Vaciago svela: «Molti dipendenti Juve speravano nel ribaltone, ora Comolli dovrà essere bravo in una cosa» | OneFootball

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·30 May 2026

Vaciago svela: «Molti dipendenti Juve speravano nel ribaltone, ora Comolli dovrà essere bravo in una cosa»

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Vaciago svela: «Molti dipendenti Juve speravano nel ribaltone, ora Comolli dovrà essere bravo in una cosa». L’analisi del direttore

Su Tuttosport Guido Vaciago analizza così la situazione in casa Juventus relativamente al delicato equilibrio di rapporti tra Spalletti e Comolli.


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«Non è tanto la questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. L’impressione è che, ieri, sia caduta solo la prima goccia. John Elkann, Luciano Spalletti e Damien Comolli si sono incontrati e hanno parlato in toni positivi. E se questo, di per sé, è una buona cosa, bisogna anche dire che se si trattano i massimi sistemi è difficile non essere d’accordo; di solito, infatti, si discute e si litiga sulla messa a terra dei grandi progetti. Quindi, trovarsi allineati sul concetto di “ricostruire una grande Juve il prima possibile” non è difficile quanto concordare su come riuscirci. Ma ogni maratona inizia con un passo e ieri quel passo è stato fatto. John ha benedetto una stretta di mano freddina, ma “costruttiva” (così è stato riferito) e soprattutto ha richiamato tutti alla “concretezza”.

«Ne ha davvero bisogno la Juve, che proprio sul pragmatismo tattico e manageriale ha fondato quasi tutti i suoi cicli vincenti.Ora si tratta di raccogliere l’invito o, se preferite, obbedire all’ordine. È inutile nasconderlo o provare a edulcorare il concetto: la Juve, in questo momento, non è una società compatta. Ma deve tornare a esserlo. Non erano pochi, a qualsiasi livello del club, che speravano in un ribaltone in cima all’organigramma dopo il sesto posto, ma la proprietà su questo punto è stata netta. La continuità della governance è ritenuta un perno intorno al quale far girare la rinascita bianconera e un altro azzeramento dei vertici – secondo John – provocherebbe più danni che vantaggi. A questo punto, è necessario che cambi il clima interno in nome di un grande compromesso per riportare la Juve ai livelli di un tempo.Riuscirà Comolli a ricompattare la struttura societaria intorno a idee e strategie, finora, poco condivise e per nulla digerite da chi lavora nella Juve? E chi lavora nella Juve si sforzerà nell’accettazione di nuovi metodi? Intorno a queste due domande ruota molto del futuro del club. Spalletti è carico di idee, energia mentale, voglia di compiere l’ultimo grande miracolo della sua carriera: alzare un trofeo e resuscitare lo spirito vincente della Juve. Lo ha spiegato a John Elkann ed è stato capito. Comolli, che ha fatto ammenda per i chiari e innegabili errori di mercato della scorsa estate, sta pensando a innesti di spessore tecnico e caratteriale, giocatori importanti e “pronti” per accelerare il processo di rinascita».

«Certo, l’inciampo su Robertson e le incertezze su Alisson(sempre meno sicuro) hanno disorientato Spalletti, che già pregustava il portiere e il terzino sinistro. Un inizio zoppicante, ma al 30 maggio c’è ancora tanto tempo per rimediare. La costruzione della squadra sarà fondamentale. Anzi l’unica cosa che conterà. Perché non è necessario che l’amministratore delegato e l’allenatore si vogliano bene e facciano il mercato a braccetto, ma che – alla fine – arrivino i giocatori giusti nei ruoli giusti. L’equilibrio interno, che ora appare precario, si stabilizza sempre con i risultati. Se la Juve si mettesse nelle condizioni di iniziare la stagione in modo brillante, dopo una campagna acquisti azzeccata, i malumori e i dissapori di oggi evaporerebbero in un minuto. Il problema sorgerebbe di fronte a una campagna acquisti deludente e un inizio di stagione, conseguentemente, senza brillantezza. Alla fine, non scopriamo certo una legge della fisica, i risultati del campo sono un collante strepitoso e riscaldano anche il più gelido dei rapporti. Certo, i risultati non arrivano (quasi) mai per caso. Quindi, l’altra squadra bianconera, quella dei dirigenti, deve giocare una partita perfetta da adesso al primo di settembre, mettendo insieme una squadra competitiva. È l’unica strada, perché non è più tempo di chiacchiere e progetti, non è il momento di vendere parole, ma di comprare giocatori. La «concretezza» cui ha fatto riferimento John è la via che ti resta, quando devi fare i conti con sei anni di delusioni. Perché, sì, questo lo devono tenere in considerazione tutti, da Comolli in giù, il conto dei disastri precedenti lo paga sempre l’ultimo e il tempo di programmare, per la Juve, in questo momento è cortissimo». 

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