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·21 May 2026
Orsi: «Non ho idea di come possa ripartire la Lazio, i tifosi vogliono solo l’addio di Lotito» – ESCLUSIVA

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Fernando Orsi ha parlato con noi di LazioNews24 in esclusiva toccando diversi temi relativi all’attualità dei biancocelesti. L’ex giocatore della Lazio si è espresso sul futuro di Maurizio Sarri, l’umore dei tifosi, il possibile addio di Alessio Romagnoli e non solo. Le sue parole:
Ciao Nando, dopo le due sconfitte in finale di Coppa Italia e nel derby sono tornate insistenti le voci di un addio di Maurizio Sarri alla Lazio. Pensi che i rapporti possano essere ricuciti o si va verso l’addio tra le parti?
«Per quanto si sta vedendo e leggendo e considerando anche il botta e risposta tra il presidente e l’allenatore io dico che i margini di riavvicinamento sono veramente pochi. E quindi si andrà verso una risoluzione consensuale. La Lazio andrà a prendere un altro allenatore dopo un’annata veramente drammatica, forse uno dei punti più bassi della storia della Lazio dove non è riuscito praticamente niente. Né il mercato, né la comunicazione, non c’è stato nessun risultato di rilievo se non la finale di Coppa Italia anche se poi pure quella abbiamo visto come è finita. Non è stato valorizzato nessun giocatore, i tifosi non sono andati allo stadio che è la cosa più grave che una società possa subire. E quindi non so la Lazio da cosa possa ripartire perché il clima di contestazioni dei tifosi non cesserà e Lotito rimarrà in sella alla Lazio. A rimetterci è una squadra con 126 anni di storia. Quest’anno si è parlato di tutto meno che di calcio».
Per cercare di riavvivare l’amore della piazza, quale sarebbe secondo te il nome giusto per il post Sarri? Mi vien in mente Klose…
«Non credo che dipenderà dal nome dell’allenatore. La piazza se potesse l’unico nome che cambierebbe è quello del presidente. C’è un disamoramento clamoroso! I tifosi della Lazio non si sono presentati al derby che è la partita più importante della stagione, come per i tifosi della Roma. Non è una questione di nomi ma di fatti. E i fatti sono che qualcuno deve fare o un passo avanti o un passo indietro. Stando così muro contro muro nessun allenatore potrà accendere l’entusiasmo a meno che non prendi Guardiola, fai un mercato da 250 milioni e compri i migliori giocatori… La Lazio però non ha questo tipo di possibilità quindi ripeto che non è una questione di nomi ma di fatti».
Tornando a Sarri, si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile ritorno a Napoli. Come valuteresti questo eventuale ritorno e come valuti invece l’intero ciclo del tecnico alla Lazio considerando anche la prima esperienza di due anni e mezzo?
«Sull’eventuale ritorno di Sarri al Napoli io temo l’effetto minestra riscaldata. Non sono mai stato propenso ai ritorni dopo un primo periodo in cui si è fatto molto bene. A parte Lippi alla Juve non ricordo quale altro allenatore ha fatto nuovamente bene tornando nello stesso club. La gente si ricorda di quello che è stato fatto prima e non contestualizza purtroppo. Sicuramente Sarri non rimarrà a spasso, o va al Napoli o va all’Atalanta. Per quanto riguarda il percorso di Sarri alla Lazio, ha fatto un secondo posto e una finale di Coppa Italia. Ha fatto discretamente bene, è un grande allenatore. Anche lui ha commesso degli errori ma ha sicuramente più dato che ricevuto. Poi è una persona diretta e quest’anno si è lamentato della situazione fin da subito. Di un rapporto che non c’è mai stato, di un mercato non fatto. E’ un dispiacere che vada via anche se va ricordato che la Lazio in 126 anni di storia ha vissuto pure addii peggiori».
Passando alla rosa ci sono diversi giocatori in scadenza nel 2027, tra cui due leader come Zaccagni e Romagnoli che hanno spesso marcato visita durante l’annata. Credi che per diversi di loro il ciclo sia finito o c’è ancora spazio per ricucire?
«Io penso che i cicli finiscano quando si è vinto qualcosa. Questi calciatori cosa hanno vinto? Quindi cicli di che cosa? In ogni caso a me non fa paura chi parte ma chi arriverebbe poi al posto loro. E chi è che oggi vuole venire in una società piena di problemi? Sicuramente ci sarà un ricambio generazionale, tanti calciatori andranno via. Ma conta che tipo di progetto si farà e chi arriverà per portarlo avanti».
L’ultima domanda che ti faccio è sull’Inter scudettata e vincitrice anche della Coppa Italia. Quali sono stati secondo te i meriti di Chivu e come giudichi il suo lavoro? E come credi che dovrà rinforzarsi per tornare competitiva anche in Europa?
«Credo che i meriti maggiori di Chivu siano stati più a livello comunicativo che tecnico perchè comunque l’Inter era e resta una squadra molto forte che però arrivava da una stagione in cui non aveva vinto nulla e aveva perso 5-0 la finale di Champions contro il PSG. Andava quindi trovata nuova linfa motivazionale e in questo Chivu è stato bravissimo nonostante le sole 13 panchine in Serie A col Parma. Le sue qualità sono sotto gli occhi di tutti. Vincere scudetto e Coppa Italia al primo colpo è un grande punto di partenza. Alcuni giocatori volevano ribadire di essere forti e ci sono riusciti vincendo. Ora l’Inter dovrà necessariamente cambiare qualche giocatore per dare nuova linfa e puntare all’Europa e ad altre cose».
Si ringrazia Fernando Orsi per la gentilezza mostrata nel concederci questa intervista







































