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·20 July 2026
Mondiali 2030, la proposta clamorosa di Domínguez (presidente CONMEBOL): «Coppa del Mondo a 64 squadre tra Uruguay, Argentina e Paraguay»

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La Spagna ha da poco sollevato al cielo il suo secondo titolo iridato, ma le attenzioni del panorama calcistico internazionale sono già proiettate verso i Mondiali 2030. A riaccendere la discussione sull’edizione che festeggerà il centenario della massima rassegna planetaria è stato il presidente della Conmebol, Alejandro Domínguez. Attraverso un messaggio pubblicato sul proprio profilo ufficiale X, il numero uno del calcio sudamericano ha lanciato un’indiscrezione clamorosa destinata a stravolgere la struttura, la logistica e il formato del torneo.
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Le dichiarazioni affidate ai canali social dal dirigente delineano un programma fortemente legato alla tradizione sportiva della manifestazione. “Il prossimo si gioca in casa! Nel 2030 arriva il Mondiale di Uruguay, Argentina e Paraguay“, ha scritto Domínguez, confermando la volontà di riportare la competizione nei luoghi storici in cui la Coppa del Mondo ha visto la luce per la prima volta nel 1930.
L’elemento di maggior rottura riguarda tuttavia la possibile espansione del numero di Paesi partecipanti. Nel proseguire il suo intervento, il presidente della confederazione sudamericana ha infatti sottolineato: “Una grande opportunità per il calcio, per celebrare il Centenario della Coppa del Mondo con una competizione a 64 squadre”.
Qualora questa anticipazione dovesse trovare un formale riscontro da parte dei vertici della FIFA, l’intero movimento calcistico assisterebbe a una vera e propria rivoluzione del format. L’ipotetico allargamento a 64 nazionali andrebbe infatti a superare di slancio la recente riforma approvata per l’edizione nordamericana del 2026, la quale aveva già esteso la fase finale da 32 a 48 squadre.
Un torneo di tali dimensioni comporterebbe una riorganizzazione logistica imponente, aumentando in modo esponenziale il numero di partite disputate e modificando la gestione dei calendari internazionali. Il messaggio lanciato da Alejandro Domínguez apre dunque un dibattito profondo tra chi accoglie l’allargamento come una democratizzazione del calcio mondiale e chi esprime perplessità sulla sostenibilità dei ritmi di gioco.







































