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·26 April 2026

Vaciago: «Sembra nuova Calciopoli. Giustizia sportiva misteriosa, ora chiarezza o sarà fine calcio italiano»

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Vaciago: «Sembra nuova Calciopoli. Giustizia sportiva misteriosa, ora chiarezza o sarà fine calcio italiano». Il commento

Guido Vaciago su Tuttosport commenta così il caso Rocchi che sta agitando il calcio italiano. Secondo il direttore del quotidiano sono molte le analogie con quanto accaduto nel 2006 con Calciopoli.


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Si legge: «È tutto maledettamente simile, per certi versi identico al 2006. Esattamente vent’anni dopo (coincidono anche i giorni) si allunga un’ombra mostruosa sul calcio italiano. Come si fa a non pensare a una nuova Calciopoli, con un designatore accusato di scegliere arbitri “graditi all’Inter”, come viene ipotizzato nell’avviso di garanzia a Rocchi? Ci sono circostanze, vengono citate “riunioni” più o meno segrete a margine di partite di Coppa Italia e di strategie per consentire all’Inter di evitare l’arbitro Doveri nelle partite chiave. E c’è il caso Udinese-Parma, apparentemente il meno grave e che, invece, è il segnale più inquietante che arriva dalle prime frammentarie informazioni di questo scandalo. Quel “toc toc” al vetro del Var, il suggerimento vietato all’arbitro davanti al monitor perché aiutasse quello in campo a decretare il rigore rappresenta un comportamento illecito ed era stato denunciato da Domenico Rocca, assistente arbitrale che aveva assistito alla scena e aveva scritto all’Aia. Ne era scaturita una denuncia presso la Procura Federale di Chiné e questa aveva archiviato la vicenda, senza dare alcun seguito disciplinare. Perché? Chi aveva bussato alla porta della giustizia sportiva per spegnere un possibile scandalo che avrebbe travolto il designatore Rocchi? Questo è un punto nevralgico, probabilmente quello che porterà al commissariamento della Figc, perché un sistema può avere delle disfunzioni al suo interno, ma deve avere anche la forza di autocorreggerle. Se la giustizia sportiva chiude gli occhi, significa che quegli anticorpi non funzionano e, quindi, il sistema è troppo malato per guarirsi da solo. Non è detto che un commissario sia necessariamente la medicina giusta, ma – se fossero confermate tutte le circostanze – il funzionamento della Figc in questo frangente appare inconsistente».

Vaciago incalza: «E la giustizia sportiva, ancora una volta, appare misteriosa nei suoi ritmi e nella sua severità: a volte occhiuta e inflessibile, a volte accondiscendente e comprensiva; a volte fulminea, a volte flemmatica. Una giustizia sulla quale pende una sentenza della Corte di Giustizia Europea che potrebbe demolirla e un’inchiesta del parlamentare Mauro Berruto che potrebbe far emergere altre tremende storture. Ma queste sono altre storie. La potenziale nuova Calciopoli ruota, per ora, intorno alla figura di Gianluca Rocchi, designatore arbitrale molto vicino a Gabriele Gravina, che lo ha sempre difeso nelle inevitabili tempeste mediatiche. Le accuse che gli rivolgono i pm sono gravi, perché mettono in discussione l’imparzialità nello svolgimento del suo delicatissimo lavoro: scegliere chi dirige le partite. Sono le stesse identiche accuse che vennero rivolte a Bergamo e Pairetto, designatori del campionato 2004-05, finito nel mirino dell’indagine di Calciopoli. Allora erano le telefonate di Luciano Moggi (e quelle di decine di altri dirigenti che erano ancora occultate in sede di processo sportivo) a far scattare l’accusa di influenzare i designatori per avere arbitri amici. Oggi non sappiamo ancora chi faceva pressione su Rocchi, ma resta un’indicazione significativa nell’avviso di garanzia: “Concorso in frode sportiva”. Concorso con chi? È ovvio che non è ancora emerso tutto. Forse, anzi, è emersa solo la punta di un iceberg che potrebbe trasformare definitivamente in Titanic il calcio italiano».

Infine: «Nelle prime frammentarie informazioni che sono rimbalzate ieri pomeriggio nelle redazioni e sui social network, si evince che uno degli arbitri “graditi” all’Inter era quel Colombo che, in Bologna-Inter, aveva fatto infuriare Simone Inzaghi per una rimessa battuta troppo lontana dal punto in cui era uscita la palla, generando poi il gol di Orsolini. Un’altra curiosa coincidenza, perché anche nel 2006 era andata più o meno così, non c’era stata una partita della Juve riconosciuta come “truccata” (e infatti la sentenza parla di “tentativo di…”) e l’unico arbitro condannato, De Sanctis, era quello con cui la Juve aveva la media punti più bassa. Ma è prematuro per capire se siamo di fronte a una nuova Calciopoli o no. Rispetto a vent’anni fa, sarebbe utile che tutto fosse più trasparente. Se il calcio italiano ha una speranza di venire fuori da questa vicenda, l’unica strada è quella della chiarezza e della verità. Che tutto emerga, che niente venga insabbiato, che se ci sono dei colpevoli questi paghino, se ci sono degli innocenti questi ne escano puliti. Tutti devono collaborare e non ci deve essere omertà. In questo modo si può conquistar la fiducia delle persone e dei tifosi che sta traballando in modo fortissimo. Il rischio di uno sputtanamento di qualcuno è infinitamente meno grave, come conseguenze per tutto il settore (che dà da mangiare a centinaia di migliaia di persone) rispetto a una conclusione omertosa o una taralucci e vino. Il calcio deve dimostrare maturità e serietà, se no altro che Bosnia e Mondiale da spettatori, è veramente la fine di tutto».

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