugno. Qualora il gruppo di Teheran restasse fermo sulla propria fortissima posizione di boicottaggio, l’ipotesi del forfait definitivo diventerebbe estremamente concreta. Va comunque precisato che manca un comunicato formale ufficiale sull’esclusione.
In questo scenario molto complesso, circola l’ipotesi di un eventuale e sperato ripescaggio dell’Italia, ma resta una possibilità davvero remota. Sul piano regolamentare, appare molto più probabile che un posto libero venga riassegnato all’interno della medesima confederazione. Lo stesso ministro italiano, Andrea Abodi, ha fatto intendere che un ritorno azzurro risulta assolutamente difficile. La vera notizia centrale rimane il fermo no al trasferimento delle partite in terra messicana. Senza questo necessario via libera, il destino dipenderà in maniera totalmente esclusiva dalla ferma volontà o meno di accettare definitivamente le sedi stabilite.






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