🎙️ Palestra a 360°: “Pronto per il salto? Sì, ogni calciatore deve avere grandi ambizioni. Sulla Nazionale…” | OneFootball

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·7 May 2026

🎙️ Palestra a 360°: “Pronto per il salto? Sì, ogni calciatore deve avere grandi ambizioni. Sulla Nazionale…”

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Marco Palestra, esterno del Cagliari e della Nazionale italiana, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di DAZN. Queste le sue parole, raccolte da TMW:

“A oggi posso dire che la carta che avevo su FC26 a inizio anno era un po’ sbagliata (ride, ndr). Ora ci siamo, non mi posso lamentare”.


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Miglior terzino destro della Serie A. Che cosa prova? “Vuol dire tanto, è bello essere riconosciuti così… Sono contento. Non gioco molto, ma mi sono comprato appena è uscita”.

Preferisce giocare a destra o a sinistra? “Se posso scegliere dico a destra, ma sto bene anche a sinistra, sono a mio agio. Non ho nessun problema. Giocavo centrocampista fino all’U16, poi erano finiti i terzini sinistri nell’U17 e quindi il mister mi mise lì. La prima volta in allenamento ero tutto arrabbiato, non mi piaceva, ma giocando poi è cambiato tutto. Ho capito che fosse la mia posizione. Prima facevo la mezzala e prima ancora il mediano”.

Oggi si pensa che non sia giusto dare subito un ruolo a un ragazzo. “Sono d’accordo, bisogna provare un po’ di tutto per capire un po’ di più il calcio. Da piccoli poi non è importante la posizione. Da centrocampista io non sarei così forte come da esterno ecco. Non ero uno che rubava l’occhio”.

Che anno è stato questo vissuto a Cagliari? “Bellissimo, mi ha cambiato la vita. Ci penso, mi emozioni, sono contentissimo. Essere nella squadra della stagione è una cosa che non avrei mai pensato a inizio anno, mi piacerebbe succedesse ogni anno, ma non è facile, ci sono tantissimi giocatori di livello. Per ora va bene così, vedremo i prossimi anni”.

Si sente già pronto per questo salto? “Sì, sentirmi pronto mi sento pronto, ma è stato un anno in cui ho preso più fiducia ogni partita che giocavo. Mi devo sentire pronto, ogni persona che gioca a calcio deve avere ambizioni che ti portano a diventare un top”.

Cosa la rende speciale? “Non mi sento speciale sinceramente. Certo, uso entrambi i piedi perché alcune cose preferisco farle con il sinistro, come quando punto l’uomo, ma a calciare sono più destro. È una cosa naturale”.

Cagliari che cosa significherà per lei? “Sicuramente sarà una delle pagine più belle della mia vita, lo dico già adesso nonostante ho tanti anni davanti. Mi sono sentito amato dai tifosi, mi hanno supportato tantissimo, ho creato amicizie nello spogliatoio, poi la città è bellissima e si sta bene. È stata la scelta giusta su tutto, a Cagliari ti senti subito accolto, non solo da tutta la città, ma da tutta la Sardegna, ti senti una squadra unica, qua è bellissimo. Alcuni miei ex compagni dell’Atalanta mi hanno detto di andare, che non me ne sarei pentito. Oggi posso dire di aver fatto bene”.

L’Atalanta invece che cosa rappresenta? “Ho avuto esperienze bellissime fin da quando ero piccolo fino all’anno scorso, che è stato il primo in Serie A. Sono stato bellissimo, ho solo belle parole”.

Ha vinto quell’Europa League? “Sì, ho giocato una partita, ma non me la sento mia. Non ho la medaglia, è un altro traguardo bellissimo che hanno fatto loro, sono stati momenti unici”.

Cosa le ha lasciato la Nazionale? “Nonostante il risultato, mi ha lasciato tanta forza per ripartire più forti, è l’unica cosa che possiamo fare e faremo sicuramente. In futuro faremo ancora meglio, si impara tanto da queste sconfitte toste, è il sogno di tutti continuare con l’Italia, ma passa tutto da quello che fai con il club. Mi sono emozionato quando ho letto il mio nome nella convocazione, ho pensato a tutti i sacrifici che ho fatto. Mi hanno fatto sentire bene, è stata una settimana bellissima, sono contento di quello che ho passato”.

Chi è il più forte? “Il livello è altissimo. Se devo dirne uno è Donnarumma, è difficile vedere le cose che fa lui. Abbiamo fatto una partitella 5 contro 5, ti veniva addosso, non ho mai visto una cosa del genere”.

I giovani meritano più spazio, bisogna solo dar loro fiducia? “I giovani ci sono, in Italia sicuramente giocano leggermente meno, ma non è facile, davanti hai gente forte. Più si andrà avanti, più ce ne saranno e più giocheranno. Sono stato espulso alla prima partita tra i professionisti, ma il mister Modesto mi ha sempre dato fiducia, mi trattava come un figlio e mi ha dato una bella spinta. A fare 40 partite in Serie C ho imparato come funzionava il calcio dei grandi, è normale che il giovane possa sbagliare di più, ma tutti lo vedono se hai personalità. Serve in Serie A, così come mantenere la calma”.

Calcerebbe l’ultimo rigore in finale dei Mondiali? “Non ci penso, ma se fossi lì non mi tirerei indietro”.

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