Zanchetta racconta: «La famiglia Esposito nata per giocare a calcio, Pio bravissimo e non gioca per soldi! Chivu…» | OneFootball

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Inter News 24

·29 November 2025

Zanchetta racconta: «La famiglia Esposito nata per giocare a calcio, Pio bravissimo e non gioca per soldi! Chivu…»

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L’ex allenatore dell’Inter Primavera, Andrea Zanchetta, si è espresso così sulla famiglia Esposito soffermandosi su Francesco Pio

Intervistato da Fanpage, l’ex allenatore dell’Inter Primavera, ora alla guida del Novara, Andrea Zanchetta, racconta così Francesco Pio Esposito.

I GIOVANI IN ITALIA – «Siamo storicamente refrattari a puntare sui giovani. Prendiamo il caso di Pio Esposito: lui era forte anche prima, ma per buttarlo dentro abbiamo aspettato che si infortunassero tutti. Non è una critica a nessuno, intendiamoci, ma è il nostro approccio: a volte il timore di non “bruciare” un giovane ci fa essere forse troppo prudenti: bisognerebbe avere il giusto equilibrio».


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SE MI ASPETTAVO QUESTA CRESCITA DI PIO ESPOSITO? – «Devo essere sincero, si vedeva che aveva qualità importanti, ma quando l’ho allenato io era ancora fisicamente indietro, non era il Pio che vediamo oggi. Però, con altrettanta franchezza, devo dire che Chivu ci ha visto lungo e gli ha fatto scalare le categorie, chiamandolo direttamente in Primavera. Ecco, Chivu è uno che – secondo me – è bravo a gestire questi ragazzi. Ci punta, ma stando attento a non rischiare di sovra-esporli. La sua bravura è stata quella di intravedere in Pio qualità che ai tempi erano acerbe. Spesso, quando Cristian sceglieva qualcuno sotto-età per la Primavera, sentivo dire: “Non è ancora pronto”. Ma certo che non lo era, ma metterlo alla prova in categorie superiori ne accelerava la crescita. E in questo Chivu è sempre stato molto bravo».

CHE EFFETTO MI FA VEDERLO CON LA MAGLIA DELLA NAZIONALE? – «Ovviamente, mi fa un certo effetto, ma credo che abbia le qualità per stare nel gruppo della Nazionale. Adesso ha raggiunto una potenza fisica importante, che gli consente di tenere botta in area di rigore. È diventato un attaccante completo, che può fare sia il gioco di sponda, sia finalizzare l’azione. Non ha l’allungo o la profondità, non è nelle sue caratteristiche, ma è talmente intelligente dal punto di vista tattico, che non va neanche a cercarsi quella situazione. Sa quali sono i suoi pochi limiti, e quali le sue enormi qualità, e fa in modo di sfruttarle al meglio».

A QUALE ATTACCANTE DEL PASSATO ASSOMIGLIA? – «Ti direi un mix tra Luca Toni e Bobo Vieri: rispetto a Toni è meno finalizzatore, Luca in area era un animale, di Vieri – invece – non ha il “motore” e la progressione, ma a Bobo assomiglia di più per fisico e capacità di sponda. Io sono convinto che Pio sarà l’attaccante titolare della Nazionale per i prossimi dieci-quindici anni. È fortissimo. Quello che, però, fa la differenza, è la sua voglia di arrivare e di migliorarsi: a volte vedo ragazzi che si accontentano, lui – invece – dà proprio la sensazione di analizzare gli errori della partita precedente, lavorare per evitarli in quella successiva e, quindi, crescere partita dopo partita. Dico sempre che la testa fa la differenza, lui in questo è fenomenale».

IO CHE HO ALLENATO TUTTI E 3 I FRATELLI ESPOSITO, COSA LI RENDE UNICI CALCISTICAMENTE? – «Si vede proprio che sono nati per giocare a calcio. Ognuno con le sue caratteristiche, ognuno con le proprie qualità e le proprie prospettive, ma è evidente che hanno doti innate. Poi, ovviamente, ci hanno messo del loro, perché sono tre ragazzi serissimi e molto professionali. La cosa che mi piace particolarmente di loro è che si vede che giocano a calcio come se fossero al campetto con gli amici: non lo fanno per fama, per soldi o per il prestigio, ma soltanto per amore del gioco. E questo credo che sia uno dei loro principali punti di forza, perché non subiscono le pressioni».

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