Calcionews24
·3 April 2026
Rivera insiste: «Il progetto per la rinascita della Nazionale lo avevo già nel cassetto, inevitabili gli addii di Gravina e Buffon, su Gattuso…»

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Di fronte al momento più buio del calcio italiano e alla terza dolorosa esclusione consecutiva dai Mondiali, l’ex Pallone d’Oro Gianni Rivera affronta i temi più importanti sulle pagine de La Repubblica. E si candida.
TOCCATO IL FONDO – «Direi di sì. L’Italia ancora fuori dalla Coppa del mondo è un disastro. Ho letto pareri e commenti, anche all’estero nessuno ci poteva credere. La Nazionale deve potersi confrontare con Germania, Brasile. Noi siamo quella cosa lì, non questi».
LA SCONFITTA CON LA BOSNIA – «Ci sono rimasto male, non mi arrabbio. Certo la Bosnia era eccome alla nostra portata. Hanno vinto i più deboli, mi ha meravigliato».
IL DECLINO TECNICO – «Una squadra che non fa più paura alle grandi del calcio. Abbiamo perso qualcosa. Senza voler fare filosofie: i giocatori sono meno bravi di un tempo. La tecnica di base è diminuita. Le colpe sono anche dei tecnici che formano i bambini».
IL PROGRAMMA DI RILANCIO – «L’ho sviluppato insieme al mio amico Adolfo Sormani, il figlio di Angelo. Vogliamo ripartire dai più piccoli: bisogna curare la tecnica di chi inizia a giocare a calcio. Concentrarsi su quello. Poi aumentare le strutture e farli stare più tempo possibile in campo. Questo progetto l’avevo già nel cassetto, lo avrei esposto anche in caso di vittoria dell’Italia in Bosnia, magari testandolo in una squadra di dilettanti».
IL LIMITE DEGLI STRANIERI IN SERIE A – «Ribalto l’iniziativa: per me dovrebbero esserci massimo tre giocatori stranieri nei club del nostro campionato. Altrimenti c’è poco materiale per la Nazionale».
LE DIMISSIONI INEVITABILI DI GRAVINA – «Erano scritte, sì. Ha scelto lui Gattuso, Buffon, questo gruppo che ha perso in Bosnia. Dopo una sconfitta così è stato costretto a farsi da parte. È una questione di responsabilità. Stavolta anche volendo non avrebbe potuto restare abbarbicato alla poltrona. Non ce l’avrebbe fatta».
L’ADDIO DI BUFFON – «Altro passo inevitabile. È stata una sorta di reazione a catena, Gigi faceva parte della squadra. Anche se aveva meno colpe degli altri».
VIA GATTUSO – «Mi sembra il minimo che possa fare, tenuto conto della situazione. Sono rimasto sorpreso quando è stato chiamato dalla Figc, pur in circostanze difficili. Fosse andato ai Mondiali, avrebbe conquistato consensi e spazio. Non è andata così».
MANCINI – «A me spiace per Roberto, dico davvero. Ma quando è scappato in Arabia ha preso la sua decisione e ha costretto tutti a non volerlo più come commissario tecnico. È questo che, purtroppo, lui non ha ancora capito. Si è reso di nuovo disponibile, ma è stato uno dei primi a far danni alla Nazionale. Spero non torni sulla nostra panchina».
IL NUOVO CT – «Aspettiamo l’elezione del nuovo presidente federale, poi potremo ragionare sul ct. Come si fa a scegliere una figura che poi magari non va bene a chi sostituirà Gravina?».
ABETE – «Abete lo conosco bene: è una persona seria e ha a cuore il calcio italiano. Potrebbe essere il nome giusto».
IL RUOLO DELLA POLITICA NEL CALCIO – «Guardi, i politici possono parlare di calcio quanto vogliono, però non devono andare oltre. La politica non può decidere o incidere su chi prenderà il posto di Gravina».
GLI EX CAMPIONI NELLA NUOVA FIGC – «Chi è bravo e ha esperienza di campo è sempre ben accetto. Ma deve essere una persona in grado di soffrire, di saper vestire diversi abiti».
L’ABUSO DEL 3-5-2 IN CAMPIONATO – «Non è una questione di moduli. Bisogna saper occupare bene tutti gli spazi, questo deve fare un bravo allenatore».
LE SCORIE MONDIALI – «Le polemiche ci saranno, va così. Ma l’assenza dell’Italia ai Mondiali ha lasciato un segno pesante in tutti noi».
IL MONDIALE ALL’AZTECA – «È uno stadio di cui ho già sentito parlare (ride, ndr). Mi emozionerò. Lo avranno ammodernato, ma la targa della partita del secolo è rimasta lì. Quella non la toglieranno mai».









































