Calcio e Finanza
·19 June 2026
Stop al secondo anello del Flaminio. Lotito: «Avanti con il progetto»

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·19 June 2026

Il progetto della Lazio per la trasformazione dello stadio Flaminio ha incontrato un ostacolo pesante. La Soprintendenza di Stato, nell’ambito della conferenza dei servizi preliminare aperta da circa un mese, ha infatti chiesto integrazioni che rischiano di imporre una revisione significativa del piano presentato dal club biancoceleste.
Il punto centrale – come riporta l’edizione odierna de La Repubblica – riguarda la tutela dell’impianto disegnato da Pier Luigi Nervi. Secondo quanto emerso, la pensilina della tribuna ovest, sottoposta a vincolo, dovrà essere conservata. Non solo: anche l’eventuale secondo anello dovrà essere ripensato in modo da non cancellare alla vista la struttura originaria dello stadio.
Tecnicamente non si tratta ancora di un parere negativo, ma di una richiesta di integrazione. Tuttavia, il contenuto delle osservazioni rappresenta un passaggio delicato per il progetto voluto dal presidente Claudio Lotito. La Soprintendenza, in sostanza, chiede che la nuova copertura esterna prevista per sostenere il secondo anello non comprometta la leggibilità del vecchio Flaminio e che venga mantenuta la copertura storica ideata da Nervi.
Questo non significa che l’operazione sia già tramontata, ma rende necessario un intervento sul progetto. Il nodo ora è capire se esistano i margini tecnici per modificarlo nei tempi previsti. La conferenza dei servizi ha concesso alla Lazio 30 giorni per presentare le proprie controdeduzioni e provare a superare le prescrizioni.
Lotito, contattato da Repubblica, ha mostrato tranquillità: «Io non seguo in prima persona la questione – ha spiegato – ma i miei tecnici non mi sembrano preoccupati. Poi vedremo». All’interno del club, secondo quanto riportato, si starebbe già lavorando per trovare una soluzione. Il problema principale riguarda però la compatibilità tra il mantenimento della pensilina e l’attuale impostazione del progetto, che prevede una nuova copertura integrale dell’impianto. Un altro nodo riguarda il cosiddetto guscio esterno, destinato a sostenere il secondo anello, che secondo la Soprintendenza rischierebbe di nascondere il fronte dello stadio originario.
Il rischio, a questo punto, è che l’intero progetto debba essere rivisto. Una prospettiva non semplice per la Lazio, anche perché la posizione della Soprintendenza appare coerente con i vincoli già apposti negli anni scorsi sull’estetica del Flaminio e sulla pensilina, considerata uno degli elementi più significativi dell’opera di Nervi.
Sulla stessa linea si è espressa la Fondazione Nervi, da tempo critica rispetto all’ipotesi di trasformazione radicale dell’impianto: «Con il piano di conservazione del Flaminio noi avevamo già indicato la via per il futuro dello stadio e messo in guardia sui vincoli – ha ricordato Marco Nervi, presidente della fondazione e nipote dell’architetto – non si può trasformare qualcosa che è nato per vecchie esigenze in qualcosa utile per il presente. Sarebbe come prendere una Formula 1 del 1959, trasformarla e farla correre al mondiale 2026. È evidente che è una cosa che non funziona. Noi non vogliamo passare per quelli contro questo progetto ma contestiamo la scelta iniziale di trasformare lo stadio».
Resta quindi aperta la domanda sul futuro del Flaminio. La Fondazione Nervi immagina una destinazione diversa, magari legata al calcio minore o ad altre discipline sportive, più compatibile con la struttura originaria. La Lazio, invece, continuerà a lavorare per difendere il proprio piano e provare a riportare il progetto entro un perimetro accettabile per gli enti competenti. La partita si giocherà nelle prossime settimane. Entro circa un mese si capirà se il club biancoceleste riuscirà a superare le osservazioni della Soprintendenza o se il progetto per il nuovo Flaminio dovrà essere ripensato in modo più profondo.







































