Calcio e Finanza
·31 March 2026
Vendita San Siro, i pm: «Accordi anche per neutralizzare il vincolo culturale. Il Comune ha permesso ai club lo sfruttamento dell'area»

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I nove indagati nell’inchiesta milanese sulla vendita di San Siro avrebbero anche condiviso “i dettagli in merito ai potenziali vincoli culturali pendenti” sullo stadio, “stabilendo e concordando che la procedura amministrativa di vendita” dovesse “concludersi entro e non oltre il 10 novembre 2025, al solo scopo di neutralizzare il vincolo legale e di interesse pubblico riconosciuto dal Ministero della Cultura”, riguardante “il solo stadio ma che avrebbe reso l’operazione non più di interesse per le squadre”. Lo scrivono i pm nelle imputazioni, che hanno portato alle perquisizioni di stamani da parte della Gdf, autorizzate dal gip perché alcune attività hanno riguardato avvocati indagati.
Sempre i dirigenti comunali, i manager dell’epoca e i consulenti di Milan e Inter, secondo la Procura, avrebbero anche valutato e condiviso “gli aspetti economici riguardanti il valore del compendio immobiliare (per il quale il Comune di Milano ha richiesto relazioni estimative all’Agenzia delle Entrate e a due consulenti esterni) e le deduzioni/scomputi dal prezzo di vendita finale legati alla successiva esecuzione dei lavori”. Poi, si legge, “analizzavano congiuntamente gli aspetti tecnico-urbanistici inerenti al Pgt (Piano di Governo del Territorio)”.
E ancora avrebbero condiviso “in più occasioni, bozze di delibere in modo da concordarne il contenuto prima che fossero portate all’attenzione della Giunta comunale per la discussione e approvazione e, tra queste”, come risulta dagli altri due capi di imputazione per rivelazione di segreto d’ufficio, “la proposta di delibera di Giunta numero n. 1379 del 5.11.2021 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse e la proposta di delibera numero 28 del 19.01.2023 a conclusione del Dibattito pubblico”. L’ipotesi di turbativa va dall’8 novembre 2019, “data di avvio del procedimento con delibera di Giunta comunale numero 1905”, con cui si dichiarava “l’interesse pubblico della proposta avanzata dalle Squadre”, fino al 24 marzo 2025, “data di adozione dell’Avviso pubblico per la raccolta di ulteriori manifestazioni di interesse.
Inoltre, gli “accordi” per pilotare la vendita dello stadio di San Siro avrebbero consentito a Inter e Milan anche “lo sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio circostante” al Meazza, aggiunge la Procura. Le “collusioni” tra i dirigenti comunali, i manager e i consulenti dei club sarebbero “consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento, finalizzate ad orientare l’iter amministrativo” sullo stadio.
Sarebbero state concordate tra “l’attore pubblico e la parte privata le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione dell’area, elementi che, riversati nelle diverse delibere di Giunta (e in particolare nella numero 28/2023), determinavano il perimetro e le caratteristiche dell’Avviso pubblico del 24.3.2025”.
Avviso che, “nel recepire espressamente le Delibere precedenti, ne elevava i relativi contenuti a criterio per la predisposizione dei progetti alternativi a quello proposto dalle società di calcio”. E con la conseguenza che quell’avviso pubblico di raccolta di altre manifestazioni di interesse “anche in quanto nella sostanza costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive, oltre che per il brevissimo termine concesso, andava deserto, comportando la successiva vendita dell’area” all’unico offerente, ossia Inter e Milan.
In particolare, i pm riportano le più rilevanti condotte collusive: “Venivano concordati i contenuti delle principali delibere e determine dirigenziali con cui è stato dato corso all’iter amministrativo avviato nel 2019, immediatamente dopo l’inserimento da parte del Comune nel Pavi (Piano delle Alienazioni e delle Valorizzazioni immobiliari) per il triennio 2019/21 non soltanto del sedime dello stadio”, ma dell’intera area “coincidente con la Grande funzione urbana San Siro (Gfu)”, in conformità alle richieste “delle Società per giungere alla compravendita e consentire lo sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio circostante”.
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