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·20 May 2026
🧨 Paratici: “La Serie A è scesa di livello! Juventus? Agnelli era un visionario, Tevez mi ha convinto in 5 minuti…”

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Fabio Paratici, direttore sportivo della Fiorentina, è stato ospite del “Global Launch of the 100’s” dell’European Golden Boy. Durante l’evento, Paratici ha parlato del calcio italiano e dell’esperienza alla Juventus. Di seguito le dichiarazioni più rilevanti, riprese da TMW.
CALCIO ITALIANO – “Bisogna dividere due cose: il livello del campionato ed il livello dei calciatori. Il livello del campionato italiano è stato depauperato, è sceso di livello. Perché i migliori calciatori non ci toccano più, ora i migliori vengono acquistati dalle squadre di Premier. Così come i migliori della Serie A, che deve creare sempre nuovi giocatori forti. E’ un campionato di passaggio, come 15 anni fa lo erano i campionati olandesi o portoghesi. Continuo comunque a credere che i calciatori italiani siano bravi, ma forse il campionato italiano non è la piattaforma ideale per allenarli al meglio, per farli performare. Poi si può aprire tutta una serie di discorsi sul settore giovanile. Una via d’uscita c’è sempre. Io sono ottimista perché abbiamo un prodotto, se poi lo lavoriamo male perché non riusciamo a valorizzarlo al meglio è un problema nostro. Noi partiamo da un bel prodotto di base, poi dobbiamo migliorare. Io sono arrabbiato anche con me stesso perché faccio parte di questo sistema, è una nostra responsabilità come dirigenti e come settore calcio fare meglio di come stiamo facendo”.
JUVENTUS – “C’è un sistema e un metodo di selezione, ogni club ha un sistema di scouting che fa selezione. Poi sono stato molto attento, ho studiato i dati, ho dovuto seguire un po’ questo modello in Inghilterra. Aiutano, ma resta il fatto che non ci sarà mai nessun algoritmo o dato che possa raccontare la personalità, il coraggio, la personalità… Giocare davanti a 5000 persone o 100 mila è diverso, questo i dati non te lo dicono. Resta l’istinto e la sensibilità della persona che sceglie. Non tutti i calciatori vanno bene per la stessa squadra. La riunione tipica ai tempi di quella Juventus durava tutto il giorno, il problema è che i litigi che si creavano venivano smaltiti in diversi mesi. C’erano persone di grande personalità che esprimevano le proprie idee in modo risoluto, le discussioni c’erano. Aver avuto persone di diversi paesi, di diverse culture, ci ha migliorato molto come persone e come club. Abbiamo cambiato anche la metodologia di lavoro del settore giovanile. Ricordo una riunione in cui dovevamo fare un elenco di giocatori alla Vidal o Pogba: io misi Lampard e Gerrard, gli spagnoli mi dissero Cazorla… Per dire che ci hanno aperto la testa, il calcio non è solo uno e devi essere aperto per capire”.
AGNELLI – “Per noi la Juventus è stata una grande scuola, con Andrea Agelli che era un visionario da ogni punto di vista. E lo stesso Marotta che è stato un grande insegnante per tutti. Così abbiamo potuto rubargli il mestiere, tutto il gruppo aveva voglia di imparare e migliorare. Quando incontrai Tevez, dopo 5 minuti ero convinto. Le sensazioni erano chiare. Percepivi la voglia, era un campione in tutto e te lo faceva percepire”.







































