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·1 March 2026
Roma Juventus, quando Diego e Felipe Melo sancirono la prima fine di Luciano Spalletti in giallorosso. Cosa successe nel 2009

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Fine agosto 2009. L’aria della Capitale è ancora carica dell’afa estiva, ma allo Stadio Olimpico il clima è già incandescente. È solo la seconda giornata del campionato di Serie A 2009-2010, eppure Roma-Juventus rappresenta già un crocevia vitale. Sulla panchina giallorossa siede Luciano Spalletti, l’architetto del bel gioco che aveva fatto innamorare i tifosi, ma il suo ciclo vive un momento di profonda crisi anche per il dissidio tra tecnico e società in relazione alla campagna acquisti. E proprio quella sera, la Vecchia Signora scriverà la parola “fine” sulla sua prima avventura capitolina.
Lo Show di Diego. La partita si trasforma rapidamente in un’illusoria favola bianconera, dominata dalla stella più attesa di quell’estate: Diego Ribas da Cunha. Il fantasista brasiliano, sbarcato a Torino come salvatore della patria, gioca in quella calda serata la sua miglior partita italiana. Apre le marcature rubando palla a un distratto Cassetti e fulminando Julio Sergio. Dopo il momentaneo pareggio del solito cuore romanista Daniele De Rossi, Diego si inventa il raddoppio con un’azione personale devastante, saltando netto Mexes e incrociando un destro letale. A suggellare il definitivo 1-3 è l’altro grande (e purtroppo illusorio) colpo estivo juventino, Felipe Melo, all’esordio assoluto.
L’amaro addio di Luciano. Il triplice fischio dell’arbitro Rocchi suona come una sentenza inappellabile. La Roma si ritrova desolatamente ferma a zero punti in classifica, avendo già perso all’esordio per 3-2 contro il Genoa. L’ambiente è in totale ebollizione, la squadra appare svuotata e incapace di reagire alle sollecitazioni del suo allenatore. Spalletti, con onestà e lucidità, capisce che il filo magico che lo univa allo spogliatoio e alla presidenza di Rosella Sensi si è spezzato in modo irreparabile. Il 1° settembre 2009, a meno di 48 ore dal tracollo interno contro la Juventus, il tecnico di Certaldo rassegna le dimissioni. «Non c’erano più i presupposti per fare bene il mio lavoro», dichiarerà con amarezza. Al suo posto arriverà il romano Claudio Ranieri, che risolleverà un gruppo a pezzi fino a sfiorare clamorosamente lo scudetto contro l’Inter del Triplete.
Quella notte, però, resta scolpita negli annali del calcio: l’illusoria alba della Juventus di Ciro Ferrara e l’amaro tramonto del primo storico ciclo spallettiano.









































