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·24 de marzo de 2026

6 spunti che ci lascia la Serie A all’ultima sosta

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A otto giornate dalla fine, la Serie A sembra già scritta in alto e sospesa altrove. L’Inter controlla, il Napoli prova a riaccendere una rincorsa che il Milan sembra meno in grado di sostenere, mentre metà classifica ha smesso di avere urgenze. In mezzo, restano numeri che raccontano più delle classifiche: attaccanti che segnano meno di quanto dovrebbero, triplette scomparse e squadre che scelgono tra identità e sopravvivenza.

Più Napoli che Milan per l’utopia scudetto

Il vantaggio dell’Inter è più che consistente ed è difficile pensare che i nerazzurri possano dilapidare un tale vantaggio. Ipotizzando un’ipotetica rincorsa, però, è la squadra che parte più indietro a emanare le sensazioni più incoraggianti. Recuperati quasi tutti gli interpreti, il Napoli ha inanellato il primo vero filotto della seconda parte di stagione e ha manifestato quelle vecchie vibes da pilota automatico per cui, una volta sbloccata la partita, la porta a casa senza strafare, con l’accortezza di non commettere errori. Ha in panchina un allenatore abilissimo nel gestire e ribaltare il gioco delle pressioni e con cui ha già vinto uno scudetto in volata, insieme a un calendario nel complesso abbordabile. Nel dubbio, lo scontro diretto potrà smentirci subito dopo la sosta.


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Per troppe squadre il campionato è già finito

Considerando l’Atalanta (7°) ancora in corsa per un posto Champions, ci sono 5 o 6 squadre lì a bighellonare nel mezzo, senza obiettivi concreti e per cui, di fatto, il campionato era già finito con ancora 10 giornate rimanenti. La Lazio, lontana dal gruppo di testa, guarda con attenzione alla semifinale di Coppa Italia; il Bologna, che ha ormai deciso di fare all-in sull’Europa League; Sassuolo e Udinese, che sembrano progettate per uscire presto dalla zona calda e poi oscillare nel limbo. Sotto di loro, squadre come Parma, Torino e Genoa, sebbene ancora formalmente invischiate, hanno valori di gran lunga superiori a quelle che le inseguono. Ridurre il numero delle squadre a 18 aiuterebbe la competizione? O queste dinamiche sono fisiologiche nell’economia di un campionato?

Kean peccato!

Il proprietario del Brentford Matthew Benham, che sul modello degli Expected Goals ha costruito la fortuna del club, ha recentemente affermato che per un attaccante mettersi in posizione è molto più “informativo” che segnare. Di sicuro, a lui e al suo team di analisti non possono essere sfuggiti i numeri di Moise Kean: 15.04 xG accumulati (1° in Serie A) e 8 gol segnati. Significa un fragoroso -7.04 di differenza xG/Gol segnati. Kean ha segnato 7 gol in meno rispetto alle reti attese accumulate con i suoi tiri, un dato su cui pesano le 18 big chance fallite (1° in Serie A). Per chi volesse gridare all’overperformance della passata stagione, i numeri smentiscono: lo scorso anno, Kean aveva segnato 19 reti a fronte di 19.32 xG. 

Divieto di triplette

L’ultimo giocatore a segnare almeno 3 gol in una singola partita del campionato italiano è stato Mateo Retegui, che l’8 febbraio 2025 siglò un poker contro il Verona. È passato ormai più di un anno dall’ultimo pallone portato a casa da un giocatore. Scendendo ancor di più nel particolare, in Serie A non viene segnata una tripletta “pura” dal 10 novembre 2024, nel girone d’andata, quando Moise Kean ne fece 3, sempre contro il Verona. I tempi dei grandi bomber sono passati e la classifica marcatori a basso punteggio ne è una dimostrazione, ma su questa anomalia incidono anche i cambiamenti intercorsi nelle dinamiche di gioco. Qualcuno ci riuscirà entro fine stagione?

Como, cosa Diao sarebbe stato?

Cosa sarebbe stato questo Como con un Assane Diao disponibile e sempre nelle condizioni di incidere? Una domanda che diventa quasi un rimpianto, vista la forma scintillante del Como e il passo tutto sommato claudicante delle sue rivali. Nelle sue poche comparsate, Diao ha puntualmente dato l’idea di avere una cilindrata debordante per le difese del nostro campionato. Uno di quei giocatori in grado di risolvere le partite da solo con uno dei suoi strappi, anche nelle giornate in cui il meccanismo di squadra si inceppa. Un insieme di potenza e velocità che nel recente passato avevamo visto a un suo quasi omonimo portoghese del Milan, con la capacità di risultare spesso decisivo in zona gol. 

Di Francesco si sta sporcando le mani per uscirne pulito

Dopo più di qualche delusione e salvezze sfumate nonostante il buon livello di gioco espresso, anche Eusebio Di Francesco ha abbracciato la via del pragmatismo fangoso, a fronte di una squadra. Per provare a salvarsi nel pantano della bassa Serie A, la via più battuta è minimizzare il rischio e trovare la rete su situazioni codificate che permettono di non esporsi. A questo proposito, il suo Lecce ha segnato il 47.6% dei gol su piazzato (10/21), facendo affidamento sulla seconda miglior difesa della parte destra della classifica (dopo il Parma), sorretta in maniera provvidenziale da un monumentale Falcone. Per lo sforzo profuso e per il valore della rosa, questa volta Di Fra merita di arrivare a meta.

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