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·7 May 2026

Tonetto: “Alla Roma ero T-Max, ma che male quel rigore”

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Max Tonetto racconta la sua carriera, dagli inizi a Trieste al rigore con l’Arsenal, fino alla nuova vita da imprenditore e autista Uber.

Max Tonetto andava su e giù sulla fascia, senza fermarsi mai. Correva forte, in campo e nella vita. È partito da un campetto di Trieste, a due passi dall’osteria dei genitori, e ha conosciuto presto la sofferenza, rompendosi il crociato a vent’anni. Tonetto sarà anche quello del rigore sbagliato contro l’Arsenal, negli ottavi di Champions del 2009, che costò l’eliminazione alla Roma. Oggi, a 51 anni, fa mille cose, tra cui l’autista Uber.


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Tonetto, da T-Max ad autista Uber

Partiamo da qui. Cosa c’è dietro il Tonetto autista? “Un anno fa con un mio amico abbiamo iniziato il percorso per aprire un’attività di NCC. Per farlo, serve la patente KB e un iter lungo, ma abbiamo preso la licenza su Roma e, sei mesi fa, siamo partiti con la nostra società, la Mami Società Cooperativa. Per capire davvero come funzionasse il meccanismo, io e il mio socio ci siamo messi al volante e abbiamo fatto diversi servizi in giro”.

Qualche aneddoto alla guida? “Un giorno ho caricato sul van un tifoso della Roma a cui avevano ritirato la patente per guida in stato di ebbrezza. Si è fatto un selfie con me e nel giro di poche ore sono diventato virale sul web”.

Uber, foot volley, beach soccer, Operazione Nostalgia: ormai è un imprenditore a tutti gli effetti. “Mi piace investire in campi diversi. Con Simone Perrotta ho aperto una scuola calcio e un centro fitness. Negli anni è nata anche la passione per il foot volley, sport brasiliano portato in Italia da maestri come Aldair e Amantino Mancini. Abbiamo anche una Nazionale che è arrivata seconda agli Europei e terza ai Mondiali”.

A marzo ha riscontrato grande successo l’evento di Operazione Nostalgia. Però lei non ha giocato. Come mai? “Mi sono occupato di tutta la parte organizzativa. Preparare il PalaEUR è complicato: rispetto a uno stadio ci sono molte più questioni amministrative e autorizzative. Abbiamo scelto l’indoor anche perché i giocatori della nostra epoca iniziano ad avere una certa età”.

Quando arriva il calcio nella sua vita? “I miei genitori gestivano delle osterie a Trieste. A un certo punto ne presero una accanto a un campo da calcio. Un giorno un genitore mi convinse ad andare a giocare con altri bambini. Cominciai su un campo di cemento. Avevo sei anni”.

Interregionale, Serie C, B e infine A. Ha fatto tutte le categorie. “La gavetta ti insegna valori umani e sportivi. Ho lottato per salvezze e promozioni, ma ho sempre creduto di potercela fare. A vent’anni mi ruppi il crociato a Ravenna, in C1, poi me ne ruppi un altro e lesionai un tendine. Ma non ho mai mollato”.

Lucescu, Ancelotti, Guidolin, Spalletti. Chi le ha lasciato di più? “Spalletti è stato il migliore che ho avuto. Lucescu stava molto attento al rapporto umano. Con Guidolin a Bologna ho legato meno. Carletto invece era un mago nella gestione del gruppo. L’ho avuto alla Reggiana nel 1995/96, era agli inizi, mentre io ero reduce dall’infortunio al ginocchio. Nel girone d’andata rischiavamo la retrocessione, in quello di ritorno abbiamo conquistato la promozione”.

Cosa non ha funzionato al Milan di Zaccheroni? “Era una squadra stellare, campione d’Italia. Feci tutto il precampionato da titolare, poi mi ruppi la caviglia prima dell’inizio della stagione e restai fuori due mesi e mezzo. Quando rientrai la squadra andava forte e non trovai spazio”.

Roma-Arsenal, marzo 2009. Quel rigore sbagliato le pesa ancora? “Non l’ho mai digerito. Era la gara di ritorno e ci giocavamo l’accesso ai quarti di finale di Champions. Sbagliai l’ultimo, tirando alto. Brucia ancora, ma non è un rimpianto. Ho ricevuto tante critiche, però con i tifosi non ho mai avuto problemi”.

Dove nasce il soprannome T-Max? “Real Madrid-Roma 1-2, marzo 2008, ritorno degli ottavi di Champions. Feci assist a Taddei per il primo gol. Una delle mie migliori prestazioni in carriera. Corsi avanti e indietro in fascia per tutta la partita. Da lì T-Max, come lo scooter”.

A 32 anni ha coronato il suo sogno. “L’esordio in Nazionale. 2 giugno 2007, me lo ricordo come se fosse ieri: Fær Øer–Italia, qualificazione agli Europei. Vincemmo 2-1 con doppietta di Pippo Inzaghi”.

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