Zerocinquantuno
·15 July 2026
Tarozzi: “Sono sempre ‘Tarozzino’, il ritorno a Bologna è un sogno ad occhi aperti. Empatia incredibile con Tedesco, fare il vice è la mia veste ottimale”

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Seconda conferenza stampa per il Bologna nel ritiro estivo di Valles 2026, stamani presso il media center adiacente ai campi sportivi, e a presentarsi davanti a microfoni e taccuini è stato Andrea Tarozzi, il mitico ‘Tarozzino’, come lo chiamava Renzo Ulivieri a metà degli anni Novanta. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le dichiarazioni rilasciate dal nuovo vice allenatore rossoblù, tornato sotto le Due Torri dopo quasi trent’anni.
Emozione rossoblù – «Sono stato chiamato da Di Vaio, Sartori e Fenucci, mi hanno detto che avrebbero preso un allenatore dall’estero e che c’era bisogno di un vice, chiedendomi se fossi disponibile. Per me è stato un sogno ad occhi aperti, un’esplosione di emozioni: la possibilità di tornare a Bologna dopo tanti anni è qualcosa che mi ha letteralmente travolto. Così ho chiamato subito Stefano Pioli, a cui ero legato affettivamente, dato che ci conosciamo da tanti anni, e anche lavorativamente, perché avevo iniziato un percorso con lui. Gli ho spiegato che quella telefonata mi aveva scombussolato. Stefano è un signore, ha capito benissimo il mio stato d’animo e mi ha dato carta bianca. Ho fatto subito una video call con il mister, che non conoscevo di persona, e ci siamo capiti al volo».
Feeling immediato – «Il rapporto con Tedesco è fantastico, si è creata un’empatia incredibile. Posso dire che ci saranno novità, ma non così clamorose: il suo percorso tecnico fa parte del prosieguo di una strada che è iniziata con Motta e Italiano, il suo credo è un’evoluzione di quel progetto».
Divertirsi e divertire – «Il mister dice “divertiamoci” e io sono d’accordo, bisogna far divertire i tifosi. Quando venivo al Dall’Ara da allenatore libero, ascoltavo le canzoni di Dalla e Cremonini e vedevo la gente che rimaneva allo stadio finita la partita: ecco, noi dovremo essere bravi a ricreare quell’atmosfera. Da ex avversario del Bologna posso dire che quando preparavamo le partite contro il Bologna era sempre difficile. Questa può essere un’annata importante».
L’abito adatto – «Una vita da secondo: è sempre stata la mia aspirazione, credo di avere un carattere perfetto per fare il vice e ho anche fatto la tesi a Coverciano proprio su questo ruolo. Sento che questa sia la mia veste ottimale, l’allenatore non sarei stato in grado di farlo».
Un aiuto fondamentale – «Gli staff sono cresciuti tanto, si sono allargati e anche il peso del vice in termini di supporto tecnico è aumentato. Oggi un allenatore ha più cose su cui lavorare e da preparare, forse da fuori non si comprende a pieno tutto il lavoro che svolge uno staff, dalla revisione di partite e allenamenti alla preparazione degli esercizi».
Carattere ideale – «Sono nato curioso e ordinato, e gli allenatori hanno sempre apprezzato questo mio modo di essere. Anche la fedeltà: non ho mai agito e mai agirò dietro le spalle di qualcuno. Riesco sempre ad entrare in simbiosi con gli allenatori, li aiuto nei periodi di difficoltà e alleggerisco la pressione».
Dal 1997 al 2026 – «Sono di Sasso Marconi. All’epoca, da giocatore, andavo in paese e ci mettevo un’ora per arrivare a casa perché mi fermavano tutti. Sono tornato là in questi giorni e adesso quando giro non c’è nessuno che non mi dica qualcosa: ho ritrovato un ambiente bellissimo. Andai via in un periodo stupendo, nell’estate in cui arrivò Baggio. Oggi ritrovo una buonissima proprietà, un grandissimo ambiente e dirigenti di altissimo livello: per ora è tutto positivo».
Segno distintivo – «’Tarozzino’ è ancora il mio soprannome, chi mi chiama Tarozzi viene corretto (sorride, ndr). Renzo Ulivieri mi chiamava e mi chiama così, quindi chiamatemi ancora Tarozzino».







































