Milannews24
·3 June 2026
“Una volta toccato il fondo si può ancora scavare”: il Milan di Cardinale continua a smarrire sé stesso

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·3 June 2026

Sono passati nove giorni da una delle decisioni più pesanti e destabilizzanti degli ultimi anni in casa Milan. Eppure, invece di assistere a una rapida riorganizzazione della struttura dirigenziale, il club appare ancora immerso in una confusione difficile da comprendere e ancora più difficile da giustificare. Se c’è una frase che descrive perfettamente il momento rossonero è proprio questa: “Una volta toccato il fondo si può ancora scavare”.
Perché è esattamente ciò che sta accadendo. Dopo aver azzerato figure chiave come Massimiliano Allegri, Igli Tare, Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada, la proprietà guidata da Gerry Cardinale non è stata in grado di presentare una nuova architettura decisionale chiara, credibile e funzionale. In qualsiasi grande azienda, e soprattutto in una società calcistica che ambisce a competere ai massimi livelli, una rivoluzione del genere dovrebbe essere accompagnata da un progetto immediatamente riconoscibile. Al Milan, invece, regna il vuoto.
Il problema non è soltanto l’assenza di nomi. Il problema è l’assenza di una catena di comando. Chi decide? Chi pianifica? Chi ha l’ultima parola sulle strategie sportive? Chi coordina mercato, area tecnica e comunicazione? Domande semplici che, ad oggi, sembrano non avere una risposta altrettanto semplice.
La gestione di Cardinale continua a trasmettere un’impressione di improvvisazione permanente. Si parla di sostenibilità, di visione internazionale, di modelli innovativi, ma poi, quando arriva il momento di prendere decisioni fondamentali, il club appare paralizzato. Un Milan senza riferimenti è un Milan senza direzione.
Ed è qui che nasce la preoccupazione più grande. Non si tratta soltanto dei risultati o delle future operazioni di mercato. Si tratta della credibilità di una società che sembra aver perso la capacità di comunicare una strategia coerente ai propri tifosi.
In questo contesto merita una riflessione anche il ruolo di Zlatan Ibrahimovic. Nessuno mette in discussione ciò che ha rappresentato da calciatore per il Milan. Il suo contributo alla storia recente del club è stato enorme e resterà tale. Tuttavia, il rispetto per il passato non può trasformarsi in immunità rispetto alle critiche del presente.
Negli ultimi mesi la sensazione è che la figura di Ibrahimovic sia stata collocata al centro del progetto senza che fossero definiti con chiarezza compiti, responsabilità e limiti operativi. Una situazione che ha generato più interrogativi che certezze.
L’ego di Ibrahimovic non può essere anteposto agli interessi del Milan. Nessun dirigente, nessun consulente, nessun ex campione può diventare più importante dell’istituzione che rappresenta. Se il suo ruolo contribuisce ad alimentare ambiguità e sovrapposizioni decisionali, allora è giusto porsi una domanda semplice: a chi giova tutto questo?
Il Milan ha bisogno di manager, di competenze e di responsabilità definite. Non di figure mediatiche attorno alle quali ruotano continuamente interpretazioni e retroscena.
La sensazione è che il club stia vivendo una delle fasi più delicate della sua storia recente senza una leadership all’altezza del momento. Cardinale continua a dare l’impressione di inseguire gli eventi anziché governarli, mentre la struttura societaria resta incompleta e priva di una gerarchia riconoscibile.
E allora torna inevitabilmente quella frase: “Una volta toccato il fondo si può ancora scavare”. Perché ogni giorno che passa senza una guida chiara, senza una catena di comando definita e senza una visione comunicata con trasparenza, il Milan perde tempo, credibilità e autorevolezza.
I tifosi rossoneri meritano risposte. E le meritano subito.







































