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·14 May 2026

Riforma dei campionati, mutualità e sostegno ai vivai: il piano di Abete per la FIGC

Article image:Riforma dei campionati, mutualità e sostegno ai vivai: il piano di Abete per la FIGC

Giancarlo Abete mette al centro del suo documento programmatico per la FIGC una questione politica prima ancora che sportiva: la Federazione deve tornare ad avere la capacità di decidere nell’interesse generale del calcio italiano. Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, candidato alla guida della Federcalcio, ha individuato nella frammentazione tra le componenti uno dei principali ostacoli alla modernizzazione del sistema. Un aspetto che Abete ha esposto in un documento di 26 pagine a corredo della sua candidatura alla presidenza della Federcalcio.

Il suo programma parte dal riconoscimento del lavoro svolto da dimissionario Gabriele Gravina, ma sottolinea come molte criticità siano rimaste irrisolte: dai rapporti tra Leghe alla sostenibilità del professionismo, fino al confronto con Governo e Parlamento. Secondo Abete, la FIGC è oggi condizionata da un assetto statutario che tutela troppo gli interessi particolari e troppo poco la capacità di sintesi federale.


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Uno dei passaggi più netti riguarda la Serie A. Abete ricorda che l’ultima assemblea statutaria ha aumentato il peso della massima lega, riconoscendole anche la possibilità di bloccare norme che la riguardano direttamente. Una scelta che, secondo il documento, rischia di rendere impossibile qualsiasi intervento federale sulla componente di vertice.

Il secondo grande tema è la riforma dei campionati. Il documento evidenzia come l’Italia abbia un’area professionistica molto più ampia rispetto ad altri Paesi europei e propone un ridimensionamento programmato, senza scorciatoie e senza ledere i diritti dei club che hanno investito. Il punto è legato alla sostenibilità: il sistema professionistico perde circa 730 milioni di euro, con criticità particolarmente pesanti in Serie B e Serie C.

Abete insiste poi sulla crisi tecnica del calcio italiano. La mancata qualificazione della Nazionale al Mondiale viene letta come conseguenza di problemi strutturali: età media elevata, troppi stranieri non selezionabili, pochi under 21 italiani impiegati in Serie A, scarsa valorizzazione internazionale dei giovani formati nei vivai. La soluzione passa da una revisione profonda del Settore Tecnico e del Settore Giovanile, con più attenzione ai formatori e alle fasce tra i 5 e i 12 anni.

Tra le proposte operative spiccano:

  • più corsi per allenatori su tutto il territorio; 
  • accesso alla formazione entro sei mesi dalla domanda; 
  • almeno il 50% della parte teorica online; 
  • modelli modulari e flessibili per lavoratori, studenti e volontari; 
  • maggiore riconoscimento economico per le società formatrici. 

Un capitolo centrale riguarda il calcio dilettantistico. Abete segnala gli effetti del Decreto 36: aumento dei costi, più burocrazia, nuove responsabilità per dirigenti e società, peso crescente dei costi energetici. Per evitare una crisi del movimento di base, il documento chiede semplificazioni, sanatorie sugli adempimenti pregressi, interventi fiscali e strumenti di sostegno proporzionati alla realtà delle società dilettantistiche.

Sul piano economico, il programma guarda a nuove risorse: recupero di una quota dalle scommesse sportive, destinazione di parte delle sanzioni contro la pirateria a impiantistica e settori giovanili, revisione della ripartizione dei diritti audiovisivi, sgravi fiscali, contribuzione agevolata e tetto ai compensi dei procuratori.

Abete affronta anche il tema delle seconde squadre, giudicando il progetto poco chiaro e privo di una programmazione pluriennale. Per il candidato serve definire meglio numero, obiettivi, utilizzo dei giovani italiani e impatto su Serie B, Serie C e Serie D. Per il Club Italia, invece, la proposta è netta: non dovrebbe più essere il presidente federale, né un soggetto politico legato al Consiglio Federale, a guidare direttamente l’area tecnica delle Nazionali. Serve una gestione manageriale, con budget definito e responsabilità chiare.

Spazio anche al calcio femminile, per il quale Abete propone investimenti soprattutto sulla base, regole più flessibili e risorse dedicate da diritti tv e benefici fiscali. Per l’AIA (Associazione Italiana Arbitri), invece, viene indicata la necessità di separare la parte associativa da quella tecnica, così da rafforzare qualità e indipendenza delle scelte arbitrali.

Il filo conduttore del documento è chiaro: meno veti, più responsabilità condivisa, più risorse al territorio e maggiore capacità decisionale della FIGC. Per Abete, la crisi del calcio italiano non può essere risolta soltanto scegliendo un presidente, ma ridefinendo il modo in cui Federazione, Leghe, istituzioni e componenti decidono insieme il futuro del sistema.

Abete programma FIGC, le criticità individuate

In sintesi, dunque, le principali criticità indicate da Abete nel suo programma sono:

  • Governance federale bloccata: la Serie A ha ottenuto maggior peso e un potere di fatto impeditivo sulle norme che la riguardano. Per Abete questo rende difficile qualsiasi riforma di sistema.
  • Riforma dei campionati: il professionismo italiano è giudicato troppo ampio rispetto ai principali Paesi europei. Serve una riduzione programmata, senza penalizzare chi ha investito.
  • Sostenibilità economica: il sistema professionistico perde circa 730 milioni. La perdita pesa soprattutto su Serie B e Serie C, dove il modello viene ritenuto strutturalmente fragile.
  • Giovani e formazione: l’Italia utilizza pochissimo gli under 21 selezionabili per la Nazionale in Serie A. Abete lega la crisi tecnica alla scarsa valorizzazione dei vivai, alla formazione dei tecnici e al mancato ritorno economico per le società formatrici.
  • Decreto 36 e dilettanti: la riforma del lavoro sportivo ha aumentato costi, burocrazia e responsabilità per le società dilettantistiche. Serve semplificazione, proporzionalità e sostegno fiscale.
  • Seconde squadre: il progetto viene considerato poco chiaro e non sufficientemente programmato, più utile ai club interessati che all’intero sistema.
  • Club Italia: Abete propone di separare la responsabilità tecnica delle Nazionali dalla figura politica del presidente federale, affidandola a manager del calcio.
  • Calcio femminile: serve investire soprattutto sulla base, con regole flessibili, risorse da diritti tv e incentivi fiscali.
  • AIA: per gli arbitri viene proposta una ristrutturazione che separi la dimensione associativa da quella tecnica.
  • Risorse pubbliche e nuove entrate: Abete guarda a scommesse, lotta alla pirateria, mutualità, defiscalizzazioni, apprendistato, premi di formazione e tetto ai procuratori.
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