Calcio e Finanza
·30 March 2026
Rummenigge: «Al Bayern il successo è fondamentale, ma deve essere sostenibile: spendevamo troppo, ora stiamo correggendo la rotta»

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·30 March 2026

Karl-Heinz Rummenigge è indissolubilmente legato alla storia del Bayern Monaco. In campo e nelle stanze dei bottoni, ha plasmato il club per oltre quattro decenni e continua a farlo ancora oggi come membro del consiglio di sorveglianza. Tra le figure più influenti del calcio europeo, l’icona del Bayern – che vanta un passato anche con la maglia dell’Inter – ha parlato con Diario AS in vista dell’ultima sfida tra il suo club e il Real Madrid in UEFA Champions League.
«È la sfida più giocata nella storia della Champions League, l’ho controllato. Finora ci sono stati 28 confronti. Il Madrid ha due vittorie in più di noi. È lo stesso anche nella classifica UEFA dei club: loro sono primi, noi subito dietro. È il massimo livello, la partita delle partite, una finale prima della finale», ha esordito.
Su cosa accada al Real in Champions, Rummenigge non ha dubbi: «Il mito è iniziato negli anni Cinquanta con quelle cinque Coppe dei Campioni vinte dalla squadra di Alfredo Di Stéfano e Francisco Gento tra il 1956 e il 1960. Poi sono arrivati i Galácticos. Il Madrid ha sempre riunito il meglio del calcio mondiale. Ricordo quando li eliminammo nel 1976: 1-1 all’andata e 2-0 al ritorno, con tutti e tre i gol segnati da Gerd Müller, “Der Bomber”. Avevo 19 anni e quando misi piede in quel campo capii subito che era qualcosa di speciale. Lo è ancora. Saranno due partite caldissime, a Madrid e a Monaco».
Per il dirigente del club bavarese «lo stadio pesa. Anche il pubblico. All’epoca dovevi anche stare un po’ attento all’arbitro che ti capitava (ride, ndr), ma l’energia che può generare quello stadio è straordinaria. Ricordo la sfida contro il Manchester City nel 2022. Il Madrid era praticamente fuori, finché non ha ribaltato tutto nei minuti di recupero. Lo stadio e i tifosi, insieme alla squadra, diventano un uragano. Servono nervi d’acciaio, calma e grande preparazione mentale».
Rummenigge si è detto «dispiaciuto» per Xabi Alonso e per il fatto che la sua avventura sulla panchina del Real sia durata poco. Poi, parlando di mercato, ha chiuso la porta a un addio di Olise («Ha ancora tre anni di contratto: non c’è altro da dire. La gente va allo stadio per giocatori come lui») e lo stesso ha fatto al contrario su Vinicius («Ho sentito che i club sauditi stanno bussando alla porta, ma non credo che partirà. Florentino è un esteta del gioco e farà di tutto per tenerlo»).
Inevitabile anche una battuta su Florentino Perez: «Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto. Ricordo di aver passato ore a parlare di calcio e di essere d’accordo su tutto tranne una cosa: la Superlega. La struttura politica del calcio è semplice: FIFA e UEFA al vertice, poi le federazioni e infine i club. La Superlega fu vista come il progetto di Florentino, ma in realtà nacque dalla pandemia. Il COVID lasciò un segno profondo e, per quanto ne so, tutti i partecipanti avrebbero ricevuto bonus di ingresso a nove cifre. Per fortuna la Superlega è ormai nel passato. Ho parlato recentemente con Aleksander Čeferin all’assemblea generale UEFA a Bruxelles e mi ha detto che tutti erano felici del ritorno del Madrid nella famiglia del calcio. È positivo per il Madrid e per Florentino: il conflitto non aiuta nessuno».
Rummenigge ha parlato anche della sua esperienza al Bayern. Ha lasciato il ruolo di CEO nel 2021 ed è tornato nel consiglio di sorveglianza nel 2023: «Non era previsto. Ma Uli Hoeness e Herbert Hainer mi hanno contattato perché non erano soddisfatti della situazione generale. Il Bayern è sempre stato un club serio e solido. Beckenbauer diceva che il successo è fondamentale, ma sempre finanziato in modo sostenibile. A un certo punto abbiamo perso la rotta, investendo troppo in stipendi e commissioni agli agenti, ma ora stiamo correggendo».
Per Rummenigge, anche l’attività degli agenti deve essere regolamentata: «Siamo tutti sulla stessa barca, quindi dovremmo sederci insieme – agenti, federazioni, leghe e club. Abbiamo completamente perso l’orientamento. La scorsa estate sono stati pagati 1,35 miliardi di dollari di commissioni agli agenti. Cinque anni fa erano 500 milioni, già tanti. Quando il Bayern compra dal Friburgo, il Friburgo compra dal Mainz e il Mainz compra altrove, il denaro resta nel calcio. Quello che prendono gli agenti no – e questo danneggia lo sport».
«Il Bayern Monaco non è un posto che gli agenti possono ignorare. Se decidiamo di non lavorare più con un procuratore, ci sono conseguenze. Dobbiamo anche spingere per le riforme della FIFA sui trasferimenti: l’idea di una quota fissa del 5% dello stipendio annuo del giocatore per l’agente è buona. Ora siamo intorno al 10%. Serve una soluzione comune, perché insieme agli stipendi gonfiati queste commissioni sono il problema più grande del calcio. Purtroppo, finora alcuni tribunali tedeschi hanno annullato i tetti», ha spiegato.
Un passaggio anche sul nuovo format della Champions: «Ricordo di averlo applaudito quando fu presentato nel 2021. L’idea venne da un giocatore di scacchi tedesco – purtroppo tifoso del Borussia Dortmund (ride, ndr). Le fasi a eliminazione diretta sono sempre state fantastiche, ma i gironi erano diventati pesanti. Ora è molto più divertente. La UEFA merita credito».
E sul nuovo Mondiale a 48 Nazionali: «Diamogli prima una possibilità. Per l’eventuale campione è solo una partita in più. Ho un rapporto di fiducia con Gianni Infantino e credo che sarà un buon torneo. Certo, un evento di quella portata ha dimensioni politiche – il calcio deve conviverci perché fa parte della società. Soprattutto spero che la Germania possa ridare gioia ai suoi tifosi dopo le recenti delusioni».
Coppa del Mondo che nel 2030 tornerà in Spagna: «Sarà speciale – il primo Mondiale su diversi continenti. Era ora che un paese innamorato del calcio come la Spagna tornasse a ospitarlo. Io giocai il Coppa del Mondo 1982 e disputai minuti in quella leggendaria semifinale contro la Francia a Siviglia. L’atmosfera rispecchiava ciò che è la Spagna: una delle potenze del calcio europeo, insieme a Inghilterra, Germania e Italia».









































