Schuurs torna a parlare: «Che incubo l’infortunio! Ero precipitato all’apice della mia carriera. Avevo un accordo con l’Inter, ma…» | OneFootball

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·11 April 2026

Schuurs torna a parlare: «Che incubo l’infortunio! Ero precipitato all’apice della mia carriera. Avevo un accordo con l’Inter, ma…»

Article image:Schuurs torna a parlare: «Che incubo l’infortunio! Ero precipitato all’apice della mia carriera. Avevo un accordo con l’Inter, ma…»

Schuurs, intervistato da De Telegraaf, ha parlato così del suo lungo infortunio e svelato un retroscena di mercato con l’Inter…

Torna a parlare Perr Schuurs. Il difensore, fermo ormai da una vita sportiva dopo il terribile incidente di gioco occorso durante una sfida di campionato contro l’Inter, ha deciso di aprire il proprio cuore in un’intervista toccante. Il lungo calvario, iniziato con un infortunio che sembrava gestibile ed è diventato un’odissea medica e umana, lo ha tenuto lontano dal calcio giocato per ben 36 mesi. Ai microfoni del quotidiano De Telegraaf, il calciatore ha confessato il lato più oscuro del suo recupero e svelato un retroscena di mercato.

Sul recupero e il contro-infortunio: «Il recupero dall’infortunio sembrava molto semplice: mi aspettavano nove mesi di riabilitazione. Dopo l’operazione a Bologna sembrava che fosse andato tutto bene, ma dopo una settimana ho avuto una reazione nella parte esterna del ginocchio. Morivo dal dolore. Invece di 4 settimane, ho camminato con le stampelle per 4 mesi».


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Su ciò che è accaduto successivamente: «A quel punto sono scattati tutti i campanelli d’allarme. Rimaneva del liquido nella parte esterna dell’osso. Mi hanno fatto unaltro intervento in artroscopia in cui hanno aggiunto un piccolo legamento, per garantire ancora più solidità e stabilità. Prima avevo chiesto se potessero controllare se ci fossero danni alla cartilagine. Ne avevo paura, perché la tua carriera può finire in un colpo solo. Fortunatamente non era così. Ma il dolore continuava».

Sulle conseguenze psicologiche: «Ero precipitato dall’apice della mia carriera e dalla fase più bella della mia vita privata nel baratro più profondo, di cui ignoravo persino l’esistenza. Avevo crisi di pianto e rabbia immensa. Una sera, quando non ne potevo più, ho detto alla mia ragazza: dormi bene, spero di non svegliarmi più. Ma amo troppo la mia ragazza e la mia famiglia per potermi togliere la vita. Ma ci ho pensato. Non avrei potuto ricevere un segnale più chiaro per chiedere aiuto».

Sull’origine del suo dolore: «Si sono concentrati sul ginocchio per tutto questo tempo. Ma, in sostanza, si è scoperto che il problema era legato a un malfunzionamento del segnale inviato al ginocchio. Non ho più dolore da settimane e mi sento sempre meglio, ora quel legamento è solido come una roccia».

Sul momento in cui è avvenuto l’infortunio: «Ho controllato un lancio lungo con il petto, ho superato Henrikh Mkhitaryan con un tocco e ho dribblato in avanti. Hakan Calhanoglu mi è arrivato alle spalle, facendomi perdere l’equilibrio. È stato un classico infortunio al legamento crociato».

Sul momento in cui è avvenuto l’infortunio: «Ho controllato un lancio lungo con il petto, ho superato Henrikh Mkhitaryan con un tocco e ho dribblato in avanti. Hakan Calhanoglu mi è arrivato alle spalle, facendomi perdere l’equilibrio. È stato un classico infortunio al legamento crociato».

Su un retroscena di mercato riguardante proprio l’Inter: «In estate avevo raggiunto un accordo con l’Inter per un contratto quinquennale, ma il club non riusciva a trovare un accordo con il Torino. Anche il Crystal Palace e il Tottenham Hotspur volevano concludere l’affare e pagare di più. Offrivano 35 milioni di euro, l’Inter 30. Mentre il Torino ne chiedeva almeno 40. Si creò una situazione di stallo. Anche questo ha influito, in sottofondo. Ero frustrato per non aver concluso il trasferimento. In realtà lo sono ancora, anche se i granata a parte quell’episodio si sono sempre comportati bene con me. Mi hanno continuato a pagare lo stipendio per due anni, mentre dopo sei mesi avrebbero dovuto pagare solo la metà».

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