Rocchi: «Sarei rimasto a vita alla Lazio! Lotito? E’ una persona particolare. Sui trofei…» | OneFootball

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·31 March 2026

Rocchi: «Sarei rimasto a vita alla Lazio! Lotito? E’ una persona particolare. Sui trofei…»

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Tommaso Rocchi, ex capitano della Lazio, ha rilasciato un’intervista toccante circa la propria carriera! Le dichiarazioni

Tommaso Rocchi, ex bomber e capitano della Lazio, ha recentemente rilasciato un’intervista ai microfoni del canale YouTube “Centrocampo”. Durante il colloquio, Rocchi ha ripercorso i momenti salienti della sua carriera in biancoceleste, parlando con emozione della sua esperienza al club. Tuttavia, l’ex attaccante non ha nascosto un suo rammarico, esprimendo un pensiero su un aspetto della sua carriera che ancora oggi gli lascia un po’ di amaro in bocca! Vi riportiamo le sue dichiarazioni:


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LOTITO«Arrivai all’ultimo giorno di mercato e mi dissero che dovevo andare alla Lazio, dove era appena arrivato il nuovo proprietario, Lotito. Quel giorno dovemmo rincorrerlo dentro l’hotel del mercato, ma alla fine riuscimmo a firmare il contratto. L’impatto fu molto diverso, un’esperienza emozionante. Il mio obiettivo era dimostrare il mio valore, e le cose andarono bene fin dall’inizio. Quando firmammo, credo di aver visto Lotito per un attimo, ma la trattativa non fu lunga: tutto partì da lì.

Lotito è una persona particolare. Mi ricordo che mi chiamò “il ghepardo” per via dei colpi di sole che mi ero fatto. È uno di quelli che o ti piace o non ti piace, dipende dalle situazioni che si creano e dai suoi modi di fare, che a volte possono essere giusti e altre volte no».

DI CANIO – «Abbiamo condiviso due anni insieme, anche in camera. Già nei primi mesi, in una squadra rifondata con tanti nuovi arrivati, cercò di farci capire il significato di indossare la maglia della Lazio. La settimana del derby era speciale, con 5.000 tifosi presenti all’allenamento. Ci parlava molto, cercando di caricarci e farci capire cosa avremmo affrontato. La sera prima della partita, ero in camera con lui e abbiamo guardato insieme Braveheart e Ogni maledetta domenica.

Era circa le 2 e mezza e stavo per andare a letto, ma lui mi disse: “Non puoi dormire, devi concentrarti e immaginare la partita”. E la partita andò bene, soprattutto perché ci trovavamo di fronte una Roma fortissima, e la Lazio non vinceva il derby da diversi anni. In campo si vedeva una squadra con una grinta incredibile. Segnare un gol, soprattutto io che ero lì da solo quattro mesi, e vedere la curva esplodere di gioia, è stata un’emozione unica che non avevo mai vissuto prima».

DERBY«Più derby giocavo, più capivo che non era solo una partita di calcio per noi, ma una gara che significava conquistare la gente. Non era un risultato qualsiasi, dovevi dare qualcosa di speciale per loro. Il derby non è come le altre partite, perché c’è tanto in gioco, si muove tutta la città. È una grande responsabilità. Dei 19 derby che ho giocato, forse uno l’ho fatto un po’ sotto tono, ma per il resto ho sempre dato il massimo, dovevo sempre fare qualcosa in più».

TROFEI«La Coppa Italia è stata una grande soddisfazione per noi, soprattutto perché per la maggior parte della squadra era il primo trofeo. Ricordo la gioia di alzarlo, ma anche un po’ di delusione per non essere partito titolare in finale e per aver sbagliato il rigore. La Supercoppa, invece, l’ho vissuta in modo diverso. È stata una partita fantastica, segnata anche dal mio gol. Abbiamo battuto l’Inter, che poi avrebbe vinto il Triplete. Sono state emozioni forti e indimenticabili, e conservo un ricordo grandissimo di quei momenti».

ADDIO«Avrei voluto restare alla Lazio per tutta la vita! Non sono successe alcune cose, soprattutto perché ero in scadenza di contratto e, già dall’anno precedente, la società aveva deciso di ringiovanire la rosa. A gennaio, dopo sei mesi senza giocare, la società probabilmente pensava a un mio futuro da dirigente, ma la mia volontà era di continuare a giocare. Avrei accettato anche di rimanere un altro anno, considerando che avevo 34/35 anni, non 40. Ero stato chiaro, ma visto che non c’era più quella considerazione nei miei confronti, ho deciso di andare all’Inter.

Potevo già partire a luglio, ma volevo restare e chiudere la carriera alla Lazio. Ho rifiutato tante offerte, non ho mai preso in considerazione altre squadre, perché da capitano e dopo oltre 100 gol, volevo concludere con i biancocelesti. C’è stato un confronto con Petkovic. Quell’anno erano arrivati Klose e Cissè, e la mia intenzione non era giocare sempre titolare, ma volevo essere preso in considerazione e avere qualche opportunità. Questo però non è successo. Avrei accettato di giocare meno, essendo un punto di riferimento, ma la mancanza di considerazione mi ha spinto a cambiare, altrimenti a fine anno avrei smesso».

TIFOSI«Ottimo rapporto con loro! Dal primo giorno si è instaurato un bel rapporto con i tifosi, grazie all’empatia che si è creata fin da subito. Questo legame è nato dal mio impegno in campo e dalla percezione che i tifosi avevano vedendomi giocare. Il rapporto con i tifosi è sempre stato speciale e fondamentale per me, anche con la Curva e i suoi capi. C’era una condivisione totale di quello che accadeva in campo, tanto che negli anni ho voluto andare in alcuni club per fare foto con la gente. Lo faccio sempre con piacere e ne sono molto felice!».

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